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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 17:08

Il Castello e la bambina: tra pietre e rose rivive anche in un libro l’affascinante storia del maniero di Rosciano

Grazie ai racconti della ‘castellana’ Fausta Ciotti è stato pubblicato un lavoro, con vari elementi e stili narrativi, a cura del gruppo di studio e ricerca The X-Plan

Fausta Ciotti e il nipote Edoardo al Castello di Rosciano

di Danilo Nardoni

È difficile rinunciare ai propri sogni, soprattutto al sogno della vita. Anche se le circostanze sembrano averlo cancellato, esso può all’improvviso e inaspettatamente riprendere vigore, trasformandosi addirittura in realtà. Così le caselle del destino che hanno vagato per anni – e prima ancora, in questo caso, per secoli – vanno finalmente a posto e il puzzle si ricompone.
È questa la storia, quasi una predestinazione, che lega il Castello di Rosciano, millenario maniero dall’aspetto magico e misterioso, che si erge fiero come un “Nido del Falco” sulla valle dei fiumi Chiascio e Tevere, sotto la collina di Torgiano, a Fausta, una bambina poi donna, ed oggi nonna che, insieme alla sua famiglia, lo ha riportato faticosamente alla luce e al primitivo splendore dal pesante maltrattamento subito dal tempo e dalle vicende umane, con un lavoro “matto e disperatissimo”.

Le pietre e le rose Da questa straordinaria esperienza, nata dall’amore a prima vista di una piccola donna per quello che ai tempi non era che un rudere abbandonato, è stato pubblicato un libro “favoloso” dal titolo “Il Castello di Rosciano – Le pietre e le rose” dai racconti di Fausta Ciotti con la collaborazione di Diego Antolini, Manuele De Luca, Alessio Sargentini (Nexus Edizioni). Il volume è stato presentato di recente nel corso di una iniziativa che si è tenuta proprio al Castello, con Fausta Ciotti che lo ha illustrato accompagnata dalle note della chitarra di suo nipote Edoardo Granocchia.

Leggenda, biografia, testimonianza I tre studiosi che hanno redatto la pubblicazione sono i fondatori di “The X-Plan”, un gruppo indipendente di studio e ricerca sulle tradizioni popolari, folk-lore, simbolismo e fatti ed eventi anomali e inspiegabili. Non poteva sfuggire perciò alla loro attenzione il Castello di Rosciano “una delle poche strutture – sostengono – che ancora conserva buona parte delle mura originarie e tra le sue attività vi è la riproposizione di riti e usanze medievali e soprattutto vanta misteriose presenze nei suoi ambienti e nei boschi circostanti”. Da questo fortunato incontro è emersa “una storia, la storia di Fausta, che è leggenda, biografia ma anche testimonianza”. Il Castello diroccato, con il terreno circostante, di proprietà di suo padre Giuseppe Ciotti, detto Peppino, era stato successivamente venduto per sopraggiunte difficoltà economiche e poi ricomprato da Fausta e da suo marito Remo Granocchia, intrepido, avventuroso e creativo “deus ex machina” insieme all’instancabile figlio Matteo della sua rinascita, affiancati dall’altra figlia, Chiara, e dalla stessa Fausta che ha vissuto in prima persona, come stimata professionista, la grande avventura della nuova psichiatria.

Due destini “Rosciano da sempre ci ha catturato e stregato – spiega Fausta – trasformando e condizionando in tutti i sensi le nostre vite. Filo conduttore dei racconti è l’intreccio tra due storie e due destini, lontani ma simili: quello di una bambina in serie difficoltà fisiche e quello di un antico castello sepolto e addormentato da secoli. Due situazioni diverse che in un tempo particolare finiscono per incontrarsi, come se ognuna fosse in qualche modo destinata a salvare l’altra, a rimetterla in piedi”. E così è stato per Fausta e per il suo Castello, il cui restauro – iniziato il 1 maggio 1992 – è proseguito negli anni successivi tra mille difficoltà ma con una determinazione senza pari e anche grazie in parte alla collaborazione di parenti e amici.

Rosciano oggi Ed oggi il Castello ha una particolare vocazione e una nuova identità, quale spazio privilegiato per eventi, feste e cerimonie, in particolare suggestivi riti matrimoniali, rimanendo fedele alla sua storica vocazione di ospitalità. Frequentato da un numero sempre crescente di persone e turisti italiani e stranieri attratti dal suo fascino senza tempo con gli ospiti stessi che possono rivivere nei vari ambienti della struttura e nei dintorni le atmosfere nate dalle varie leggende: c’è la stanza della “Tessitrice d’oro”, la dama che fila mentre aspetta il ritorno del suo cavaliere, la “Sala del camino” dove si dice si aggiri ancora il nobile Tancredi cui è sempre riservato un posto a tavola, “L’arco delle pietre parlanti” con incisi ancora i cosiddetti “graffi del diavolo”. E all’esterno si estendono boschi rigogliosi, sentieri segreti, alture e valli di incomparabile bellezza, inquietanti silenzi e atmosfere fiabesche che hanno alimentato la leggenda del “Frate cercatore”, la “Valle incantata”, l’albero ancora vitale detto “Pino gobbo”, il “Sentiero degli gnomi e dei folletti”, i due altopiani “Il poggio dei Signorelli” e “La spianata grande”.

Testimonianze storiche Ci sono poi i ritrovamenti, testimoni della storia infinita del luogo, della vita che vi si conduceva, dei combattimenti che lo videro protagonista, dei suoi abitanti (tra cui pare anche alcuni consanguinei di Santa Chiara di Assisi). Tra i reperti di varie epoche una antica spada, protagonista una volta all’anno dal 2000 di una storica festa medievale di “Investitura di dame e cavalieri” del Castello di Rosciano, realizzata insieme all’Area Verde di Signoria di Torgiano. Il suggestivo rito, riservato a bambini e bambine e arricchito da cortei e spettacoli in costumi medievali, vede la Castellana Fausta imporre proprio tale spada sulla spalla di ognuno dei nuovi adepti.

Tra passato e futuro Questo è il presente di Rosciano. Del passato, delle “pietre” cadute e ricomposte con estremo rigore filologico, si è già parlato. Per le “Rose” si riporta secondo un’ipotesi storica, al nome stesso di Rosciano come “luogo ameno dove nascono le rose”, ma che metaforicamente rappresentano la poesia, la bellezza, gli affetti, i rapporti, le emozioni di cui il “genius loci” è suscitatore e tramite. Attualmente a vigilare sulla favola bella del Castello con una accurata organizzazione, ci sono naturalmente la cortigiana Fausta e il suo cavaliere Remo, madonna Chiara e messer Matteo, con sua moglie madonna Viviana. Mentre i loro figli e nipoti, Noa e Mathis, Edoardo e la più piccola, madamigella Iris, stanno dimostrando fin d’ora che buon sangue non mente.

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