Currently set to Index
Currently set to Follow
giovedì 24 settembre - Aggiornato alle 00:50

Arte, luce e suono. Brian Eno dialoga con le opere della Galleria nazionale: «Arrendiamoci mantenendo il controllo»

Presentate anche dall’artista e compositore inglese le sue tre Lightbox create appositamente per un confronto passato-futuro con Piero della Francesca, Beato Angelico e Perugino

Lightbox di Brian Eno in Galleria

di Danilo Nardoni

“Se entrassi in una chiesa nel 2020, cosa spererei di vedere? Quale esperienza potrei definire trascendentale, al giorno d’oggi? Le opere che ammiriamo nei musei sono le magnifiche risposte fornite nel XV e nel XVI secolo a questa domanda. Quale, mi sono chiesto, potrebbe essere la risposta odierna?”. Parte da questi interrogativi Brian Eno per spiegare l’originale ‘Reflected’, la mostra presentata in anteprima il 3 settembre alla Galleria nazionale dell’Umbria e visitabile dal 4 settembre 2020 al 10 gennaio 2021. Domande che sono “punto di partenza e di arrivo” dell’operazione come ha detto il direttore della Galleria Marco Pierini nel corso della presentazione alla stampa che ha visto anche l’intervento in diretta streaming dell’influente artista visivo, compositore e musicista inglese. Le sue opere, tre Lightbox create per l’occasione, dialogano in maniera inedita con i capolavori di Piero della Francesca (Polittico di Sant’Antonio), Beato Angelico (Polittico Guidalotti) e Perugino (Cristo morto in pietà), i più rappresentativi del museo. Ricca di spunti, suggestioni e riflessioni la mostra: arte, luce e suono che trasportano verso una dimensione altra, trascendente e spirituale. Passato e futuro che si intrecciano. Con l’invito ad “arrendersi” mantenendo il controllo.

FOTOGALLERY DELLA MOSTRA

Sfida vinta E una possibile “risposta odierna” per Pierini è, come ha affermato, “proprio questa mostra che stabilisce un colloquio intimo ed emozionale con il visitatore perché attrae il suo sguardo e il suo animo”. “La galleria – ha spiegato il direttore del museo – non ospita di norma artisti viventi e quando ci allarghiamo alla contemporaneità arriviamo al ‘900 storicizzato. Gli artisti contemporanei entrano in galleria solo per progetti particolari e soprattutto per una lettura della nostra collezione”. Ed è proprio quello che ha fatto anche Eno. Per Pierini “è difficile per un artista contemporaneo confrontarsi con Piero della Francesca, Beato Angelico e Perugino, ma la sfida è stata vinta da Eno evitando tutte le trappole che una operazione del genere comporta”.

Passato e futuro La mostra offre così un dialogo molto suggestivo tra le opere antiche e le Lightbox di Eno, ognuna delle quali si sviluppa senza soluzione di continuità attraverso combinazioni di seducenti “paesaggi di colore” auto-generati utilizzando una serie di luci a Led intrecciate, accompagnate, nel caso di Perugino e Beato Angelico, da composizioni musicali create ad hoc: Solemn Violins per il Cristo morto in pietà e Intelligent Beauty per il Polittico Guidalotti. Le Lightbox diventano protagoniste di un’esperienza estetica nella quale le immagini, la luce e i colori si mescolano per permettere ai visitatori di immergersi in un ambiente in continua trasformazione, nella quale la percezione muta incessantemente. “Tutta l’arte è contemporanea e ci trascina sempre verso una dimensione superiore, trascendente, spirituale”: è questa la forza dell’arte secondo Pierini che sottolinea: “Le tre opere, che contribuiscono alla lettura del nostro passato e alla visione del prossimo futuro, oltre a suggerire una operazione trascendente servono anche per riattivare la spiritualità che le opere musealizzate hanno perso”. Per questo motivo il direttore della Galleria consiglia di soffermarsi “sull’opera che dialoga con il Perugino nella cappella di palazzo dei priori, in una delle sale del museo, ancora consacrata”.

Arte, luce e suono “Negli ultimi anni – ha commentato Eno – ho lavorato cercando di rallentare la musica per renderla più simile alla pittura, e dare movimento alle immagini per avvicinarle alla musica, nella speranza che le due attività si incontrassero e si fondessero nel mezzo”. Brian Eno, “musicista-non musicista” come si è lui stesso definito, inventore dell’Ambient music, produttore discografico (ha contribuito a definire e reinventare il suono di alcuni delle band più popolari degli anni ’80 e ’90) e artista visivo, ha da sempre cercato una commistione tra i vari campi d’indagine della sua ricerca creativa. “Pittura e musica – ha proseguito – sono sempre state intrecciate per me. Durante la scuola d’arte volevo fare pittura che assomigliasse alla musica, capace di cambiare nel tempo. Poi mi sono unito ad una band e ho cercato di fare musica che assomigliasse alla pittura. E mi sono accorto di essere poi arrivato dove volevo, ovvero di spostare la musica verso la pittura e viceversa. Inoltre ho iniziato a giocare con la luce come mezzo all’incirca nello stesso periodo in cui ho iniziato a suonare a metà anni ‘60”. Il mio primo pezzo con la luce è stato nel ’66 con la tecnologia di allora. Alla fine degli anni ’70 il modo migliore per controllare una luce su una superfice era utilizzare un televisore e quindi ho costruito dei pezzi sopra le tv. Potevo così creare quadri complessi utilizzando la luce”.

