giovedì 19 aprile - Aggiornato alle 11:59

Festival del giornalismo, Ciccone: «Futuro è nella qualità. Dibba? Da Forza Italia toni fuori luogo»

Bilancio di un’edizione di successo: «Tantissimi giovani e stranieri, con Perugia siamo una cosa sola». Verso il 2019: ecco le date

La coda per uno degli eventi

di Ivano Porfiri

«È stato un Festival pazzesco, pieno di giovani e di stranieri, un pubblico molto competente che ha portato con sé l’immagine di una Perugia meravigliosa con cui ormai siamo una cosa sola». È raggiante ed emozionata come se parlasse della laurea di un figlio, Arianna Ciccone, che insieme al compagno Chris Potter, traccia il bilancio di un’edizione del Festival del giornalismo che, a 12 anni dalla nascita, è forse quella della maturità. «Abbiamo imparato dai nostri errori – spiega – ci siamo migliorati».

VIDEO: INTERVISTA A ARIANNA CICCONE

Meno improvvisazione, più certezze E l’esperienza ha aiutato: nella sua escalation che lo ha portato ad essere considerato un media event unico al mondo – se non il più importante – pian piano quel caos carico di vibrazioni positive dei primi anni del festival, quel turbinio arruffato di ospiti che arrivano e ripartono, di appuntamenti aggiornati e cancellati all’ultimo momento, ha lasciato man mano spazio a un susseguirsi di avvenimenti che viaggia sempre più su binari di certezze. Quest’anno niente intoppi, neppure alle oltre 300 dirette streaming con circa 42 mila visualizzazioni (comprese quelle dalla home page di Umbria24). Due panel, entrambi legati a Facebook, con defezioni di speaker dell’ultim’ora, di cui uno che si è tenuto e l’altro cancellato. Ma è un margine di imprevedibilità difficile da eliminare quando si ha a che fare con 1.038 ospiti chiamati a discutere sui fatti di maggiore attualità e spesso di estrema delicatezza.

FOTOGALLERY: I TWEET DI MOSUL EYE

Il futuro? Qualità Come sempre, non vengono forniti dati sulle presenze. «Ma solo perché il successo del festival non si misura così – dice Arianna – bensì con un livello di partecipazione di altissimo livello. Le sale erano piene, è sotto gli occhi di tutti, c’erano tantissimi stranieri e giovani da tutto il mondo sempre più preparati». Tanto che, a domanda specifica su come immagina il futuro del festival (a proposito, Ijf19 si terrà dal 3 al 7 aprile), l’organizzatrice afferma: «Non più grande, la nostra dimensione è questa, ma sempre di maggiore qualità il che significa rafforzare ancora quello che siamo diventati e ospiteremo sempre più giornalisti italiani di talento che non trovano spazio altrove».

Ijf e Perugia Un futuro che non può prescindere da Perugia. «Siamo una cosa sola, inscindibile – sottolinea Ciccone – e ce lo dimostrano i tweet e le mail dei tanti giornalisti di tutti il mondo che restano incantati dalla città, oltre che dallo spirito di condivisione che si respira a Ijf». Un mood che stempera anche polemiche come quella sul «basso contributo del Comune» a fronte di un «importante aiuto della Regione». Magari qualche spazio più ampio per gli eventi principali farebbe comodo. «Diego Bianchi e quelli di Propaganda – ha raccontato Arianna – vista tutta la gente rimasta fuori dal Morlacchi, l’anno prossimo hanno chiesto di aprire anche la sala dei Notari proiettando la diretta e promesso di fare la spola tra un luogo e l’altro per coinvolgere anche chi li seguirà da lì».

Dibba e Forza Italia Una risposta, infine, la Ciccone la ha riservata al polverone politico che ha sollevato la partecipazione di Alessandro Di Battista, specie la nota al veleno diramata dai parlamentari umbri di Forza Italia. «Di Battista ce lo ha proposto la sua casa editrice, con cui abbiamo un rapporto, e data l’importanza del momento e la risonanza delle sue dichiarazioni possiamo certamente dire che è stata una scelta azzeccata. Poi le critiche sono sempre bene accette, anche se lo stile e il linguaggio della nota è alquanto discutibile. Se poi l’anno prossimo Forza Italia vuole darci l’elenco su chi invitare e chi no…».

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