martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 01:26

Il Pinocchio ‘lynchiano’ di Flamini, tra ballerine e Piedisogliole: ecco ‘Storia vera‘

Alla Rocca di Spoleto pienone per lo spettacolo itinerante dei detenuti di #sinenomine: viaggio tra realtà e percezione

di Massimo Colonna

«Non si può arrivare al punto di meraviglia col naso lungo e le bretelle, prima o poi bisogna svegliarsi». Un lungo viaggio tra percezione e realtà, una odissea che muove il primo passo dal Campo dei Miracoli di Collodi per chiudersi nel ventre della balena. Questo quanto accade nell’intreccio della storia. Ma la “vera” traversata è tutta nella testa del protagonista, Pinocchio. E quindi dello spettatore. Lo spettacolo “Storia vera, ‘e capit comm’è!’ riempie la Rocca Albornoziana anche nella terza e ultima uscita, non solo per l’esplosività introspettiva dell’opera diretta da Giorgio Flamini, ma anche per l’alto valore sociale. Sul palco ecco la compagnia #Sinenomine, nata nel 2014 e composta da una quarantina di detenuti della Casa di Reclusione di Maiano, i quali hanno accompagnato il pubblico quasi per mano in uno show itinerante, carico, ma non eccessivamente, di performer più o meno strambi.

Le immagini: gallery

Il campo dei miracoli Tutto parte da una bugia: quella che il gatto e la volpe raccontano a Pinocchio: «Se sotterri le tue monete al Campo dei miracoli, le ritroverai raddoppiate, triplicate!». E qui inizia il viaggio di Pinocchio che via via si confronta con personaggi cari (Geppetto e il Grillo Parlante) o destabilizzanti e provocatori (ispirati dal Gatto e dalla Volpe). Fino a ritrovarsi nel ventre della balena. Il tutto in una visione quasi onirica, che a tratti ricorda i contorni confusi di David Lynch, tra percezione della realtà e realtà stessa.

I performer: video

Il viaggio A quel punto parte la seconda parte dello show, in cui il protagonista Luciano scrive un diario di bordo di un viaggio fantastico, a occidente delle colonne d’Ercole e fino a raggiungere il nuovo continente, la terra predetta da Radamanto. Durante la traversata l’equipaggio è costretto a fronteggiare numerosi pericoli, fino a piombare nel ventre della balena: qui incontra non solo il popolo degli ‘Sgranchiati’ e dei temibili ‘Piedisogliole’, «che sono più di mille e soprattutto armati di spine di pesce», ma anche Scintaro e suo figlio, inghiottiti 27 anni prima (alter ego di Geppetto e Pinocchio). E’ questo l’elemento narrativo che riporta un barlume di luce nella mente dello spettatore, almeno in quello che la cerca. Ma lo show più che altro punta a disturbare. E ci riesce benissimo. Anche se, come spiega Pinocchio, «non si può arrivare al punto di meraviglia col naso lungo e le bretelle, prima o poi bisogna svegliarsi». Oppure no?

La dedica Lo spettacolo, prodotto dalla Casa di Reclusione di Spoleto, insieme all’istituto Iis Sansi Leonardi Volta, Ufficio di sorveglianza di Spoleto, Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, le associazioni Teodelapio e Euno, compagnia#SIneNOmine e Fondazione Antonini, è stato dedicato a Mauro Bronchi, il noto attore spoletino scomparso nell’agosto 2018. Insieme alla direzione di Flamini, ecco l’aiuto regia di Sara Ragni e Pina Segoni, le coreografie di Laura Bassetta e Mariolina Maconio, il direttore del Coro Francesco Corrias, la cantante solista e violino Lucia Napoli, il coro AdCantus Ensemble Vocale, le danzatrici Euno (Francesca Bonanni, Anna Borini, Margherita Costantini, Stefania Dell’Aquila, Valeria Di Loreto, Alexandra Kadilova, Martina Pannacci, Serena Perna), i costumi firmati Pina Segoni e Giorgio Flamini.

@tulhaidetto

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