Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 12:11

Dalla musica ai documenti: il patrimonio di Umbria jazz dichiarato di notevole interesse storico-culturale

L’annuncio durante il webinar dedicato all’ecosostenibilità dei festival, che in vista del rilancio dopo la pandemia chiedono un tavolo interministeriale

Piazza IV Novembre durante una delle prime edizioni di UJ

di Daniele Bovi

Dai programmi ai contratti, dai bilanci ai resoconti delle assemblee dei soci fino a manifesti, volantini e, soprattutto, alla musica, protagonista indiscussa di Umbria jazz. Un grande patrimonio che a breve verrà dichiarato di notevole interesse storico-culturale e digitalizzato.

La dichiarazione A renderlo noto giovedì è stata Giovanna Giubbini, soprintendente archivistica e bibliografica dell’Umbria nel corso del webinar «Ecosostenibilità e rivitalizzazione dei centri storici dopo il Covid. Una risorsa per il paese e una nuova frontiera per i festival e per il Pnrr». Al progetto, per il quale saranno investiti circa 700 mila euro, si sta ancora lavorando e l’idea potrebbe essere quella di creare una sala d’ascolto in una struttura del centro. Giubbini ha spiegato che in un certo senso anche l’archivistica, selezionando il materiale da conservare e quello da scartare così da non occupare nuovi spazi, ha a che fare con la sostenibilità.

Ecosostenibile E su questo fronte Umbria jazz, che da diverso tempo ha firmato un patto per la sostenibilità, è il primo festival in Italia a ottenere la certificazione «EcoEvents» di Legambiente, con un punteggio pari all’81,72%. «Siamo veramente orgogliosi – ha detto Gianluca Laurenzi, presidente della Fondazione UJ – di aver ottenuto questo riconoscimento che anticipa quanto previsto dal Pnrr. Abbiamo ottenuto un punteggio alto 81,7 su 100 e contiamo di migliorare ancora di qui al 2023, anno del 50°anniversario di UJ». «Oggi – ha aggiunto – possiamo e vogliamo essere una buona pratica da presentare al paese, agli operatori di tutto il settore degli eventi». Al governo però Laurenzi chiede non solo di fissare criteri minimi di ecosostenibilità, ma anche «interventi di accompagnamento» per poter investire.

La discussione Al webinar, che si è tenuto nella sala del consiglio provinciale, hanno partecipato la dirigente della Regione Antonella Pinna, il presidente di Italia festival Francesco Maria Perrotta e di Legambiente Stefano Ciafani, Antonio Parente (direttore Generale dell’area Spettacolo del ministero dei Beni culturali), Giuseppe Consentino di Erg, l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, il direttore di Agis Domenico Barbuto, il collaboratore artistico di UJ Marco Molendini, Andrea Margaritelli (presidente dell’Istituto nazionale di architettura) e Giampiero Rasimelli, fino a poco tempo fa direttore della Fondazione UJ. Buona parte della discussione è ruotata anche intorno al tema della sostenibilità economica degli eventi culturali e dell’attuazione del Pnrr, essenziale per rilanciare la vita turistica e culturale dei centro storici del paese.

Serve un tavolo Perrotta ha ufficialmente chiesto la costituzione di un tavolo interministeriale sul binomio turismo-cultura; proposta accolta dal direttore del Mibact, che ha anche spiegato come «la via maestra» a proposito del Pnrr saranno i bandi, «anche se non disdegneremo altri strumenti». «Gli avamposto del settore – ha aggiunto Perrotta – sono i festival, realizzati in contenitori particolari quali siti archeologici, borghi, comuni fuori dal giro del turismo nazionale e internazionale ma che grazie ai festival ci rientrano da protagonisti». «Possiamo essere protagonisti del percorso di crescita – ha aggiunto – di quella consapevolezza ecosostenibile che è indispensabile per affrontare la crisi climatica in cui siamo tutti coinvolti. Il momento di agire è adesso».

Regole chiare Rasimelli ha sollecitato dialogo e una definizione chiara delle regole e del campo di gioco «anche perché il Pnrr ha una sua complessità e il rischio è quello della confusione. Vanno definiti assi operativi tenendo conto del paese e di chi deve investire per attuare le decisioni». Rasimelli ha sollevato il tema della certezza del diritto anche riguardo uno degli ultimi bandi, dal quale sono stati esclusi tutti coloro che non risultavano essere formalmente dei soggetti pubblici (e UJ, pur avendo tutti soci pubblici, non lo è): «Chi fa attività culturale in questo paese?». La Regione dalla sua attraverso Pinna si è detta pronta a fare la propria parte, invitando a uscire da logiche settoriali.

Umbria come palestra «Il Pnrr – ha detto – è l’occasione per aderire a nuovi standard di qualità. Serve una visione seria e concreta, anche utopistica, ritagliando i fondi sulle esigenze del paese. L’Umbria per il numero di festival e le sue caratteristiche si candida a essere una palestra, un posto dove le esigenze locali possono essere messe a confronto con le decisioni nazionali». L’Associazione generale italiana dello spettacolo con Barbuto ha poi messo sul tavolo un’altra proposta, quella di ragionare in autunno «su questa edizione del festival e sulle sue ricadute». «Il Pnrr – ha aggiunto – purtroppo lo intravediamo spesso come una soluzione ma in realtà è uno strumento che deve portarci verso possibili soluzioni. Diventa determinante il ruolo delle associazioni di categoria, con un’interlocuzione continua ed efficace e ricadute reali».

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.