martedì 20 agosto - Aggiornato alle 03:13

‘Gli italiani e la moda’, un viaggio nella storia del costume italiano dal 1860 al 1960. Mostra a Perugia

Al Museo civico di Palazzo della Penna fino all’8 settembre in esposizione 150 fotografie, 20 abiti, 20 bozzetti storici e numerosi oggetti, in collaborazione con Gattinoni Couture

'Gli italiani e la moda', una delle foto in mostra

di D.N.

Un viaggio nella storia del costume italiano, dall’alba dell’unità nazionale al primo decennio della Repubblica, attraverso oltre 150 fotografie, 20 abiti, 20 bozzetti storici e numerosi oggetti e apparecchi fotografici originali. Si presenta così ‘Gli italiani e la moda 1860 – 1960’ la mostra che inaugurerà giovedì 8 agosto, alle ore 18, al Museo civico di Palazzo della Penna di Perugia. Sarà possibile visitarla fino all’8 settembre. Ad annunciarla è il Comune di Perugia e Munus Arts & Culture, società concessionaria dei servizi museali impegnata in un progetto di valorizzazione del Museo civico di Palazzo della Penna, della Cappella di San Severo e del Complesso Templare di San Bevignate. La mostra, curata da Alberto Manodori Sagredo con la collaborazione scientifica di Mariastella Margozzi e Stefano Dominella, è organizzata in collaborazione con la Maison Gattinoni Couture.

Un secolo di moda Sarà possibile ammirare la moda che ha contraddistinto la società italiana: l’Ottocento, con le donne borghesi chiuse in abiti con stretti corsetti e ampie gonne sorrette da apposite crinoline, ornate da pizzi e merletti; le popolane, avvolte in ampi scialli e lunghe gonne che scendono fino a terra; i lavoratori che indossano il vestito da festa; i ricchi borghesi con baffi, barbe e vestiti che si ispirarono alla moda dei sovrani, Re Vittorio Emanuele II prima e Umberto I dopo. Poi il Novecento che, invece, ne stravolge i profili e le fogge, svelando le caviglie delle donne. Attraversando il periodo Fascista si arriva al dopoguerra dove, se l‘uomo rimane fedele alla giacca e alla cravatta, la donna stravolge i suoi abiti, divenuti sempre più corti e pratici, scegliendo il tailleur quale modello e segno di un riconoscimento completo di pari dignità con l’altro sesso.

Fotografia storica Nella sezione della mostra dedicata alla fotografia storica sono esposte oltre 150 opere, provenienti dall’Archivio Manodori Sagredo, tra cui alcuni preziosi originali di metà Ottocento. C’è un nesso tra la fotografia e l’abbigliamento: entrambi sono strumenti del linguaggio dell’apparire. La prima come immagine di un passato più o meno lontano, il secondo come intenzione di mostrarsi agli altri come si vuole che si riveli la propria personalità, fatta anche di estetica del gusto. Anche nelle fotografie, chiunque venga ripreso, si preoccupa che di lui resti l’immagine migliore, poiché la fotografia sopravvivrà e l’idea della sua persona, qual era, verrà modulata sulla base dello stesso ritratto fotografico. La data ufficiale di nascita della fotografia, il 1839, coincide con la nuova moda del vestire, sia maschile che femminile, e segue il tramonto dell’epoca napoleonica aprendo l’età romantica segnata da abiti più che mai castigati, mimetizzati e coincidenti con l’immaginario dell’Ottocento “benpensante”. Tale coincidenza perdurerà, pur attraverso le trasformazioni e i mutamenti del primo Novecento, della I Guerra Mondiale, degli anni fascisti e del secondo dopoguerra, fino al ben noto Sessantotto. In tutto questo lungo tempo, la fotografia registra i modi della moda degli italiani comuni, ai quali l’alta moda suggerisce i modelli di riferimento, da cui vengono riprese forme più semplici e modeste. Le mode degli italiani trovano, così, nelle fotografie, lo specchio di un’identità personale e non solo riflettono i tipi della moda dettata da grandi sarti o da personaggi dell’alta società, ma interpretano quello che si può definire l’abito sociale con cui ciascuno si presenta nel mondo. L’abito infatti corrisponde al suo tempo ma anche al “personaggio” in cui ciascuno ritrova, costruisce o identifica la propria personalità, che così appare più manifesta. Nello stesso tempo le fotografie documentano e ripropongono la storia e in essa gli abiti trovano il senso ultimo, quello di un’appartenenza sociale e culturale.

