domenica 29 marzo - Aggiornato alle 13:40

Cultura ed eventi anche in Umbria ‘chiudono’ per coronavirus: eccezioni, streaming e scenari futuri

La parola agli addetti ai lavori dopo il decreto: «Danni devastanti se si va oltre il 3 aprile». Dalla «più colpita» musica live ai teatri chiusi fino a cinema, musei e mostre che ‘resistono’ con nuove regole

Concerto

di Danilo Nardoni

Era inevitabile. Il nuovo decreto della presidenza del Consiglio, con nuove e più stringenti misure di prevenzione fino al 3 aprile per evitare la diffusione del coronavirus, ha mandato in tilt la rete di eventi culturali, e non solo, anche in tutta l’Umbria. Uno dopo l’altro è un continuo annullare e in alcuni casi rinviare, situazione dalle dimensioni mai viste e con dubbi di ulteriori prolungamenti della sosta non così poi lontani dalla possibile realtà. Mentre i cinema decidono di andare avanti, nel rispetto delle regole, così come musei e mostre anche se con ingressi controllati e comunque alle prese con una riduzione di persone e turisti in giro per le città, i teatri e i luoghi per la musica dal vivo o da ballo sono i più colpiti, per annullamento dei tour di artisti e per l’impossibilità di garantire la distanza di sicurezza tra persone di un metro, come previsto dal decreto.

Riflessioni e prospettive Con l’emergenza sanitaria in atto i dati dipingono uno scenario preoccupante per il settore dell’intrattenimento e del comparto dello spettacolo dal vivo in Italia con una perdita di oltre 20 milioni di euro in pochi giorni e di migliaia di posti di lavoro. Cifre destinate a salire. Un settore in ginocchio più di quanto non lo fosse già. Soffre soprattutto il mercato delle stagioni teatrali, con gli spettacoli sospesi, e quello della musica che punta sui live. Anche nella piccola Umbria, ma grande cuore pulsante di eventi e spettacoli a livello nazionale, si rischia il tracollo. Può tornare in mente, solo per fare un esempio ma per capire davvero l’entità della situazione, la cosa che è successa al Metropolitan di New York che dopo i fatti dell’11 settembre ci ha messo anni per registrare un primo sold out. Sono nello sconforto quindi migliaia di operatori culturali, produzioni, agenzie, set e lavoratori italiani colpiti dalla sospensione. Situazione critica quindi ai tempi del virus anche per chi in Umbria lavora nel campo dell’intrattenimento. Ma questo può essere pure il momento anche di riflessioni immediate e di possibili prospettive future. Si pensa agli effetti a breve ma c’è anche il problema del lungo periodo, dell’assenza di tutele per le realtà più piccole e dell’emergere di situazioni che in questa fase di crisi non possono far altro che esplodere. In un settore già duramente provato dalla precarietà, dalle criticità del sistema culturale e dall’insufficienza e inaffidabilità delle risorse. Si parla infatti di tante grandi, medie, piccole imprese e attività professionali completamente bloccate che subiscono danni economici non meno di quanto sta accadendo in altri settori, per i quali invece sono presi con più celerità provvedimenti a sostegno.

