domenica 24 maggio - Aggiornato alle 23:28

‘E come Eresia’: «La vera riapertura? Solo quando tutti gli artisti, grandi e piccoli, saranno in condizione di creare»

Il gruppo dove si sono attivati tavoli di lavoro per rifondare il sistema delle arti e dello spettacolo dal vivo: «Rompere le barriere corporative e riconoscere il diritto all’immateriale»

E come Eresia

di Danilo Nardoni

‘E come ERESIA’ è un gruppo per l’azione degli artisti in Italia. Dichiara l’urgenza di portare alla luce l’attuale situazione italiana nell’arte e di trovare soluzioni di inclusione che possano finalmente riposizionare la produzione artistica. Fondato da Francesca della Monica, attualmente conta al suo interno 2800 iscritti, anche umbri. Nel gruppo si sono quindi attivati tavoli di lavoro e di ricerca con la volontà di rifondare il sistema delle arti in Italia. La rivoluzione siamo noi? Si domandano gli ideatori da qualche tempo, da quando l’emergenza sanitaria ha portato ad attivare una riflessione anche per il mondo dello spettacolo dal vivo. Nasce quindi nella fase 1 del Covid-19 questa ‘congregazione nazionale’ di artisti di spettacolo dal vivo che vede coinvolti registi, drammaturghi, attori, docenti, musicisti, formatori, organizzatori, scrittori, performer, cantanti, critici. Fra i nomi più noti Elisabetta Pozzi, Daria Nicolodi, Maurizio Donadoni, Gianni Morelenbaum Gualberto, Enzo Cosimi, Albert Hera, Francesca Ciocchetti, Mario Biagini, Alessandro Garzella, Paola Donati.

Rompere le barriere corporative «La parametrazione, i teatri nazionali , il privilegiare i grandi numeri – spiega la fondatrice del gruppo Della Monica – hanno di fatto distrutto l’humus delle piccole e fruttuose realtà che sono bacino di cultura, di aggregazione e di interesse reciproco delle varie proposte artistiche. Hanno allontanato gli artisti l’uno dall’altro e li hanno resi antagonisti nella selva della sopravvivenza. Hanno allontanato il pubblico dal convivio con gli artisti». «Con questo esercito spontaneo – osserva Roberto Biselli, direttore artistico del Teatro di Sacco di Perugia – finalmente, per la prima volta in Italia, emerge il desiderio di rompere le barriere corporative. Sarebbe veramente la rivoluzione».

Riapertura Da più parti il gruppo ‘E come Eresia’ è sollecitato ora ad esprimersi anche sulla Fase 2 post Covid-19 che coinvolge il mondo dello spettacolo dal vivo. «La “riapertura” – spiegano – ci evoca La zattera della Medusa, il celebre olio di Théodore Géricault, dove si raffigura il dopo naufragio della fregata Méduse, avvenuto a causa di negligenze e decisioni affrettate da parte del comandante che non aveva una buona conoscenza di quelle acque, cosa che portò la fregata ad incagliarsi sul fondale sabbioso». Di fronte a quel che accade quindi per ‘E come Eresia’ si può parlare forse di «prove tecniche di riapertura», non di reale riapertura: «La vera riapertura avverrà soltanto quando tutti gli artisti saranno in condizione di creare, grandi e piccoli. Quello in corso è un vero processo di trasformazione del mondo delle arti, e non sarà fuorviato in alcun modo da proclami politici di riapertura. Al momento non esistono figure istituzionali in grado di rappresentare l’arte, gli artisti, e il processo in corso di radicale cambiamento, chi lo fa ha un pensiero debole, che ancora relega il mondo degli artisti a corrispondenze numeriche e parametri insensati. Giorni fa il mondo della politica raccomandava teatranti e musicisti con la mascherina sul palcoscenico. Poi si parlava di produrre soltanto monologhi, per via del virus. Ora si riapre tutto a giorni, si cerca di mantenere una rete di rapporti di fiducia tra enti “consolidati” di vario genere, che è proprio quel che sta devastando da anni l’evoluzione artistica di questo paese. Noi artisti sappiamo bene che le cose non funzionavano neanche prima del Covid-19. La “prova tecnica di riapertura” è molto secondaria rispetto alla necessità di rivoluzionare questo paese. Che poi gli artisti, purtroppo o per fortuna, non chiudono mai».

Azione artistica Dal 27 aprile al 4 maggio scorsi è avvenuta la prima ‘Azione artistica di liberazione immateriale’ del gruppo ‘E come Eresia’ dal titolo ‘Atlante espresso’. Gli artisti hanno inviato al Ministero per i Beni Culturali una missiva cartacea con un foglio bianco. La lettera è una sorta di «grido silenzioso» che rivendica il diritto all’immateriale nell’arte, «una carta bianca sulla quale si può e si deve scrivere di tutto». Lettera bianca che invita anche a una risposta delle istituzioni. «Siamo sì lavoratori, ma siamo anche creatori di pensiero, poesia, utopia, mito (non solo storia), eresia!» spiega ancora la fondatrice del gruppo: «Siamo sì soggetti ai quali è dovuta tutela, ma siamo anche i creatori di un nuovo lessico, di un sistema di segni che superi la nomenclatura burocratica che controlla e reprime la progettazione e prestazione artistica, di un nuovo modello di espressione, che indirettamente questa pandemia ci sta obbligando a trovare. Se non si riconosce il diritto all’immateriale degli artisti non verranno riconosciuti i diritti ai lavoratori dello spettacolo».

I commenti sono chiusi.