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mercoledì 3 marzo - Aggiornato alle 04:09

«In nessun altro luogo c’è Giotto più di qui»: verso la fine il restauro alla basilica di San Francesco d’Assisi

Gli affreschi si erano distaccati dal muro: il suono era di bolle d’aria. Sono state necessarie iniezioni. Ecco la massima espressione della mano di Giotto

©Fabrizio Troccoli

di M.T.

Questo omone tanto austero quanto dolce è forse uno dei massimi conoscitori di ogni micro dettaglio delle opere della basilica di San Francesco d’Assisi. Ne è sicuramente il responsabile dei restauri che dal terremoto del 1997 si sono succeduti in quello che è, trasversalmente considerato, uno dei siti più importanti al mondo, per valore culturale, storico ed artistico. E’ lui che, bussando sugli affreschi ha avvertito un suono cupo. Un suono di vuoto, basso, come l’aria dentro la pancia. Chi negli anni ha affinato gli occhi, addomestica anche le orecchie. Ed ecco che quel suono segnala un allarme. Gli affreschi possono anche restituire la sensazione di essere in ottima forma, ma dietro è accaduto qualcosa che, col tempo, può diventare irrimediabile. Si è innescato cioè un processo di distaccamento dell’affresco dalla parete di fondo. Eccolo il suono del vuoto. Non c’è altro da fare che intervenire. E quindi forare con micro buchi l’affresco e iniettarci dentro del collante che consenta di saldare nuovamente il dipinto al supporto. Questo è stata la sfida, l’ennesima che Sergio Fusetti e la sua squadra di restauratori, si sono dati nell’ultimo tempo per mettere in sicurezza la Cappella della Maddalena, nella basilica Inferiore di San Francesco, ad Assisi.
Ecco la video intervista di Fabrizio Troccoli
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