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‘Il cielo sopra Berlino’ in versione restaurata: al Méliès tre giorni con il capolavoro di Wim Wenders

Il cinema perugino di via della Viola con proiezioni uniche alle ore 21.15. Prima del film anche una videopresentazione realizzata dal regista

Il cielo sopra Berlino, la locandina

di D.N.

‘Il cielo sopra Berlino’ in versione restaurata in 4k sarà proiettato al Nuovo Cinema Méliès. Tre giorni, dal 18 al 20 novembre, in compagnia quindi del capolavoro di Wim Wenders. Nella sala perugina di via della Viola sono in programma proiezioni uniche alle ore 21.15. Prima del film, in versione originale con sottotitoli in italiano, anche una videopresentazione realizzata dal regista. Occasione ghiotta quindi per rivedere sul grande schermo il Wenders che ci propone quella sua riflessione sull’esistere che si fa cinema, pensiero e azione.

Un capolavoro Nel cielo grigio sopra Berlino, nelle sue vie e nei suoi edifici si aggirano innumerevoli angeli non visibili agli adulti ma individuati dai bambini. Essi possono sentire i pensieri di ognuno e cercare, mettendosi loro accanto, di lenire i dolori dei più sofferenti. Due di loro, Damiel e Cassiel, si ritrovano periodicamente per raccontarsi le reciproche esperienze. Damiel è quello a cui pesa maggiormente la propria condizione: vorrebbe poter diventare uomo per percepire il senso della materia e della quotidianità. Grazie a una trapezista e a un attore riuscirà a prendere una decisione fondamentale. Wenders, rientrato in Europa dopo la doppia esperienza americana di Hammett e di Paris, Texas, va alla ricerca delle proprie radici culturali e sceglie, lui originario di Düsseldorf e ammiratore di Colonia, quella Berlino che lo ha visto, diplomando alla scuola di cinema di Monaco, esordire nel lungometraggio. La città, con la sua tormentata storia, con i suoi monumenti, è la coprotagonista di uno dei migliori film in assoluto dell’intera filmografia wendersiana. Cinema innanzitutto e fin dalle primissime immagini con l’angelo Bruno Ganz che viene visto dai bambini in un affascinante bianco e nero. Quell’angelo è un ‘collega’ degli ‘angeli’ registi che Wim sente vegliare su di lui: Truffaut, Ozu e Tarkovskij a cui dedica il film alla fine. Ma è anche colui che sente il bisogno di superare la fase di ‘ascolto’ della vita per immergervisi completamente. Non basta osservare la realtà e condividerne, anche se sempre con distacco, i sogni e le disillusioni. Bisogna entrarvi con il peso della passione e del dolore.

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