martedì 17 luglio - Aggiornato alle 13:58

Festival dei due mondi: inaugurata a Spoleto la mostra che celebra l’arte realista di Duca

L’esposizione di Alvaro Breccolotti, in arte Duca, inaugurata il 1 luglio e visitabile fino al 15. I quadri dell’artista umbro apprezzati in tutto il mondo

Duca in mostra a Spoleto
'Ordine ritrovato', di Duca

di A.G.

In occasione del Festival dei due mondi, la fondazione Guglielmo Giordano e l’associazione MetaMorfosi presentano ‘Luce ritrovata’, mostra dedicata ad Alvaro Breccolotti, artista dai tratti iperrealistici conosciuto ai più come Duca. L’esposizione a Palazzo Bufalini, in piazza Duomo a Spoleto, visitabile fino al 15 luglio, è stata inaugurata domenica 1 luglio alla presenza dell’artista, del sindaco Umberto De Augustinis, del curatore Gianluca Marziani, di Andrea Margaritelli, presidente della Fondazione Giordano, e di Pietro Folena, presidente di Metamorfosi.

Nelle nature morte il trionfo della vita I suoi quadri sono oggi apprezzati in tutto il mondo e le sue esposizioni, da Montecarlo alla natia Umbria, hanno riscosso il favore del pubblico e della critica. Duca, profondo conoscitore della storia dell’arte, ha iniziato ad esporre nel 2003 in mostre collettive e, singolarmente, nel 2010. Subito si è imposto per la sua tecnica folgorante, addirittura maestosa. La sua è una pittura iperrealistica, che sublima la realtà, trovando ispirazione nella natura. Semplici fiori, frutti o verdure, riprodotti su sfondi discreti, irrompono in forme calde, abbaglianti, capaci di illuminarsi ancora di più di luce propria in penombra. Armonia e bellezza, verità e definitezza: sono questi i tratti distintivi dell’arte di Duca, che attraverso le sue opere, come lui stesso afferma, delinea «il punto di sintesi tra l’interno e l’esterno, presente ed eternità», nature morte che diventano il trionfo della vita. «Impressionare, sedurre e convincere – dice l’artista – Faccio un’arte oggettiva e ogni quadro deve offrire un messaggio, però uno soltanto. È un gioco a tre: fra autore, opere e osservatore». Dopo aver scoperto la vocazione artistica da bambino, Duca si è rivolto a modelli che hanno segnato la sua crescita: Pietro Annigoni, Robert Maione, pittore italo-americano tra i più importanti paesaggisti del XX secolo, e Charles Cecil, titolare di una celebre scuola di pittura a Firenze. Le sue creazioni oggi nascono nel cuore del centro storico di Perugia: l’atelier di Duca ha sede a palazzo Baldeschi, nella omonima via, in un edificio del XVI secolo realizzato su progetto dell’architetto Lodovico Scalza, uno dei collaboratori dell’illustre architetto perugino Galeazzo Alessi.

Il vivente “non umano” «Siamo molto orgogliosi di ospitare questo straordinario artista – ha detto il presidente di Metamorfosi, Pietro Folena – Duca ha un talento che merita di essere conosciuto.  Ha una grande tecnica, ma in lui c’è anche l’attenzione al vivente non umano. Il rapporto tra vivente non umano e l’umano è il tema della società contemporanea, nella quale i viventi non umani sono distrutti e sepolti. Ringrazio Duca che, con questa esposizione, ha fatto un grande regalo al festival e alla città di Spoleto. La nostra speranza è quella di poter portare questa esperienza artistica e culturale anche altrove».

Immagine e percezione «La fondazione Guglielmo Giordano – ha spiegato il presidente Andrea Margaritelli – ha sposato immediatamente questa mostra perché ha riconosciuto in Duca e nelle sue opere quel natural genius, unione di talento naturale e genialità legati agli elementi della natura, sul quale la fondazione sta lavorando da anni unendo l’arte classica, da Raffaello a Michelangelo, con il contemporaneo». La genialità in Duca si ritrova non solo nella tecnica pittorica, che riporta a un realismo quasi fotografico, ma anche nella scelta della tecnica compositiva, in cui ogni elemento rappresentato è frutto di una ricerca ossessiva sul colore e sulla scelta della tela, e nell’esecuzione minuziosa. «Possiamo dire che le sue ricerche sono legate alle moderne neuroscienze che studiano come la nostra mente legge le opere d’arte», prosegue Margaritelli. «Duca non è solo un pittore, la sua arte interviene nel delicato rapporto tra immagine e percezione, quindi sulla nostra capacità di elaborazione culturale».

Un mondo parallelo «La mostra di Duca – ha dichiarato il curatore Gianluca Marziani – è un progetto di grande contemporaneità. La  riflessione che l’artista sta facendo sulla pittura, sugli strumenti, sulla luce, sulla materia, sull’approccio che ha il quadro rispetto al mondo esterno, rappresenta un metodo, una  disciplina, un’attenzione proprio al tempo e allo spazio del dipingere di cui abbiamo bisogno. Viviamo in una società frenetica, eccessiva, virtualizzata e questo contrappunto visivo pittorico che la sua arte ci trasmette è legato a questa indagine dentro un’idea di natura morta resa contemporanea attraverso l’uso dei titoli delle metafore, degli interventi sottili che vengono inseriti  nelle sue opere. Tutto ciò rende la pittura di Duca di grande livello, connotata da una forte sensorialità e attrazione. ‘Luce ritrovata’ è una mostra che consiglio vivamente, perché è un viaggio in cui, tra le sale buie in cui la luce è tutta per le opere, ci si estranea dalla realtà entrando in un mondo parallelo senza tempo e senza spazio, nel quale la pittura è frutto di una tecnica fatta di valori e contenuti».

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