Organizzatori eventi «I danni economici sono altissimi – afferma Gianluca Liberali di Tournè – auspico che il governo prenda misure a sostegno del settore della musica e dello spettacolo dal vivo. Prego che le limitazioni non vadano oltre il previsto 3 aprile perché a quel punto i danni sarebbero devastanti». Liberali mette sul tavolo anche un’altra riflessione: «I tour verranno quasi tutti spostati ad ottobre e novembre e solo qualcuno farà a maggio se non si riuscirà a recuperare qualcosa ad aprile. Questo determinerà un ingolfamento degli spazi e quindi un problema di booking per i luoghi della cultura e quindi con tanti concerti ed eventi tutti insieme nello stesso momento. Quindi per il pubblico sarà difficile accedere e pagare per tutti gli spettacoli in calendario. Poche persone possono spendere soldi per concerti ravvicinati e ci sarà una resa dei singoli spettacoli minore rispetto ad una giusta ed equa distribuzione degli eventi durante tutto l’arco dell’anno». Per Cristina Caldani di Athanor Eventi «la psicosi è più virale del virus». «Erano più di dieci giorni comunque che non si vendevano biglietti per colpa di questa situazione e pure noi avevamo concerti che stavano vendendo bene e anche in sold out. Anche se il blocco è fino al 3 aprile la gente ha ancora paura. Ed oltre al problema degli annullamenti di queste settimane si riscontrerà sicuramente un calo notevole sulle vendite per i concerti anche nei prossimi mesi. Allarmismo e fobia cambiano le priorità del pubblico e pensare di comprare un biglietto per un concerto anche in estate è una delle ultime cose in questo momento». Inoltre, prosegue Caldani, «date le enormi perdite che alla fine si avranno nel settore dello spettacolo, sarebbe necessario che i governi nazionali e regionali studiassero delle misure di intervento per un settore che, almeno in Umbria, ha una forte ricaduta per le strutture turistiche e ricettive in termini di presenze». «È talmente strana questa situazione che prendiamo per buono questo stop, seppure dannoso» afferma Paolo Cardinali del teatro Lyrick di Assisi. «Il grosso dei costi lo abbiamo già sostenuto a questo punto della stagione – continua – e in questa fase si sperava di raccogliere qualcosa. Ora dobbiamo capire l’evoluzione e aspettare il 3 aprile, ma sono tre settimane che comunque c’è stato un arresto delle vendite di biglietti e la stagione quindi è ormai chiaramente finita e si dovrà pensare già a ricollocare tutto dopo l’estate ormai». Quello che si augura Cardinali è che tutta questa vicenda «sia affrontata nelle sedi opportune iniziando a riflettere seriamente sulle ripercussioni di tutto questo».

Locali L’Urban Live Music Club di Perugia è stato tra i primi locali a comunicare che l’attività di pubblico spettacolo, salvo disposizioni diverse, era sospesa fino ai termini fissati dal decreto. Ma Michele Cavallucci ricorda subito che da 15 giorni si era creato un coordinamento spontaneo tra locali del perugino «per confrontarci e capire cosa fare perché non volevamo essere considerati come untori, come quelli che favoriscono la diffusione del virus, e stavamo aspettando che qualcuno ci dicesse cosa dovevamo fare». E quindi dopo il decreto è arrivato l’annuncio con la decisione di chiudere preso insieme a tutti gli altri gestori: «Come i cinema anche noi abbiamo fatto corpo unico pur se con scelte diverse, anche per la possibilità che loro hanno di dare alternative e garantire il rispetto delle norme con qualche accortezza». «L’evento è senza precedenti e quindi le soluzioni devono essere senza precedenti – prosegue Cavallucci dell’Urban –, ma abbiamo paura che i mesi diventino poi due e soprattutto vediamo che una categoria più di tutte è stata colpita. I gestori di locale che offrono musica dal vivo non sono infatti in grado di garantire sia nel locale sia nella fila alla cassa la distanza di sicurezza, senza considerare che la Siae ti lascia ora il permesso solo se ti prendi la responsabilità di tenere le persone ad un metro. Se poi esce fuori un caso di contagio proveniente dal locale? Non ci può pensare nemmeno». Per Cavallucci anche l’effetto domino sarà terribile: «Noi facciamo anche, in silenzio, da filtro sociale a situazioni gravi di ordine pubblico. Ora i giovani per “sfogarsi” non avranno più spazi». I ragazzi che nel locale propongono la celebre serata del venerdì sera con il Friday I’m in rock aggiungono: «In questo momento ciò che ci preme di più è tutelare chi viene a divertirsi nel miglior modo possibile. Ci fermiamo, come tutti, in tutta Italia. Dispiaciuti ma con la speranza che questa emergenza passi in fretta e che potremo tornare a ballare insieme e a cantare con le braccia al cielo. Torneremo presto, tornerà il Friday, torneranno gli eventi e i concerti in Italia, tornerà il sorriso. Speriamo prima possibile». Secondo Tommaso Merendoni del Serendipity di Foligno «mentre rimangono delle perplessità riguardo alla portata della previsione in materia di intrattenimenti di bar e ristoranti, non sembra che il punto 2 lett b lasci possibile altre interpretazioni per quanto riguarda ciò che attiene alla nostra missione: quella di creare momenti di aggregazione e spensieratezza in un club, rendendo ogni serata un’occasione speciale per conoscersi, conoscere e farsi trasportare dalle sensazioni». «È pertanto un atto dovuto – afferma Merendoni – in primis verso i nostri clienti, ma anche nei confronti dei nostri collaboratori e di noi stessi, rispettare alla lettera il Decreto, certi che un impegno importante da parte di tutti farà in modo che questo duro ma inevitabile stop delle nostre attività, possa essere revocato magari anche prima della scadenza massima in previsione. Non so come andranno le cose, spero sicuramente per il meglio. Ancora non è facile fare previsioni. Ringrazio comunque le agenzie e gli artisti con cui avevamo preso accordi per il mese di marzo: si sono tutti impegnati a trovare pronte soluzioni nel mese seguente cosi da salvare quanto programmato fin qui e senza perdere troppi soldi. Trovo poi che in questo momento sia importante fare una riflessione generale tra tutti. Stringerci e unirci ancora di più tra gestori e fruitori dei locali. Un’occasione importante anche per ritirare il fiato e progettare al meglio gli impegni futuri». Daniele Giraldi dell’Afterlife di Perugia è convinto che lo stop indotto andrà avanti ormai fino al 4 maggio e anche lui sottolinea quello musicale e delle discoteche «è il settore più colpito e non viene detto». «Essendo un decreto ministeriale e non legislativo – sottolinea – non si sono sanzioni collegate e quindi a quali normative si collega un eventuale ipotetico caso di contagio anche se uno solo ipoteticamente riesce a far rispettare le indicazioni? Forse tentata strage. È assurdo quindi fare una legge che non ti dice di chiudere ma che libera gli autori da class action o da aiuti di settore, facendoli lavare le mani da sussidi che invece potrebbero aiutarci. Così rimaniamo appesi per il cappio». «Oltre a demonizzare sempre i locali non si riesce a capire ancora l’indotto economico che questo settore crea» osserva Giraldi per poi aggiungere: «La stessa Siae rischia il fallimento perché non riuscirà a garantire i prossimi stipendi». Ora per Giraldi non si deve far altro purtroppo che stare alla finestra per vedere «quanti riescono a sopravvivere fino a settembre e valutare i danni psicologici che tutto questo porterà alla gente: le persone avranno fame sociale e riempiranno i luoghi dopo la fine dello stop oppure ancora ci sarà psicosi?». «Scenderanno al ribasso le economie – conclude – e tutti dovranno fare passi indietro con il più grande che mangerà il più piccolo a cascata».

