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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 13:33

Umbria, appalti delle aziende sanitarie e ospedaliere: tutte le accuse ai 20 indagati

Due società coinvolte e sei accusati di corruzione. Nel mirino le assunzioni dei parenti ma anche ‘le indicazioni della politica’

Operatori in un ospedale umbro (foto Fabrizio Troccoli)

 

di Enzo Beretta 

Venti persone, tra dirigenti, amministratori, funzionari pubblici e dipendenti, e due società, sono state indagate dalla Procura di Perugia impegnata nell’inchiesta sugli appalti delle aziende sanitarie e ospedaliere dell’Umbria. Più nello specifico gli accertamenti della guardia di finanza, diretta dal colonnello Antonella Casazza, hanno riguardato l’affidamento dei servizi di pulizia e sanificazione, il ‘lavanolo’ e ricondizionamento dei dispositivi tessili e superfici antidecubito, la fornitura di apparecchiature medicali tra il 2014 e il 2020. 

Due società coinvolte Le due società coinvolte sono la Servizi Associati e la Servizi Ospedalieri. All’esito degli accertamenti delle fiamme gialle sono state formalizzate le contestazioni da parte della  Procura della Repubblica di Perugia alle venti persone indagate: le ipotesi di reato vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio alla turbata libertà degli incanti, passando per l’inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Vengono contestati, sempre a vario titolo, episodi di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e di falsità ideologica. 

L’avviso di conclusione delle indagini Le persone che in queste ultime ore hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sono Reno Vitali, Emilio Duca, Serena Zenzeri, Roberto Bacchetta, Carlo Nicastro, Patrizia Valentinucci, Lucio Scarponi, Silvano Mei, Ennio Ruggeri, Cristian Calvi, Massimiliano Aniello De Marco, Fabio Luppino, Rosa Maria Franconi, Claudio Zucchetti, Paola Panzarola, Diamante Pacchiarini, Fabio Madonnini, Tullio Coccoli, Susanna Sodo e Michele Duranti. Come detto sono coinvolte nelle indagini  la Servizi Associati, in persona del legale rappresentante Simonetta Morini, e la Servizi Ospedalieri Spa (legalmente rappresentata da Massimiliano Aniello De Marco).

Tre episodi di corruzione Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, che si compone di 15 pagine, ci sono tre capi d’accusa relativi a presunti casi di corruzione. Il primo caso riguarda la Servizi Ospedalieri e si legge che Valentinucci, perugina di 60 anni, ha ricevuto «utilità», «affinché curasse gli interessi della società nella gestione dell’appalto di pulizia e sanificazione». Viene accusata di aver «posto in essere anche atti contrari ai doveri d’ufficio» come quando, ad esempio, «non ha vigilato in modo efficace sulla corretta esecuzione del contratto d’appalto» e si è «impegnata a trovare soluzioni per non far emergere anomalie nell’esecuzione dello stesso». In cambio – sostengono i magistrati – ha ottenuto l’assunzione del compagno della figlia al magazzino e al guardaroba della Servizi Ospedalieri (e poi a tempo indeterminato come responsabile dell’hub di Foligno) e il contratto di lavoro per il figlio di un’amica «con mansioni di guardarobiere addetto alla sartoria». Valentinucci, però, è anche accusata di aver «curato gli interessi della Servizi Associati nella prosecuzione dell’appalto di pulizia e sanificazione, nella sua esecuzione e nella redazione del nuovo capitolato» mediante «atti contrari ai propri doveri d’ufficio», ottenendo in cambio – sempre secondo la versione accusatoria – un paio di contratti di lavoro per il figlio «assunto a tempo indeterminato dalla Decoro Urbano Scarl (società partecipata al 45% da Servizi Associati Coop)» e l’assunzione della figlia «per lo svolgimento di mansioni di ‘operaio generico’ alle dipendenze della Ecls Soc. Coop., società partecipata al 49% dalla Servizi Associati». 

La proroga Nel capo «6» delle imputazioni compare il nome di Serena Zenzeri, ritenuta responsabile di aver «avallato la proroga del contratto d’appalto in favore della Servizi Associati del ‘servizio di pulizia e sanificazione’ presso la struttura ospedaliera per 36 mesi, per un corrispettivo di 19 milioni di euro e a discapito delle imprese concorrenti cui veniva impedito di partecipare alla procedura negoziata». Pure lei – emerge dalle carte dell’inchiesta coordinata dai pm Mario Formisano e Paolo Abbritti, gli stessi di Concorsopoli – ha ottenuto l’assunzione del figlio.

