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venerdì 22 gennaio - Aggiornato alle 01:49

Festival di Spoleto, per cinque anni orchestre Santa Cecilia e Budapest in residenza. Confermati fondi Mibact

Si apre e si chiude con concerti in piazza Duomo, Veaute: «Saremo città della musica». A un passo dall’accordo con lo Stabile per la prosa

di Chiara Fabrizi

Le orchestre dell’Accademia di Santa Cecilia e del Festival di Budapest in residenza al Festival dei Due Mondi per i prossimi cinque anni.

Inaugurazione e gran finale in piazza Duomo Gli ungheresi del direttore Ivan Fisher apriranno Spoleto64 con un concerto in piazza Duomo il 25 giugno dedicato agli autori francesi Milhaud, Satie e Ravel, archiviando così, forse anche per lo spettro del Covid-19, l’inaugurazione tradizionale affidata all’opera lirica, che comunque ci sarà. Sarà, invece, Antonio Pappano a dirigere l’orchestra di Santa Cecilia per il gran finale dell’11 luglio con le suggestioni da mille e una notte delle musiche di Rossini, Fazil Say e Rimsky-Korsakov:  «Quella con Spoleto è una collaborazione molto importante che darà frutti molto importante» ha detto da Londra con un videomessaggio Pappano, che sarà protagonista anche da musicista con un concerto.

Veaute fa suonare Spoleto «Sono due tra le dieci migliori orchestre del mondo e l’accordo quinquennale ci permette di programmare e quindi di avere grande libertà: non potevo sognare di meglio» ha detto giovedì mattina in conferenza stampa la direttrice del Festival Monique Veaute, spiegando di averne scelta una italiana e una straniera «per garantire al Festival l’internazionalità con cui Menotti lo ha sempre caratterizzato: trasformeremo Spoleto nella città della musica, la faremo ovunque e solo nel primo weekend sono attesi 300 artisti».

L’impegno per il Museo del Due Mondi Ricordando il testo di Alberto Moravia del 1958 sulla scelta di Menotti per Spoleto sede del Due Mondi, la direttrice ha sostenuto che «il Festival ha una vocazione straordinaria per l’esplorazione a 360 gradi del patrimonio della creazione contemporanea e questo è un marchio simbolico fondamentale a cui daremo continuità». Ma Veaute con Spoleto prende anche un altro impegno: «Sono andata nell’archivio e nel deposito del Festival e ho trovato delle meraviglie, tanto di cappello agli staff che se ne sono presi cura in questi anni, ma io spero che riusciremo a far riemergere queste meraviglie e speriamo che entro la fine del mio mandato si riesca anche a creare il museo del Festival».

Confermati fondi Mibact Per la rivoluzione di Veaute c’è l’impegno del Mibact, con la direttrice amministrativa Paola Macchi e il sindaco e presidente della Fondazione che confermano il finanziamento ministeriale di quasi 3 milioni di euro, così come il sostegno di tutti gli altri enti pubblici: Spoleto64, dunque, tra biglietteria e fondi privati, dovrebbe presentare in primavere un bilancio previsionale che gira appena sopra ai 5 milioni di euro, come avvenuto negli ultimi anni.

Arriva lo Stabile dell’Umbria I dettagli del programma di Spoleto64 saranno svelati «a marzo nella conferenza stampa di Roma con il ministro», quando saranno presentati tutti gli appuntamenti del Due Mondi, compresi quelli di prosa. In questo senso, è la stessa direttrice a spiegare che si sta lavorando per un «accordo quinquennale con il Teatro Stabile dell’Umbria», mentre va avanti la ricognizione sulle location del Festival: «Apriremo nuovi luoghi intervenendo con piccoli lavori attraverso imprese locali, così aiuteremo la città anche a sistemare e migliorare alcuni spazi». Nel dettaglio delle location Veaute non entra, limitandosi a dire che «è straordinario l’auditorium della Stella» e di aver «scoperto piccole chiese». Al Covid 19 in vista dell’estate la direttrice non vuole pensare, mentre è certa «che il teatro Nuovo-Menotti sarà il fulcro del Festival». A chi le chiede delle arti figurative la direttrice punta dritto «alle Fondazioni Fendi e Lewitt, oltreché a palazzo Collicola: saranno loro a proporre appuntamenti di grande rilievo».

Anche i giovani di Santa Cecilia Al fianco di Veaute, oltre a Fischer pronto non solo a dirigere l’orchestra di Budapest ma anche «a far suonare l’intera città con piccoli gruppi di musicisti durante l’intero periodo della nostra residenza», c’è il direttore dell’Accademia Santa Cecilia, Michele Dall’Ongaro, pronto a portare in piazza Duomo per un concerto anche i giovani musicisti dell’istituzione che guida e a organizzare un convengo dedicato al rapporto tra Dante, la Divina Commedia e la musica, curato dal musicologo Agostino Ziino. «Veaute è miniera di idee ed energie inesauribili» ha detto Dall’Ongaro, aggiungendo che «in momento così difficile pensare a progetto di tale rilievo e per di più pluriennale dà un’idea di futuro significativa di cui si ha gran bisogno».

@chilodice

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