Musica, teatro e librerie Fabrizio Ciancaleoni, gestore di un locale estivo in corso Garibaldi ma organizzatore di concerti ed eventi itineranti per la città di Perugia, annuncia il rinvio di un importante concerto che si sarebbe dovuto svolgere al cinema Sant’Angelo con una delle sole due date italiane del tour europeo di presentazione del nuovo disco firmato dalla coppia Alexander Hacke (membro fondatore degli storici e seminali Einstürzende Neubauten) & Danielle de Picciotto (Love Parade Berlino). «Al momento – spiega – non se la sono sentita di venire in Italia per rischiare poi di contrarre il virus e contagiare la band. Hacke e il resto del gruppo sono tutti sessantenni e hanno deciso di non fare date in posti dove c’è possibilità di contagio». Al di là dell’annullamento, Ciancaleoni pensa che «è giusta la sospensione se vogliamo provare a risolvere la situazione subito e contenere la diffusione anche se questo certamente crea molte difficoltà soprattutto chi ha locali con sede fissa e che fa musica. Il Festival del giornalismo, alla luce di quanto accaduto, ha dimostrato che il loro atteggiamento era fin dall’inizio quello migliore». Gianluca di Maggio dell’Onda road di Passignano fa notare che «avremmo potuto comunque realizzare i concerti, visto che la nostra sala è abbastanza ampia e avremmo potuto garantire la distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra le persone, limitando gli accessi. Ma chissà perché questa disposizione non vale quando non si tengono concerti nel ristorante, che si potrà riempire invece senza problemi. Siamo, però, altrettanto consapevoli del clima di incertezza e di sfiducia che, a causa del Coronavirus, sta coinvolgendo gran parte delle persone che vivono nel nostro territorio, che in brevissimo tempo non sono più tanto inclini a vivere e condividere momenti di divertimento e spensieratezza. Pertanto abbiamo deciso, nonostante dubbi circa la coerenza di queste disposizioni, di rinunciare alla prossima programmazione di concerti sperando di dare anche noi un piccolo contributo allo sforzo collettivo di limitare la diffusione del virus». Lo Zut a Foligno, come altri luoghi culturali e d’intrattenimento, ha deciso di sospendere le sue rassegne musicali e teatrali insieme a tutte le attività di laboratorio e le manifestazioni pubbliche ospitate. «Consapevoli della delicatezza del momento attuale e della necessità di un comportamento responsabile da parte di tutti, ci auguriamo di poter al più presto riprendere le nostre attività artistiche e formative» affermano. Sempre a Foligno l’Astra annulla gli eventi più grandi ma tiene aperto lo spazio: «Nel rispetto della distanza di sicurezza le nostre serate si svolgeranno regolarmente ma con alcune limitazioni: verrà offerto esclusivamente servizio al tavolo e gli ingressi saranno limitati, pertanto, ai posti a sedere disponibili». Anche le librerie che organizzano appuntamenti hanno annullato gli eventi. A Perugia la Feltrinelli e la libreria Mannaggia di via Cartolari con i gestori di quest’ultima che lanciano il loro ennesimo grido di allarme: «Qualora la situazione dovesse protrarsi per tutto il mese di marzo e oltre, o addirittura peggiorare, a essere a rischio è la nostra stessa attività, che ha già subito negli ultimi giorni un notevole calo di affluenza. Naturalmente, siamo molto preoccupati per il futuro della nostra libreria di tutti i luoghi e le persone che promuovono cultura». «Resisteremo. E sarà ancora più bello tornare a vivere normalmente, godendo davvero di ogni cosa» afferma invece Fulvia Angeletti del Piccolo teatro degli Instabili di Assisi che ha annullato gli spettacoli di marzo della stagione. Per Roberto Biselli del Teatro di Sacco c’è «molta preoccupazione»: «Tutti quelli che si occupano di spettacolo dal vivo non sono protetti in questa sorta di calamità. All’artista salta il cachet ma allo stesso tempo saltano le date per ottenere i finanziamenti ministeriali. Occorre una legge che intervenga per non fare crollare tutto il sistema teatrale italiano. Questa situazione non ha fatto altro che evidenziare tutte le debolezze del sistema che non è difeso da leggi e manca quindi la tutela del settore dello spettacolo dal vivo, con ammortizzatori sociali che non abbiamo come li hanno altri settori. Questa è quindi l’occasione per fare anche una campagna di sensibilizzazione prima che sia troppo tardi».

