mercoledì 19 giugno - Aggiornato alle 22:59

Amelia Doc, quest’anno il calice è amaro: dopo quattordici edizioni arriva lo stop

Gli organizzatori della manifestazione vinicola: «Esperienza straordinaria ma ora siamo rimasti soli, le istituzioni ci hanno tolto gli aiuti»

Calice amaro per Amelia Doc: la manifestazione capace di richiamare ad Amelia centinaia di appassionati del vino – per 14 anni in fila al chiostro del Boccarini per degustare i prodotti vinicoli dell’Amerino, del Narnese e del Ternano – quest’anno non si terrà.

Il saluto Gli organizzatori si chiamano fuori e sabato sera hanno organizzato ad Amelia, tra le tele della pinacoteca comunale del Boccarini, un convegno ancora una volta incentrato sul vino, il mangiare sano, l’approfondimento di modelli e territori che dall’alimentazione hanno saputo ricavare reddito, identità, prospettive per l’intera comunità. «Siamo rimasti soli – ha detto Luciano Rossi uno degli ‘attivisti’ di Amelia Doc – le istituzioni, dal Comune fino alla Regione, passando per la Provincia, la Camera di Commercio e la Fondazione Carit, si sono via via ritirate. La manifestazione si regge sul volontariato, sulla nostra passione, ma un minimo di dotazione economica, per una manifestazione capace di richiamare persone e di tenere alta l’attenzione sulle cantine produttrici del territorio, ci vuole».

Le reazioni «Si è trattata di una esperienza per certi versi straordinaria – dice il presidente di Amelia Doc Federico Nicolucci – un territorio piccolo, con una connotazione vinicola seppure degna del doc non rinomatissima rispetto ad altri territori italiani e della stessa Umbria, è riuscita a fare cose che hanno visto ad Amelia, negli anni, i maggiori esperti del settore, abbiamo messo in campo decine e decine di iniziativa anche nell’ottica di allargare gli orizzonti». Gli orizzonti di Amelia Doc si sono dunque chiusi ieri sera. A fianco delle tele di Piermatteo D’Amelia una degustazione dei vini della Valtellina e soprattutto dei formaggi della Valle del Bitto. Una produzione di appena mille e cinquecento forme che è conosciuta negli Stati Uniti come in Giappone. «Il nostro è un ottimo prodotto, uno dei formaggi a maggiore redditività del mondo – ha detto Paolo Ciapparelli, il grande guru del formaggio d’alpeggio – ma penso che la differenza l’abbia fatta l’aver saputo raccontare il nostro territorio, il nostro lavoro. Le nostre mucche e le nostre capre mangiano solo erba, i nostri casari ripetono operazioni secolari. Chi compra il nostro formaggio compra cultura, salvaguardia ambientale, uno stile di vita non globalizzato».

La storia Il modello del Consorzio di salvaguardia del Bitto storico è un modello applicabile all’Amerino-Narnese? «Il livello di identità e di coesione sembra essere un po’ diverso. La storia della manifestazione Amelia Doc è quello del mancato connubio tra passione e produzione. La manifestazione nasce da un gruppo di amici uniti dall’amore per il buon bere. Francesco Persi, Andrea Castellani, Sauro Chippafreddo: degustatori eccellenti, ma quasi tutti impegnati in altre attività per vivere. Le cantine, che pure in questo territorio sono elementi agroalimentari importanti, hanno aderito volentieri a questa vetrina, ma non se ne sono mai fatte carico. Non sono mai entrate nell’organizzazione. Scelte commerciali e di promozione del prodotto del tutto legittime, ma evidentemente non legate al territorio». «In effetti viene da domandarsi – dichiara Giampaolo Gravina, amerino di nascita e critico enologo di ribalta nazionale – che prospettive potesse avere una manifestazione che si chiama Amelia doc, un doc che le cantine che vanno da Amelia sino a Terni non amano rivendicare, preferendo l’Igt Umbria per imbottigliare».

L’identità vinicola Oggi, a rischio, sembra soprattutto il doc Amelia, l’unità e l’identità vinicola dei comuni inseriti nel disciplinare: Giove, Penna in Teverina, Alviano, Amelia, Calvi dell’Umbria, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Narni, Otricoli, Sangemini, Stroncone e Terni . Il decollo in questi 30 anni non c’è stato. Il doc Amelia arriva agli inizi degli anni 90. Una lunga battaglia, animata in particolare dalla Cantina Sociale di Amelia e dal suo storico presidente Edoardo Mazzocchi. Una cantina, all’epoca, molto incentrata sulla qualità, mossa dalla voglia di veleggiare nel già vastissimo mercato del vino con prodotti, come dicono gli esperti, strutturati. Sono gli anni del Carbio e Rocca Merina, vini di eccellenza. Un progetto ambizioso. Poi nel 2000 le difficoltà finanziarie e i nuovi assetti proprietari, con prodotti a larga diffusione. Tutto perso, dunque? I 14 anni di Amelia doc sicuramente qualcosa lo hanno lasciato: al convegno di sabato almeno cento persone a parlare di territorio, sviluppo sostenibile, di enogastronomia. Una sedimentazione culturale che rammenta l’attecchimento e la tenacia della vite.

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