lunedì 30 marzo - Aggiornato alle 21:56

In Umbria 170 musei con 800 addetti e 1,8 milioni di visitatori: «Sì a biglietto unico»

Un tesoro culturale diffuso, via a studio di fattibilità per integrazione. Agabiti: «Promozione condivisa». Pierini: «Bella sfida»

©Fabrizio Troccoli

di Ivano Porfiri

Si va dalla Galleria nazionale dell’Umbria al museo delle mummie di Borgo Cerreto, dal Pozzo di San Patrizio di Orvieto alla Casa dei racconti di Vallo di Nera, dai 230 mila metri quadri di Carsulae agli appena 28 del Centro di documentazione sulle imbarcazioni tradizionali delle acque interne di Passignano. È un tesoro composto da 170 luoghi magici, arcinoti o sconosciuti ai più, quello della cultura dell’Umbria, censito dall’Istat tra musei, gallerie, collezioni, aree e parchi archeologici, monumenti e complessi monumentali. Un mondo che custodisce le radici delle comunità, ma muove anche l’economia ospitando oltre un milione di visitatori paganti ogni anno e dando lavoro a oltre 800 persone. Un patrimonio per fruire del quale da anni si pensa a una integrazione vera con un biglietto unico.

GALLERIA NAZIONALE: NUMERI E PROGETTI

Agabiti: «Lavoriamo per biglietto unico» La Regione sta ora avviando uno studio di fattibilità sul biglietto unico, che sia una card o una soluzione simile a quella scelta da altre regioni. «Siamo convinti dell’importanza del biglietto unico regionale – dice a Umbria24 l’assessore alla Cultura della Regione Umbria, Paola Agabiti -, uno strumento utile e funzionale, tanto ai turisti che vengono a scoprire le bellezze dell’Umbria, quanto all’Umbria stessa per promuovere il suo patrimonio. Creare sinergie affinché la promozione sia condivisa e proceda in un’unica direzione è l’impegno che ci siamo presi fin dall’inizio. E nell’ottica rientra anche questa iniziativa per la quale siamo già al lavoro con i soggetti interessati». «C’è una interlocuzione – conferma il direttore del Polo museale, Marco Pierini – sarà una bella sfida provarci».

I numeri I circa 170 musei, monumenti e aree archeologiche (quelli censiti da Istat nel 2018 sono stati 165 ma ne mancano alcuni che erano chiusi o non hanno risposto al questionario) hanno messo in mostra oltre 70 mila beni su 360 mila metri quadri di spazi espositivi. Sono distribuiti in tutta la regione, dalle città ai comuni più piccoli, come si può osservare dalla mappa qui sotto. Perugia è il comune che ne ospita di più, ben 22, seguita da Città di Castello e Orvieto con 10, Assisi con 9, Spoleto con 8, Gubbio con 7, Terni, Foligno e Deruta con 5.

POLO MUSEALE: I NUMERI DEL 2018

Visitatori e addetti Nel 2018 i visitatori (rilevazione Istat, fatta in collaborazione con la Regione e il Mibact) sono stati 1.786.528 di cui 1.105.806 paganti. Gli statali ne hanno accolti 308.631 di cui 170.984 paganti, i non statali 1.474.897 di cui 934.822 paganti. Hanno visitato mostre temporanee circa 315 mila persone, mentre oltre 87 mila studenti vi sono entrati per partecipare a visite didattiche. Il 71 per cento dei visitatori è italiano, dunque con gli stranieri a sfiorare il 30 per cento. Un visitatore su quattro (25,7 per cento) ha meno di 25 anni, mentre il 34,3 per cento ne ha più di 65. Gli addetti totali sono circa 800.

La mappa dei 150 musei, monumenti e aree archeologiche:

Statali: +31,5% in 5 anni Per i musei statali ci sono già i numeri del 2019. I visitatori dei musei e siti archeologici statali dell’Umbria sono cresciuti del 31,5% rispetto a cinque anni fa, passando dai 242.153 ingressi del 2014 ai 318.522 del 2019. La classifica regionale del 2019 vede al primo posto la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, che con 94.621 ingressi cresce quasi del 21% rispetto al 2018, seguito dal Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, che segna un +7,4% con 51.760 visitatori, e dal Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano sempre a Spoleto con 36.762 biglietti staccati. La quarta posizione è occupata dal Palazzo Ducale di Gubbio con 29.042 ingressi, la quinta dal Museo Archeologico Nazionale di Perugia con 26.567 visitatori, il 10,6% in più rispetto al 2018, la sesta dal Museo Archeologico Nazionale di Orvieto con 18.929 biglietti staccati e la settima dall’area archeologica di Carsulae con 15.564 presenze. Chiudono la classifica il Castello Bufalini a San Giustino con 10.814 ingressi, ben il 39% in più rispetto al 2018, l’Ipogeo dei Volumni con la Necropoli del Palazzone a Peruga con 9.851 visitatori e la Necropoli etrusca “Crocifisso di Tufo” a Orvieto con 8.037 biglietti staccati.

Polo museale dell’Umbria Per la fruizione dei musei proliferano le card che offrono ingressi in più realtà o comuni limitrofi con più o meno successo. Di recente, ad esempio, è sparita quella di “Perugia città museo” che dava accesso a 11 luoghi della cultura cittadina. De consorzio faceva parte anche il Polo museale dell’Umbria, la realtà aggregativa più importante della regione, cui fanno capo i Musei archeologici di Perugia, Spoleto e Orvieto, il Museo nazionale e Rocca Albornoziana di Spoleto, Palazzo Ducale di Gubbio, Tempietto sul Clitunno, Villa del Colle del Cardinale e Castello Bufalini di San Giustino. Ma anche le aree archeologiche di Carsulae, Ipogeo dei Volumni, Necropoli del crocefisso del Tufo e Teatro romano di Gubbio. «Nel 2019 in termini di visitatori il Polo museale dell’Umbria si è mantenuto in linea con i risultati raggiunti nel corso del 2018 – spiega a Umbria24 il direttore Marco Pierini – pur non avendo nella programmazione annuale mostre di grande risonanza come il precedente anno (Capolavori del Trecento e Gubbio al tempo di Giotto).  Pertanto il successo registrato è ascrivibile alle piccole ma incise iniziative, come laboratori didattici gratuiti per le scuole e le famiglie; apertura dei depositi e attività legate al ‘dietro le quinte’; comunicazione tesa al racconto e alla condivisione, più che alla mera divulgazione».

Un 2020 di valorizzazione Per il 2020, Pierini parla di «ambiziosi obiettivi e la speranza che anche in questi 366 giorni l’impegno ‘paghi’ in termini di qualità dell’esperienza: abbiamo già gettato le basi per due importanti accordi di valorizzazione con i Comuni per due aree archeologiche (Carsulae e Teatro romano di Gubbio); stiamo redigendo un piano strategico per la valorizzazione partecipata dell’area archeologica di Carsulae; abbiamo in programma di sperimentare forme di partenariato pubblico/privato per garantire l’apertura continuativa di alcuni luoghi della cultura; vorremmo gemellare un nostro museo e un’area archeologica con un Museo civico italiano e un Museo europeo (ma non sveliamo di più!); è in cantiere l’allestimento del Museo archeologico nazionale e teatro romano di Spoleto; e tanto altro che vedrete con i vostri occhi. Il nostro 2020, infine, sarà dedicato alla comunicazione efficace del nostro patrimonio: non solo attraverso i nostri canali social, digitali e ‘tradizionali’, ma anche grazie all’ascolto e al racconto delle persone e per le persone».

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