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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 19:48

Dopo il suono la danza: la foresta-laboratorio che racconta lo stato di salute del pianeta ancora protagonista

È in Umbria l’unico “sensore” italiano utilizzato per un progetto di monitoraggio internazionale sul cambiamento climatico ma anche l’unico caso che unisce uomo-natura-arte-tecnologia

©Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni

La foresta “high tech” che racconta lo stato di salute del pianeta, oltre ad essere il primo esempio italiano di riforestazione da zero, e che in passato ha anche “suonato” ora sa pure “danzare”. Creando così ancora momenti unici dove natura e scienza, ma anche musica, danza e arte, si fondono insieme in qualcosa mai visto prima. Un’esibizione di danza aerea in un anfiteatro naturale dentro la foresta tra Città della Pieve e Piegaro, nell’Umbria “cuore verde d’Italia”, lo ha certificato. Una performance unica nel suo genere che si è tenuta mercoledì 22 luglio in un angolo dei 146 ettari di proprietà della famiglia Margaritelli nota, oltre che per il brand di design Listone Giordano, per le sue attività filantropiche attraverso la Fondazione Guglielmo Giordano che sostiene il vasto progetto ‘This My Forest’.

Cultura ambientale Obiettivo, quello di lanciare «un messaggio forte di rispetto per la natura per costruire una cultura ambientale» che, secondo il presidente della Fondazione, Andrea Margaritelli, «bisogna offrire in tutte le forme possibili» come ha affermato all’ANSA: iniziando naturalmente dalle parti scientifiche fino ad arrivare anche alla musica e alla danza, «altri straordinari canali che aggiungono la loro particolare voce». «Questa volta – racconta Margaritelli – ci siamo concentrati sull’aspetto visivo utilizzando il silenzio e il rispetto della natura come musica di sottofondo, anche per dimostrare che bisogna recuperare entrambi. Il lockdown ci ha indicato che vanno recuperati questi spazi e questi silenzi e che ambiente e salute sono diventati sinonimi. Vedere insieme uomo e natura in sinergia con un movimento artistico significa immaginare il futuro».

Intreccio di corpi e rami ‘Le cirque de la forêt’: questo il titolo dell’audace intreccio di corpi e rami, grazie all’utilizzo di tessuti che donano l’inganno del volo. Francesca Matracchi, Valentina Romani e Sonia Brozzi, le tre ballerine-acrobate, si sono esibite sospese e agganciate agli alberi del bosco in un set scenografico all’ultimo respiro. Le artiste fanno parte di ImmaginAria, un gruppo di lavoro che organizza spettacoli e corsi in Umbria ma con esperienze in tutta Italia. Tutto parte dall’intraprendenza di Giovanni Tarpani, amico e collaboratore da tempo della famiglia Margaritelli, per un nuovo evento da realizzare in questa foresta. «Insieme alla Fondazione Giordano – afferma Tarpani – abbiamo immaginato una giornata allo scopo di verificare fino in fondo la possibilità di una connessione, che esiste, tra la natura e l’essere umano e abbiamo scelto con il gruppo di ImmaginAria la danza. Una sperimentazione che riguarda l’ambiente naturale e i movimenti naturali che la danza suggerisce al corpo». A lanciare in particolare l’idea della danza aerea nel bosco, ricorda Sonia Brozzi, è stata Elia Bassini: «Successivamente siamo venuti qui con i ragazzi di Alberi maestri e dopo un paio di sopralluoghi abbiamo individuato quelli giusti, coinvolgendo quindi la Fondazione per dare rilievo e notorietà al bosco che devo dire è bellissimo, non lo conoscevo».

GUARDA LA FOTOGALLERY DELL’ESIBIZIONE

Laboratorio a cielo aperto Da tempo il progetto ‘This My Forest’ ha messo al centro della propria attività la valorizzazione di questa foresta nel cuore dell’Umbria che sta assumendo sempre di più il ruolo di laboratorio sperimentale per lo sviluppo di alta tecnologia del legno e di salvaguarda ambientale attivando varie collaborazioni in questo settore: Margaritelli ricorda soprattutto quella scientifica condotta con il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, nella persona dello scienziato Riccardo Valentini e Antonio Brunori, segretario generale di PEFC, che nella foresta hanno realizzato l’unica rete italiana di monitoraggio del cambiamento climatico attraverso i parametri vitali di una foresta: TRACE (Tree monitoring to support climate adaptation and mitigation through Pefc certification) è il nome del progetto scientifico in vita fino al 2021. È quindi l’unico “sensore” in Italia di una rete mondiale di ‘Talking Trees’, «ed ospitarlo in Umbria – sottolinea Margaritelli – è stato un elemento di grande visibilità, un atto sostanziale, più che formale, di impegno a tutela del pianeta». Ogni pianta ha sul tronco un dispositivo con dei sensori che trasmette informazioni su quanta acqua riesce a prendere dal suolo – indicatore importante per comprendere la sua condizione di salute – accrescimento del diametro, qualità e colore del fogliame con cui scoprire se la pianta sta crescendo bene oppure se è affetta da qualche malattia, respirazione, assorbimento del carbonio e dettagli specifici su salute e mortalità della pianta.