Alternative e streaming Tra i locali c’è invece chi come il Rework di Perugia, oltre ad annullare ovviamente le serate imminenti, allo stesso tempo però si sta adoperando per trovare una soluzione «che garantisca la sicurezza delle persone nel rispetto del decreto e consenta anche di mantenere viva la socialità». «Credo che come sempre i nostri politici si siano fatti un po’ prendere la mano. Sono sempre stato contro le politiche del terrore – spiega Andrea Mortolini del Rework – sopratutto quando diventano soltanto uno strumento per evitare responsabilità e per indurre comportamenti di più facile gestione. Non si può uccidere una vita sociale per evitare una polmonite per quanto brutta può essere. Credo nella sanità pubblica e spero solo che quest’episodio spinga nel rafforzarla piuttosto che nel privatizzarla. Credo che tutto questo caos sia nato solo per la difficoltà di gestione dei numerosi casi di infezione e non per la effettiva gravità di un virus che si è voluto demonizzare, ma che in fondo non è così diverso da tanti altri. In poche parole credo che sia più giusto e facile curare il singolo prima che si arrivi a far ammalare tutto il sistema sociale che non possiamo poi guarire con semplici antibiotici». Inoltre il mondo virtuale si sta rivelando però come il terreno perfetto per provare ad annullare le distanze che, purtroppo in questo periodo, il decreto ci dice che devono esserci in quello reale. Ecco allora che qualcuno pensa all’arena digitale dello streaming come via d’uscita «per non mollare soprattutto con le idee» come afferma Chiskee del collettivo Bounce. «Questa situazione surreale – dichiara – bisogna combatterla facendo cose belle. Invito quindi tutti a stare connessi con le proprie wi-fi, perché la musica e la passione non si fermano». Pertanto nonostante la chiusura dei locali qualcosa succederà comunque via streaming.
«Urban club, Bounce Party, Riddim, Friday I’m In Rock e House Party – annuncia Chiskee – si uniranno quindi in un’unica famiglia che insieme porterà avanti, in modo del tutto gratuito e rispettoso del Decreto, le attività che sanno svolgere meglio: fare musica e intrattenere. Ci piace pensare ad un concetto semplice e primordiale: il tenere compagnia. Questo faremo. Come? Apriremo dei canali On-Line dove tramite video, podcast e dirette ci vedremo e potremo interagire. Faremo girare i nostri dischi come sempre ma in un’ambientazione diversa. Ci troveremo in delle location particolari, usciremo dai club e entreremo nei salotti di casa, nei garage di amici e così via, da li trasmetteremo la nostra musica per far passare il messaggio che anche lontano dal nostro “ambiente naturale” possiamo comunque divertirci e stare “vicini” anche se fisicamente siamo lontani». Anche altri stanno organizzando serate “virtuali” come per l’evento Red Zone Hits, con i protagonisti dello storico club di Casa del Diavolo, che sabato 7 marzo avrebbero dovuto tenere una serata al Poco Loco di Assisi. Annullata sì, senza pubblico reale, ma che diventerà altro con un pubblico virutale. I dj annunciati – Faus-T, Marco Cucchia, Ricky L, Sauro – si esibiranno ugualmente, ma in diretta sui canali social.

