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lunedì 18 ottobre - Aggiornato alle 00:48

‘Estate al Trinci’, scoppia la protesta dei lavoratori dello spettacolo: «Fatevela da soli la rassegna»

Musicisti, attori, danzatrici e addetti ai lavori parlano di «grave offesa» dopo l’avviso pubblico del Comune di Foligno per un cartellone di eventi. Il pianista Guidi: «Comincio ad avere paura»

Palazzo Trinci

di Danilo Nardoni

Non è proprio piaciuta agli addetti ai lavori l’iniziativa ‘Estate al Trinci’. E quindi, proprio alle stesse persone a cui era indirizzata. In attesa di vedere come andrà avanti il Comune di Foligno, dopo le polemiche emerse a seguito del lancio del bando, un vero e proprio caso ‘Estate al Trinci’ è scoppiato in città. In attesa dei criteri nazionali per le cosiddette “riaperture estive”, l’amministrazione comunale a suo modo, con una iniziativa del tutto singolare, ha infatti deciso di puntare ad assicurare alla città un ricco calendario di iniziative gratuite, rivolte a tutte le età e ad ogni espressione artistico culturale: dagli spettacoli teatrali ai concerti, dalla danza alle proiezioni. Tutto in una location unica e suggestiva come quella della corte di Palazzo Trinci, in piazza della Repubblica. Un bando, anche se annunciato come a sostegno di lavoratori dello spettacolo, che a questi ultimi però dopo mesi di inattività per chiusura di teatri e sale da concerto chiede in sostanza di lavorare senza compenso. “Vergognoso”, “irrispettoso” e “osceno”, le parole più usate. Perché dopo un anno di proteste, leggi presentate al governo, manifestazioni di piazza, teatri occupati, programmi, richieste, trasmissioni televisive, una amministrazione comunale esce con una proposta del genere? A questa domanda gli addetti ai lavori attendono quindi anche una risposta ufficiale.

Le prime proteste Appena uscito l’annuncio, subito nei social del Comune i primi commenti negativi alla proposta. Poi le altre dichiarazioni di lavoratori dello spettacolo che non l’hanno presa bene: dagli attori ai musicisti, dai danzatori fino ai fonici e tecnici, per non parlare degli organizzatori di eventi. C’è chi grida “fatevela da soli” e chi parla di “bando illegale” perché non prevede un compenso per i lavoratori dello spettacolo ed è senza la possibilità di coprire i costi attraverso altri fondi o bandi.

IL BANDO DEL COMUNE

Giovanni Guidi La voce più critica è quella di Giovanni Guidi, anche in rappresentanza di quella parte della città che non ci sta. Lui, pianista di Foligno conosciuto in tutto il mondo, dall’alto della sua esperienza internazionale dice di vergognarsi e che comincia “ad avere paura”. “Il Comune della mia città, che ultimamente sempre offre nuove idee di avanguardia in materia di eventi e spettacolo, come ad esempio la ‘Giornata per la santità per la vita’ – afferma ironicamente Guidi – ci offre ora un’altra splendida perla già materia di studio nelle più alte organizzazioni culturali europee e mondiali”. “In poche parole – prosegue Guidi nella sua denuncia pubblica – questa estate ai lavoratori del settore della cultura si dà la possibilità di organizzare eventi all’interno di un bellissimo palazzo per tutta la stagione estiva. Ma a una condizione: il Comune mette il palco, il service, il palazzo e l’igienizzante per la mani, e chi organizza invece mette le proprie proposte e i propri eventi. Ma a due altre condizioni: il Comune non mette un euro neanche per la benzina di un potenziale artista che voglio far venire da Roma a Foligno e soprattutto gli eventi devono essere gratuiti al pubblico”. Come si dovrebbero pagare quindi gli artisti? E le spese di produzione di uno spettacolo? E coloro che organizzano lo dovrebbero fare solo come servizio per il Comune che così tanto li considera e li tutela? O forse il Comune pensa che questo sia il periodo in cui gli sponsor litigheranno per finanziare più eventi possibile? Sono le domande in sequenza che si pone ancora Guidi: “Converrebbe molto di più prendere un cappello, posarlo a terra e suonare nella vie della città. Ma a Foligno gli artisti di strada sono proibiti. Perché a Foligno tutte le vite sono ‘sante’, eccetto quelle degli artisti, quelle degli artisti di strada, quelle delle donne che scelgono sul proprio corpo, quelle di coloro che dormono in strada e quelle di coloro che i libici non sono riusciti a salvare”.

