mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 11:00

Briccialdi, stipendi 2019 in salvo: dai vertici dell’istituto è corsa alla statalizzazione

Decreto Bonisoli con emendamento conteso Lega-M5s, approvato prima della crisi di governo. Letizia Pellegrini: «Stavolta è fatta»

 

di Marta Rosati

«Storta o morta, io il Briccialdi lo salvo». Così parlò la presidente dell’istituto, Letizia Pellegrini, quando, prima ancora di qualunque forma di mobilitazione da parte del corpo docente, da poco alla guida dell’istituto, era ben cosciente di quanto la situazione debitoria di Palazzo Giocosi Mariani fosse ingarbugliata e di quanto poco avrebbe potuto fare il Comune di Terni. Dopo due anni intensi di lavoro, programmazione, interlocuzioni ad ogni livello e iniziative di vario genere, può dire, almeno a bassa voce di avercela fatta. Manca il fondamentale passaggio della domanda e l’accoglimento della stessa da parte del Miur, ma la numero uno non ha dubbi: «Ora abbiamo tutte le carte in regola perché l’operazione vada in porto. Il governo ha risolto il problema che tecnicamente impediva la nostra statalizzazione».

Briccialdi salvo nonostante la crisi di governo Prima del terremoto politico a Palazzo Chigi, la Camera aveva già approvato il cosiddetto decreto Bonisoli sulla statalizzazione degli istituti musicali pareggiati, completo di quella modifica elaborata dalla commissione competente in Senato, che garantisce il processo anche al conservatorio di Terni, nonostante il dissesto del Comune. Una misura di cui Lega e Cinque Stelle si sono contesi la paternità, mentre da via del Tribunale la notizia veniva accolta in silenzio, probabilmente per via del copioso lavoro che Pellegrini e il direttore Marco Gatti devono sbrigare per presentare istanza di statalizzazione in tempi record: «Per evitare che la burocrazia legata a questo processo interferisca con la programmazione dell’attività per il prossimo anno accademico, non aspetteremo settembre; l’obiettivo è inoltrare la domanda entro la fine di agosto». Questo il passaggio più delicato da compiere nel corso di un anno tanto turbolento, segnato anche dall’occupazione dell’istituto da parte dei docenti. Per loro restano quattro mensilità arretrate (che rientrano a questo punto nel debito di cui si farà carico lo Stato), una boccata d’ossigeno in termini di liquidità comunque è già arrivata: «Coi primi fondi statali già pervenuti e quelli in arrivo entro la fine dell’anno saremo in grado di erogare gli stipendi per tutto il 2019».

Letizia Pellegrini Scaduto il termine per la presentazione delle domande di statalizzazione, la commissione ministeriale competente dovrebbe avere 90 giorni di tempo per valutare le istanze; al periodo se ne aggiungerà probabilmente un altro per consentire eventuali osservazioni e ricorsi. Il tutto ovviamente col rebus del prossimo governo, ma nell’animo della presidente, almeno per il capitolo Briccialdi, c’è serenità. Rispetto al futuro, la numero uno dell’istituto non si sbilancia ma per via di quella frase ‘Storta o morta…’ viene da pensare che una volta andata in porto l’operazione, possa lasciare a qualcun altro la guida del conservatorio. Dalla sua nomina sono trascorsi due anni decisamente intensi, che hanno probabilmente segnato la sua vita personale e professionale; anni durante i quali per l’istituto ha peraltro lavorato a indennità zero. Sull’obiettivo del salvataggio del Briccialdi rivela: «Avevo nel cassetto piano A, B, C e D». Non sappiamo quale dei quattro abbia adottato per poter parlare oggi di ‘carte in regola per la missione statalizzazione’ ma come si dice ‘Chi la dura la vince’.

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