Storia dell’apparire Questa esposizione – nelle intenzioni degli organizzatori – vuole ripercorrere non solo le trasformazioni dell’abbigliamento e i nessi culturali che lo stesso esprime, ma diviene archivio visivo della grande storia dell’apparire. Infatti, in ogni posa si accende non solo il volto, il gesto, l’atteggiamento degli uomini e delle donne fotografati, ma anche il loro abito, il loro cappello come la giacca o la gonna ora larga ora morbida, ora lunga ora corta. L’opera di tanti fotografi, spesso amatoriali o addirittura improvvisati, accanto ad alcune delle firme più prestigiose, come Ghitta Carell o Luxardo, costruisce, infine, il grande album fotografico dell’abbigliamento degli italiani dal 1860 al 1960, cioè dalla nascita dell’Italia unita e libera fino al decennio che vide germogliare ben altre tipologie parallele del vestirsi, quali il casual o quello cosiddetto sportivo.

Gattinoni Una sezione della mostra è organizzata in collaborazione con la Maison Gattinoni Couture e curata dal suo presidente Stefano Dominella. Gattinoni con l’Alta Moda suggestionò gli italiani e creò un punto di partenza per il Made in Italy. Ecco allora la narrazione perfetta di un viaggio, attraverso lo stile Gattinoni, con un particolare focus sugli anni Cinquanta e Sessanta, quando “Rinascita e Rivoluzione” crearono un perfetto equilibrio. E’ nel clima di emergenza provocato dalla guerra, che la creatività italiana, unita ad un’antica tradizione artigiana, formò un cocktail esplosivo che avrebbe dato i suoi frutti all’indomani del conflitto. Allora, sullo sfondo del piano Marshall, l’Italia si trasformò in una colonia statunitense. Era l’epoca in cui Roma, con la sua atmosfera incantata, fatta di rovine, tramonti, basiliche, si impose nell’immaginario collettivo come la terra dei sogni. Fu proprio attraverso quei sogni, che Fernanda Gattinoni fondò, nel 1946, l’omonima griffe e divenne, ben presto, protagonista indiscussa della moda internazionale. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, il suo atelier divenne meta fissa del jet set internazionale della Capitale d’Italia. Tra le sue clienti, oltre alle First Lady, alle Ambasciatrici e all’Aristocrazia – da Evita Peron alla Principessa Elvina Pallavicini, a Claire Boothe Luce – si ricordano numerose stelle del cinema italiano e internazionale tra cui Anouk Aimèe, Ingrid Bergman, Lucia Bosè, Bette Davis, Marlene Dietrich, Rossella Falk, Audrey Hepburn, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Kim Novak, Charlotte Rampling, Lana Turner e Monica Vitti. La Maison Gattinoni si distingueva per la bella linea, la sofisticata eleganza associata alla praticità, la garanzia della lunga tradizione artigianale, della qualità e solidità di materiali, l’amore per il drappeggio e una spiccata inclinazione alla sobrietà. La couturiere adorava costruire i suoi abiti con infiniti drappeggi, con bustier ricamati da sapienti mani e ampie gonne fruscianti. In mostra, per rappresentare venti anni di questa affascinante storia di moda, ecco allora venti creazioni-icona, accanto a bozzetti firmati da Brunetta, Guido Cozzolino e Antonio Pascali, tratti dall’archivio storico Fernanda e Raniero Gattinoni. Gli anni Cinquanta, ovvero gonne svasate, sostenute da strati di crinolina, fianchi e busti sempre esaltati, sottolineando il corpo femminile, ma le gonne sono anche dritte, il punto vita è sempre messo in evidenza, spesso con una cintura. Gli anni Sessanta nascono in un terreno creativo e ribelle, in un vero terremoto culturale. Le gambe si scoprono per dar vita alla minigonna. In esposizione creazioni glam-chic per look quotidiani e per serate sfavillanti. Insomma, un racconto di quel perfetto stile italiano che, ancora oggi, ci fa apparire straordinariamente eleganti agli occhi del mondo.

I commenti sono chiusi.