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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:38

Isuc, altra fumata nera: dal primo gennaio l’Istituto chiude. L’appello: «Tesei e Squarta intervengano»

Nulla di fatto mercoledì nel corso dell’incontro fra gli uffici di Palazzo Cesaroni e l’Istituto. I cinque precari: «Un patrimonio da non disperdere»

Palazzo Cesaroni, sede del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Altra fumata nera per l’Isuc, l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea che tra pochi giorni sarà costretto a chiudere i battenti. Mercoledì il nuovo comitato tecnico-scientifico dell’Isuc (votato giorni fa) ha incontrato gli uffici dell’Assemblea legislativa regionale, dal quale l’Istituto dipende formalmente ed economicamente. Nonostante le rassicurazioni fatte a livello politico, gli uffici hanno ribadito che non c’è alcuna possibilità giuridica di prolungare i contratti dei cinque dipendenti, tutti precari in certi casi anche da più di un decennio.

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I contratti Giorni fa nel corso dell’assemblea dei soci il neo presidente, Alberto Stramaccioni, aveva riferito la posizione degli uffici secondo i quali «i contratti posti in essere negli ultimi anni sono non solo illegittimi ma addirittura illegali», e che il carattere di ente pubblico dell’Isuc, privo di pianta organica, non consente né di superare la precarietà né di prorogare i contratti. In ballo ci sarebbe la possibilità di una convenzione con le due università, sulla base della quale i ricercatori precari potrebbero beneficiare di borse di studio, ma per un’operazione di questo tipo servono mesi. Nel frattempo che si fa?

LA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL’ISUC

Porte chiuse I vertici dell’Isuc avevano proposto una soluzione ponte legalmente praticabile, ovvero contratti da meno di cinquemila euro all’anno ma, anche in questo caso, la porta è stata chiusa, tanto da far sospettare che – complice lo scontro tra centrodestra e centrosinistra che ha portato Stramaccioni alla presidenza (battaglia poi proseguita con l’elezione del Cts) – ci sia la volontà politica di chiudere l’Istituto, nato nel 1974. Il 28 dicembre il consiglio regionale si riunirà per la sessione di bilancio e, in quella sede, si discuterà anche la mozione del centrosinistra relativa al futuro dell’Isuc; più tardi, con in mano gli elementi scaturiti dal dibattito il Cts si riunirà e deciderà il da farsi. E dentro il Comitato anche ai membri indicati dal centrodestra l’ipotesi della chiusura non piace.

ALL’ISUC LA SPUNTA STRAMACCIONI

L’appello Nel frattempo mercoledì i cinque precari (Gianni Bovini, Stefano Ceccarelli, Valerio Marinelli, Valentina Marini e Sara Pedetta) hanno lanciato un appello rivolto in particolare alla presidente della Regione Donatella Tesei e a quello dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta, affinché scongiurino la chiusura; lavoratori che, essendo precari, si troverebbero anche senza qualsiasi forma di sostegno al reddito: «Negli anni – scrivono – abbiamo più volte ricordato alle precedenti amministrazioni le problematiche dell’Isuc e ora torniamo a sollecitare anche l’attuale amministrazione dal momento che, anche alla luce di pareri avuti da avvocati, è evidente la stretta dipendenza dell’Istituto dalla Regione. Solo per fare un esempio, i nostri rapporti di collaborazione, sempre frutto di bandi pubblici, hanno fatto seguito a verifiche condotte da commissioni giudicatrici formate da funzionari e dirigenti dell’Assemblea».

Continuità «Facciamo quindi appello – continuano – a tutti coloro – docenti, intellettuali, appassionati di storia, semplici cittadini – che negli anni hanno fruito o semplicemente conosciuto l’attività dell’Istituto, ma soprattutto ai massimi rappresentanti delle istituzioni regionali, affinché si possa scongiurare la chiusura dell’Istituto, cioè affinché vogliano fare in modo che la collettività regionale possa continuare a fruire dell’attività dell’Isuc evitando di disperdere le competenze e le professionalità di quanti quell’attività anno garantito». I cinque dipendenti giudicano «del tutto immotivata» la chiusura e ricordano alcuni dei servizi forniti da Isuc, come la biblioteca, la fonoteca e la videoteca, la gestione degli archivi, dei premi letterari, i convegni e la sezione dedicata alla didattica. Un patrimonio a rischio.

Twitter @DanieleBovi

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