Arrendersi Riflettendo sugli ultimi 40 anni Eno ha inoltre detto di essersi accorto di aver fatto molte più mostre di queste opere che album musicali: “Nelle mostre suono-luce ho notato che il pubblico rimane per molto tempo e a volte ritorna anche. Questo mi fa pensare che c’è spazio per questo genere di esperienze nelle nostre vite”. Estendendo i confini temporali con un lavoro che apparentemente non ha né inizio né fine, né narrativa, Eno invita le persone a trattenersi in un luogo per un po’ di tempo: “Se un dipinto è appeso a una parete – sottolinea l’artista -, non sentiamo che ci manchi qualcosa se distogliamo l’attenzione. Invece, con la musica e il video, abbiamo ancora l’aspettativa di un qualche tipo di spettacolo, di racconto. La mia musica e i miei video cambiano, ma cambiano lentamente. E cambiano in maniera tale che non importa perderne una parte”. Uno dei messaggi che Eno vuole dare con questi lavori è quello di dire alle persone “rallentate, prendere le cose con calma”. “Le opere – spiega Eno – invitano ad arrendersi, a rilassarsi e a lasciarsi andare aspettando che qualcosa succeda. Non concepisco l’arrendersi come verbo passivo ma è uno dei modi in cui così possiamo essere coinvolti”. Prende poi come esempio per spiegare il concetto lo sport del surf: “Un serfista controlla sempre la situazione prima di cavalcare l’onda, ma poi si deve arrendere all’onda stessa. In una vita sana, insomma, dobbiamo essere in grado di controllarci e arrenderci, capendo quando farle insieme”. Per Eno sono il sesso, le droghe, l’arte e la religione i “luoghi” in cui “ci permettiamo di venir sedotti per farci portare altrove”. “Se ci troviamo in una situazione che non riusciamo a controllare – ha detto – impariamo a come arrenderci lasciandosi andare al flusso. Ed essere in grado di seguire il flusso è un talento quanto usare il controllo”.

Quarta opera Il percorso espositivo è arricchito inoltre da ‘Raphael Revisited’ (2011), una serigrafia dell’artista inglese Tom Phillips (Londra, 1937), legato a Brian Eno da un legame di amicizia e collaborazione, iniziata nel 1964 alla Ipswich Art School, nella quale Phillips insegnava. L’opera trae ispirazione da una tavoletta votiva, databile alla fine del Quattrocento, di un anonimo pittore umbro identificato in precedenza con un giovanissimo Raffaello (conservata alla Walker Art Gallery di Liverpool) che verrà utilizzata da Eno per la copertina dell’album ‘Another Green World’.

Numeri di Taddeo di Bartolo Il direttore della Galleria nazionale Pierini in conclusione ha ricordato che la mostra è la prima attività del museo in epoca Covid, dopo avere portato comunque a termine nelle settimane precedenti a questa esposizione quella su Taddeo di Bartolo. In soli tre mesi di apertura (28 maggio – 30 agosto), dopo la chiusura forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, sono stati 13.879 i visitatori che hanno ammirato i capolavori (cento tavole) del maestro senese. Un risultato ammirevole per Pierini se si conta infatti che è stato realizzato in soli tre mesi e che si è dovuto rispettare il disciplinare anti Covid-19 di regolamentazione e contingentamento dei fruitori del museo perugino, per garantire la loro sicurezza e quella del personale della Galleria. I dati parziali raccontano inoltre di un incremento in costante crescita: dai 172 visitatori nei primi quattro giorni di maggio, si è passati alle 1547 presenze in giugno, 3685 in luglio e ben 8475 in agosto. “Leggere il resoconto di questa grande iniziativa espositiva – afferma il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria – mi riempie di felicità. I numeri, freddi per loro stessa natura, testimoniano tuttavia quanto l’arte, la grande arte di cui la nostra nazione e la nostra regione è particolarmente ricca, sia stata da stimolo per rompere l’isolamento in cui ci siamo trovati nei mesi scorsi, e tornare a godere appieno, seppur con le difficoltà di accesso cui siamo stati abituati, della straordinaria bellezza che il ‘maestro del polittico’ senese ha sapientemente dosato nei suoi capolavori”.

I commenti sono chiusi.