lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 00:06

Al prete non piace l’opera contemporanea e ci piazza una statua della Madonna sopra

E’ dell’artista Fiorucci, ha fatto parte dei lavori d’arte contemporanea del 2008 alla Quadriennale di Roma

L'opera di Danilo Fiorucci alla Quadriennale

di Maurizio Troccoli

Non è la prima volta che accade e la contemporaneità se ne farà una ragione. Questo rimbalzo tra arte e vita può partorire equivoci. E gli equivoci dei veri e propri scempi. L’ultimo, a Perugia, con un’opera di Fiorucci.

INTERATTIVO: trascina a destra e sinistra per prima e dopo

Accadde a Duchamp con la sua ‘la Porte, 11 Rue Larrey, Paris’, appunto il portone di un appartamento di Parigi in cui aveva vissuto, trasportato ed esposto alla Biennale di Venezia del 78, e in seguito verniciato di bianco da alcuni operai che andavano di fretta e ravvisarono la necessità di ripulirlo. Ma è accaduto anche a Joseph Beyus quando a Leverkusen, in Germania, 5 anni prima di quanto successo a Duchamp, al castello di Morsbroich, durante una cena di gala, le donne di servizio pensarono di ripulire ‘la vasca’ dipinta dall’artista. Se ne accorgerà il collezionista, proprietario, quando le sue opere rincaseranno, dopo le esposizioni in giro per il Paese. Nel caso di Duchamp, il risarcimento riconosciuto fu di 400 milioni di lire.

LA FOTOGALLERY

Episodi simili sono accaduti anche a Bolzano, all’esposizione al ‘Museion’ quando le addette alle pulizie hanno rimosso l’opera che era una installazione ‘Dove andiamo a ballare questa sera’, delle artiste Goldschmied & Chiari, nel 2015 e nella sala Murat del Comune di Bari, nel 2014, quando un’opera finì letteralmente in discarica, cioè consegnata dall’impresa di pulizie nelle mani dei netturbini, per un risarcimento di 12mila euro. A Ravenna, invece, sempre nel 2014, l’opera di Eron (Davide Salvadei), fu semplicemente stuccata. Visto che si trattava di un buco nel muro. Insomma di equivoci più o meno noti, nella contemporaneità se ne trovano. Ma a Perugia è accaduto qualcosa che se non ha dello straordinario, quantomeno ha del curioso e singolare. Un prete non ne vuole proprio sapere di quell’opera e ci fa un basamento. E’ quella di Danilo Fiorucci, riconosciuto artista perugino, esposta alla Quadriennale di arte contemporanea, nel 2008 a Roma. Quanto accaduto si inserisce in un antico dialogo tra arte e religione e che, in questa occasione, ha trovato un risvolto che rischia di essere più che chiacchierato. Risolvendosi con la distruzione dell’opera e la sua trasformazione funzionale. Si potrebbe dire.

L’opera danneggiata e trasformata in basamento

Siamo a Valfabbrica, qui Fiorucci ha consegnato, con tanto di cerimonia e di celebrazione ufficiale e istituzionale, la sua opera scultorea dedicata a San Sebastiano. Il perimetro è quello del cammino francescano, l’area è quella della chiesa della Madonna del Chiascio, l’opera è in pietra Serena, un blocco cilindrico estratto nella cava dei fratelli Borgia, a Tuoro sul Trasimeno. San Sebastiano è il santo da sempre raffigurato trafitto dalle frecce dei soldati di Diocleziano. Quel manufatto ne è la sintesi. Che si materializza nella lacerazione di quelle ferite. Diventate traforo rosso sangue nella pietra, dove le dimensioni di qua e di là stabiliscono un contatto visivo. Sulle ferite, il dolore, il sacrificio, tanto la religione quanto l’arte, hanno partorito riflessioni, meditazioni profonde, opere e strade del pensiero. Ma questo non è bastato a sollevare nel sacerdote di questa chiesa la sensibilità di preservare quanto un artista, ma anche una Comunità, hanno deciso di donare a questo luogo, crocevia di pellegrini e viandanti. Intanto la targa dell’opera è divelta. Il cilindro in pietra serena è manomesso e in parte sfondato per consentire il passaggio di cavi elettrici. L’opera di Fiorucci è ora un basamento. Sostiene la nuova statua della Madonna.

I commenti sono chiusi.