Attori e danzatori umbri Ma le voci si alzano da tutta l’Umbria. Anche le associazioni nate a difesa dei lavoratori dello spettacolo, come la più rappresentativa e attiva in questi ultimi mesi. Giulia Zeetti, Michelangelo Bellani e Massimiliano Burini, in rappresentanza dell’ADU Attrici Attori Danzatrici Danzatori Uniti dell’ Umbria – coordinamento umbro del settore spettacolo che racchiude in sé professioniste e professionisti del comparto spettacolo dal vivo , ovvero lavoratrici e lavoratori che si occupano di teatro, danza, musica , scenografia e altre discipline artistiche – con una nota ufficiale vogliono dichiarare “il proprio fermo dissenso” difronte all’iniziativa indetta dal Comune di Foligno. “Nel regolamento del bando si legge che – spiegano dall’Adu –, tra i criteri di selezione delle proposte, verranno considerate quelle i cui soggetti proponenti (che non si specifica debbano essere dei professionisti) abbiano ‘capacità di reperimento di risorse da altri enti pubblici e/o privati, da sponsorizzazioni e/o disponibilità di risorse proprie degli organizzatori’. Si evince dalla affermazione di cui sopra che non è previsto alcun tipo di remunerazione per le prestazioni artistiche da effettuarsi, non verrà cioè erogato alcun regolare cachet per il lavoro svolto, tutti gli eventi saranno a ingresso libero (neanche ad incasso), e gli artisti scelti dovranno farsi carico interamente delle spese organizzative richieste per la predisposizione degli eventi dal vivo (agibilità, pratiche Siae, Inail, contratti). Tutto questo dopo un anno dallo scoppio della pandemia, che ha danneggiato gravemente il settore dello spettacolo dal vivo, ci sembra una grave offesa alla dignità del lavoro e del lavoro nello spettacolo. Dopo esserci battuti 6 mesi per la modifica dell’ordinanza regionale che vietava le attività delle Associazioni Culturali (impedendo agli artisti di esercitare il proprio lavoro di preparazione, ricerca e prove in assenza di pubblico), dopo aver richiesto alla Regione un tavolo permanente per lavorare sulle riaperture dei teatri (tavolo promesso e mai attivato), ecco apparire un bando pubblico che rende lecito e normale tutto quello contro cui stiamo lottando e di cui stiamo discutendo da troppo tempo ormai, ovvero: il riconoscimento del fatto che il nostro è un LAVORO e come tale deve essere adeguatamente retribuito e tutelato non solo sul piano nazionale ma anche su quello regionale. Se queste sono le azioni previste per il rilancio del settore cultura che si auspicavano, dobbiamo segnalarne le mancanze e l’impossibilità di essere prese in considerazione, in questi termini, da lavoratrici e lavoratori professionisti. Da questo momento ADU – concludono i rappresentanti dell’associazione – si impegna a denunciare ogni ulteriore azione che minacci di ledere la dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore spettacolo, da parte di qualsiasi amministrazione e corrente politica”.

Offesa per i lavoratori dello spettacolo Numerosi gli interventi che si possono leggere su Facebook. Valentina Romito, direttore artistico di Dance Gallery, afferma: “La pratica del lavorare gratis è molto comune in Italia ed è soprattutto richiesta al mondo dello spettacolo dal vivo, ma in questo momento di fragilità estrema pensare che un’istituzione pubblica possa fare una richiesta del genere mi pare un oltraggio alla dignità”. L’attrice Caroline Baglioni aggiunge: “Non so come sia possibile in piena emergenza per un settore atterrito dalla pandemia poter solo pensare di fare una simile proposta. Siamo lavoratori dello spettacolo, non burattini che si divertono a farsi vedere una sera d’estate. Per cosa? La gloria? Chi lavora deve essere pagato, vorrei vedere quanti di qualunque altro settore lavorerebbero un solo giorno gratis, vergogna!”. Giorgio Donati, della compagnia teatrale Donati-Olesen, afferma: “Proposte indecenti! Da boicottare e da denunciare. Questo è il livello culturale di certi amministratori pubblici, il teatro è per loro un simpatico passatempo per giovani dilettanti”. Anche molti musicisti dicono la loro. Così Luca Franceschelli: “E come sostenere il mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura se non offrendo gratuitamente gli spazi ma altrettanto gratuitamente aspettarsi tre mesi di eventi a costo zero? Il Comune di Foligno, spesso alla cronaca negli ultimi tempi per trovate a dir poco discutibili, se ne esce con un’altra perla. E vuoi scommettere che di ‘poracci’ disposti ad esibirsi gratis ci sarà la fila?”. Francesco Federici, fonico e musicista: “Dopo più di un anno di discussioni e rivendicazioni credevamo che ormai tutti avessero capito che quello di artisti e tecnici dello spettacolo fosse un lavoro vero. Ma se non lo hanno capito nemmeno le persone che amministrano le nostre vite, credo che ormai non ci sia più niente da fare”.

Sindacati Anche i sindacati, con una nota della Cgil sono subito intervenuti a difesa dei lavoratori dello spettacolo. A commentare la vicenda sono Emanuela Faraglia (Slc Cgil area produzione culturale) e Angelo Scatena (Cgil Perugia): “Si dice che l’iniziativa sia di sostegno per il mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura ma ci chiediamo cosa s’intenda per sostegno. L’evidenza ci parla di una proposta di lavoro non pagato. Di lavoro mascherato da volontariato. Se questo è sempre inaccettabile, in questo momento diventa indegno. I professionisti della cultura sono in ginocchio dopo un anno di fermo delle attività. In un momento in cui le risorse che si mettono a disposizione devono essere impegnate per accompagnare un intero settore verso una ripresa, lo sfruttamento del lavoro di questi professionisti, già duramente colpiti, non può essere ammesso. La cittadinanza ha diritto di tornare a godere di un’offerta culturale più ampia e variegata possibile e i professionisti dello spettacolo dal vivo hanno il diritto di vedere riconosciuto il loro lavoro. La scelta fra lavorare senza essere pagati e non lavorare non è una scelta”.

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