«Inadempienze nella consegna delle divise» Calvi, De Marco, Luppino, Mei, Ruggeri e Valentinucci vengono ritenuti responsabili di «non aver adempiuto agli obblighi derivanti dal contratto d’appalto concluso con la Ausl Umbria 1, impresa esercente servizi di pubblica necessità», in quanto «facevano mancare parte delle cose e opere necessarie all’impresa». I magistrati inquirenti parlano di «inadempienze nella consegna delle divise per il personale» di varie strutture e di «omissioni» da parte di Valentinucci che «impediva ai vertici dell’Ausl Umbria 1 di poter intervenire attivamente». Ecco che nel carnet di accuse riguardanti la Servizi Ospedalieri Spa si legge che la società «aveva come vantaggio una posizione di accondiscendenza della funzionaria pubblica Valentinucci. Quest’ultima, peraltro, pur avendo ricevuto numerose segnalazioni di disservizi, di non conformità e di mancate consegne provenienti dai vari presidi Ausl Umbria 1 sul territorio, ometteva l’invio di formali e tempestive segnalazioni agli impegni assunti nel contratto di appalto, facendo così in modo che non venissero attivati i meccanismi sanzionatori». 

Rapporti di parentela In più la società «non adottava misure idonee per la selezione dei lavoratori finalizzate ad escludere rapporti di parentela tra le persone da assumere con pubblici funzionari che dovevano decidere sulle assegnazioni degli appalti o sulla conduzione degli stessi». Per quanto riguarda, invece, la Servizi Associati Soc. Coop., si legge che a Zenzeri e Valentinucci «venivano corrisposte utilità ottenendo in cambio che le due pubbliche funzionarie favorissero la società nella gestione dell’appalto del ‘servizio di pulizia, sanificazione e servizi integrati’ in favore dell’Azienda ospedaliera di Perugia e della Usl Umbria 1». 

Ancora Emilio Duca Ecco dunque le accuse all’ex dg del Santa Maria, Emilio Duca, all’ex direttore sanitario Pacchiarini e a Madonnini, titolare della Medical Line: «Turbavano mediante collusioni e mezzi fraudolenti la procedura negoziata per la fornitura di un sistema di monitoraggio multiparametrico continuo, indossabile dal paziente da destinare ad alcune strutture complesse dell’Azienda (pronto soccorso, Obi, medicina interna, interna vascolare d’urgenza, chirurgia generale)». 

Punteggi ‘sballati’ Infine Bacchetta (presidente della commissione giudicatrice della procedura ristretta relativo all’affidamento del servizio di lavanoleggio e di ricondizionamento di dispositivi tessili e superfici antidecubito delle aziende sanitarie e ospedaliere della Regione Umbria, indetta da Umbria Salute Scarl), Coccoli, Nicastro e Sodo, che «turbavano la procedura mediante collusioni e condotte fraudolente consistite nel fornire indicazioni riservate alla società So.ge.si. Srl e nell’alterare la valutazione tecnica attribuita alle offerte della società Servizi Ospedalieri e So.ge.si; essi, infatti, per assecondare indicazioni ricevute da esponenti politici (non meglio specificate, ndr), attribuivano una valutazione tecnica delle offerte pervenute in modo da favorire la So.ge.si, a cui attribuivano il punteggio massimo di 60, rispetto alla Servizi Ospedalieri Spa a cui attribuivano il punteggio di 54,80, pur essendo consapevoli del fatto che i prodotti e i servizi offerti dalle due società si equivalevano. Tale differenza di valutazione espressa nei verbali non corrispondeva al reale giudizio dei membri della commissione». 

Turbata libertà degli incanti Nell’ultimo capo d’accusa c’è ancora il nome di Emilio Duca, affiancato a quello di Michele Duranti. Vengono entrambi ritenuti responsabili del reato di turbata libertà degli incanti. L’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia e il componente della commissione di gara per la procedura ristretta per la fornitura ‘chiavi in mano’ di due apparecchiature Tac multistrato da destinare alla struttura di Radiologia 1 «turbavano mediante collusioni e mezzi fraudolenti» la gara: «Duca segnalava a Duranti il suo interessamento per l’aggiudicazione della procedura in favore di Philips Spa e lo invitava a intervenire fattivamente per raggiungere tale obiettivo», Duranti dal canto suo «informava Duca in merito ai punteggi provvisoriamente assegnati alle ditte concorrenti dopo la valutazione dell’offerta tecnica e circa l’offerta economica formulata da Siemens prima che venissero aperte le buste». 

Le prossime mosse delle difese Gli avvocati impegnati nelle difese degli indagati sono Luciano Ghirga, Cristian Brutti, Francesco Falcinelli, Luca Gentili Claudio Lombardi, Giovanni Zurino, Daniela Bacchetta, Leonardo Gabrielli, Marco Nicastro, Simone Manna, Giancarlo Viti e Vittorio Lombardo. Entro i prossimi venti giorni gli indagati potranno presentare memorie difensive, potranno produrre documenti, depositarne altri relativi a eventuali investigazioni difensive, chiedere ai pubblici ministeri Mario Formisano e Paolo Abbritti di compiere ulteriori atti di indagine, presentarsi per rilasciare dichiarazioni oppure chiedere di essere sottoposti a interrogatorio. 

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