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mercoledì 20 ottobre - Aggiornato alle 03:07

Francesco De Gregori, prima tappa di Vivavoce: «Dedicato a Piazzoli. Qui mi sento a casa»

Francesco De Gregori. Foto Lucia Caruso

di Lucia Caruso

C’era una volta e c’è ancora. Pronto ad affascinare col suo carisma senza tempo. Con il suo timbro di voce inequivocabile. Con i suoi cavalli di battaglia che sono la colonna sonora di generazioni. Un nome, il suo,  già scritto a caratteri cubitali nei grandi volumi della storia della musica che sa farsi spazio nella contemporaneità, grazie alla capacità di reinventarsi. Continuamente. Le parole, quelle parole, sono suoni. ‘Vivavoce’ le ritocca, lettera per lettera, timbro per timbro, come fossero tasti o corde di uno strumento che, di volta in volta, cambia il musicista.

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VIDEO CONCERTO

Sono passate da poco le 21 quando si spengono le luci al Palasport Paternesi di Foligno per dare spazio ai riflettori sul palcoscenico puntati su Francesco De Gregori. E’ lì, alto e magro con la barba bianca e ruggine. Con lui un inseparabile cappello. E gli occhiali a schermare qualcosa di qua e di là di un curioso sguardo. Sessantatre anni suonati e una grinta da vendere. Gli applausi non bastano a contenere l’entusiasmo di un pubblico rapito da una sagoma in penombra.

Allacciate le cinture si parte alla volta di un indimenticabile viaggio nella musica. Quella buona, quella che ha il sapore del vino, quella che ha le mani piene di calli, quella sudata nelle sale di registrazione, quella intrappolata in un pentagramma dove ogni nota è al posto giusto e in cui ogni parola si fa prolungamento della melodia. L’ouverture dell’attesissima data zero del Vivavoce tour è affidata a quelle ‘Finestre rotte’ dalle quali sbircia il mondo. Scalda i motori  “Viva l’Italia” che «mi piace e mi inorgoglisce averla composta», dirà De Gregori nel presentarla.  E poi emozioni a carambola: “Il panorama di Betlemme”, “Caterina”, “Un guanto” e “Bellamore”. Un tuffo all’indietro è “Il canto delle sirene”, del 1987 e “La leva calcistica del ’68”, bolla del 1982. Quindi “Generale”, “La testa nel secchio”, “Niente da capire”, “Guarda che non sono io” e “Titanic”. Il pubblico canta. E s’incanta.

C’è l’Umbria in questa serata. «Mi sento a casa», esordisce De Gregori. E, nel belmezzo dello spettacolo, quell’attesa dedica. A lui si, a Sergio Piazzoli, ma anche ai tanti, tantissimi amici di Piazzoli o comunque suoi riconoscenti, che attendevano quel ricordo: «Un musicista tra i musicisti. Uno che conosceva cosa c’è al di qua e al di là del palcoscenico. Uno che poteva anche scaricare i mixer, e probabilmente l’avrà fatto». «Gli abbiamo voluto tutti bene perché aveva il dono di amare la musica e sono davvero contento che questo concerto sia dedicato a lui». Il cuore del Pantesi si scioglie come la cera in cima alla candela. Vivavoce sono ritrovate e rivisitate sonorità, con inserti di tre fiati in una band di dieci elementi. E’ anche un curioso gioco di luci sul filo della narrazione. A Foligno, è stato, tra le altre cose, un generoso dono di brani, a luce diffusa, nel dopo serata. Anche questo, forse, un modo di «sentirsi a casa».

E’ importante sapere Durante tutta la settimana in cui De Gregori è stato a Foligno per provare il tour, che partirà ufficialmente dal Palalottomatica di Roma venerdì 20 marzo, inoltre non ha mai smesso di ringraziare la Fondazione SergioPerLaMusica per l’accoglienza, l’ospitalità e per la possibilità che gli è stata data di lavorare con serenità. De Gregori ha infatti deciso di dare una mano alla nascente Fondazione che si sta costruendo in memoria di Piazzoli. A suo modo quindi, non smentendo quel suo appellativo di “principe” della canzone d’autore italiana, De Gregori ha trovato il modo per contribuire al sostegno della Fondazione. Il celebre cantautore aveva infatti scelto l’Umbria e in particolare Foligno per la data zero del suo nuovo tour (a seguito del suo recente album “Vivavoce”) affidando l’organizzazione alla Fondazione, con l’incasso che per sua decisione è ora andato a sostenere il fondo associativo.
De Gregori ha quindi voluto questa data sia perché ormai l’Umbria è da tanti anni la sua seconda casa (vive infatti a Spello) sia per il legame che aveva con Piazzoli, che andava al di là del semplice rapporto promoter-artista e visto che tante volte le loro strade si sono magnificamente incrociate. Questo suo sostegno alla Fondazione e il suo legame con l’Umbria lo ha ricordato anche dal palco davanti alle quasi duemila persone che hanno riempito il Palasport folignate: “Siamo emozionati e felici di iniziare il nostro tour da Foligno e dall’Umbria e qui stasera ho molti amici, qui sono di casa”.
Tanti applausi anche per la sua band solidissima e molto affiatata che lo ha accompagnato sul palco e composta da Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso), Paolo Giovenchi (chitarre), Lucio Bardi (chitarre), Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino), Alessandro Arianti (hammond e piano), Stefano Parenti (batteria), Elena Cirillo (violino e cori), Giorgio Tebaldi (trombone), Giancarlo Romani (tromba) e Stefano Ribeca (sax).

 

 

 

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