venerdì 22 novembre - Aggiornato alle 04:06

«Ciao al mio amico Camilleri e alle sue storie. Non avrebbe voluto lasciare un’Italia così»

Il messaggio del giornalista Giuliano Giubilei: «Trasmetteva umanità e saggezza e non sopportava un Paese intriso di razzismo e cattiveria»

Andrea Camilleri con Giuliano Giubilei

Tantissimi i messaggi di cordoglio sui social per la morte dello scrittore Andrea Camilleri. Molti umbri hanno voluto ricordare lui e le sue opere. Pubblichiamo qui il messaggio scritto dal giornalista Giuliano Giubilei, che ne era amico. Fra l’altro lo stesso Camilleri aveva inviato un video messaggio di sostegno a Giubilei all’inizio della sua campagna elettorale come candidato sindaco di Perugia.

di Giuliano Giubilei

Ogni tanto di pomeriggio andavo a trovare Andrea Camilleri. La mattina non si poteva perché vestito di tutto punto, come amava dire, lavorava con Valentina fino all’ora di pranzo ai romanzi o alle altre opere che stava preparando. Gli piaceva parlare e anche ascoltare: mi colpiva la curiosità che a novant’anni, e cieco, aveva per le cose del mondo. Trasmetteva umanità, saggezza, ironia, attenzione per gli altri e ogni incontro con lui ti lasciava qualcosa su cui riflettere. Perfino sul numero di sigarette spente nel posacenere sul tavolo.

È stato un uomo molto amato: dalla straordinaria moglie Rosetta e dalle figlie, oltre che dal suo immenso numero di lettori. Ultimamente però si era intristito. Non sopportava l’idea di lasciare ai nipoti un paese ridotto così: intriso di razzismo e dominato dalla cattiveria. Sentiva di aver fallito come uomo. E poi per il livello della classe politica che ci governa: è che io sono abituato male, diceva, sono cresciuto con Moro, Berlinguer, La Malfa e prima ancora con Togliatti e De Gasperi!

Non è stato solo un grande scrittore, era l’ultimo intellettuale capace di trovare le parole giuste per intervenire e dire la sua sulle grandi questioni del paese: anche per questo era così popolare, non solo per Montalbano.

Ma per me era anche un incredibile raccontatore di storie. Non a caso nella parete del suo studio campeggiava una immensa tela, dipinta da mano popolare, che illustrava le imprese di un cantastorie siciliano che girava per i paesi dell’isola. Per dare le notizie quando ancora non c’erano la radio e la televisione, sosteneva Andrea. Qualche storia l’ha messa nei libri, io ho avuto la fortuna di ascoltarla dalla sua viva voce: come quella, indimenticabile, del suo incontro da bambino con la banda del Bandito Giuliano.

Se ne va un maestro e un amico.

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