Preoccupazione eventi estivi Quanto durerà l’incertezza? Oltre alla coda delle stagioni invernali c’è già qualche preoccupazione per quelle estive. Ad esempio Moon in june all’Isola Maggiore potrebbe essere uno dei festival del rilancio dell’Umbria, se le cose andranno in miglioramento. Ma la preoccupazione anche per chi è impegnato nella organizzazione è evidente se la cosa non si risolve nei prossimi due mesi: «Sto lavorando per il festival e il programma è quasi chiuso – afferma Patrizia Marcagnani – ma ci sono molte incertezze e non possiamo promuovere finché non abbiamo un minimo di rassicurazione che il tutto si ridimensioni. Moon in june potrebbe essere quindi il primo evento importante della rinascita dopo il buio della paura e speriamo di poterlo realizzare per il bene di tutta la regione. Poi stiamo lavorando ad altri eventi che si dovrebbero svolgere in Umbria nei mesi estivi e quindi speriamo che non si blocchi tutto».

Speranze Finora è stata, quella dell’esperienza culturale collettiva, una sorta di forma di resistenza civile soprattutto nell’era dei social e dell’isolamento digitale. Il coronavirus ha interrotto per il momento quello che non era riuscito a fare il periodo storico in cui si stavano affermando forme sempre più digitalmente mediate di condivisione sociale. Partecipare collettivamente a esperienze intellettuali, estetiche ma anche ludiche o rituali si riflette sulle risposte fisiologiche e psicologiche del singolo individuo in quanto membro di una comunità. Ora questa comunità deve stringere i denti e agire responsabilmente, così come devono agire responsabilmente le istituzioni che non possono voltare le spalle, a maggior ragione ora. Sperando che quelle espressioni culturali collettive tipiche della nostra specie possano tornare a manifestarsi quanto prima e con più sostegni. E che da questa situazione chi lo deve fare possa capire l’importanza della cultura e dello spettacolo dal vivo come valori economici necessari sia per la storia del nostro Paese ma anche per il suo sviluppo futuro. Con l’auspicio, infine, che da questa difficile fase si possa poi presto, una volta superato il periodo di emergenza, passare ad una situazione d’opportunità per costruire un sistema migliore con l’individuazione di strumenti e soluzioni a sostegno dell’intero comparto. È questo il grido, che si spera sia ascoltato, che emerge anche dall’universo culturale umbro ai tempi del coronavirus e non solo.

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