Unico “sensore” in Italia «Gli oltre 10mila dati al giorno – spiega – vengono trasmessi a Roma dove c’è il nodo italiano che li rilancia a livello globale sui cinque continenti per un monitoraggio del cambiamento del clima che si sta facendo attraverso il contesto naturalistico. E l’unico ‘elettrodo’ italiano si trova qua in Umbria con 30 piante che stanno comunicando lo stato di salute del territorio. La sperimentazione è iniziata un anno e mezzo fa. Ora, considerato pure il lockdown di mezzo, sarà interessante andare a vedere cosa ci dicono le piante e se si sono accorte che in quelle settimane l’attività antropica si è ridotta e quindi se lo hanno percepito». La foresta dei Margaritelli è diventata quindi una sorta di laboratorio a cielo aperto di cultura ambientale sostenibile, certificato dai due enti più rappresentativi a livello mondiale PEFC e FSC (prima foresta italiana con doppia certificazione e seconda in assoluto in Italia dopo la foresta alpina della Magnifica Comunità di Fiemme), attraverso le visite delle scuole e eventi culturali realizzati con la collaborazione della Fondazione Giordano nell’ambito della ricca esperienza di Natural Genius, un programma di collaborazioni che unisce la cultura d’impresa al design e a talento naturale (ovunque esso si coltivi: musica, fotografia, design, arti visive e molto altro).

Arte protagonista È quindi al centro di iniziative importanti, anche di carattere scenografico e culturale, come la sperimentazione della “foresta che suona” proposta con il sound artist umbro Federico Ortica che in passato ha messo in risonanza gli alberi, realizzando un concerto facendo “suonare” 36 piante dimostrando che una foresta può suonare ed essere una “orchestra naturale”. Arte che è quindi ritornata ad essere protagonista ora con una performance dove danza e natura sono state sospese nella magia di un istante nei colori della foresta. In altre parole tutta l’identità dell’Umbria in un solo colpo. E tutto questo proprio in un periodo come quello che stiamo vivendo, di ripartenza dopo il lockdown, ma anche durante l’Anno internazionale della salute delle piante come dichiarato dall’Onu. «Queste incursioni artistiche, tra musica e ora anche danza, danno certo visibilità – osserva ancora Margaritelli – ma questo tipo di intervento scientifico è ospitato qui in Umbria da decenni e ha fatto di questa foresta una delle più importanti dal punto di vista sperimentale in Italia e in Europa, un laboratorio a cielo aperto in cui si fa ricerca, aperto alle scuole, alla cultura ambientale e alla cultura».

Riforestazione da zero Con la nuova generazione della famiglia Margaritelli, come ricorda il presidente della Fondazione Guglielmo Giordano, nel 1999 sono state ripiantate 22mila querce su 10 ettari, provenienti da una delle più belle foreste francesi, ricostruendo così in questo territorio, a cavallo tra Piegaro e Città della Pieve, il paesaggio rappresentato anche nei fondali delle opere del Perugino. «Le ghiande che abbiamo messo a terra e che sono diventate querce – spiega Andrea Margaritelli – sono il risultato di una specie straordinaria. Non sono querce qualsiasi ma sono il meglio del meglio perché in Francia la gestione forestale sostenibile si basa su un principio naturalistico che lascia la natura fare il suo ciclo. Sono quindi il risultato di un patrimonio genetico superiore ricco di storia, di tradizione e botanicamente rilevante che quindi è stato portato in Umbria dando vita al primo esempio italiano di riforestazione da zero».

Umbria protagonista L’Umbria, pertanto, si caratterizza come un “faro” per la selvicoltura durabile, cioè a lenta ricrescita, secondo Margaritelli che così conclude: «Le foreste sono responsabili del 50% della capacità del pianeta di assorbire anidride carbonica e quindi il 50% della speranza di dare un futuro e di evitare il cambiamento climatico si deve alle foreste. L’Umbria in tutto questo può giocare un ruolo importante e il fatto che ospiti quello che è considerato un laboratorio a cielo aperto riconosciuto a livello nazionale e internazionale è davvero una bella cosa».

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