venerdì 22 febbraio - Aggiornato alle 13:20

Uccise l’amico con un pugno, chiesto il rito abbreviato e la perizia sulle cause di morte

Procura conferma: «Gioco violento e colpo fatale». La difesa chiede anche l’audizione del proprio consulente

Emanuele Tiberi morto dopo un un pugno

di Chia.Fa.

Uccise l’amico con un pugno per un gioco violento: la procura chiede il giudizio immediato per Cristian Salvatori accusato dell’omicidio preterintenzionale di Emanuele Tiberi e la difesa il rito abbreviato condizionato a una perizia sulle cause delle morte e all’audizione del consulente di parte, il prof Vincenzo Pascali. Il docente, infatti, contesta in più punti la ricostruzione del medico legale della procura di Spoleto, secondo cui a causare la morte del giovane nursino è stato proprio «la condotta di Salvatori diretta a cagionare lesioni, consistita con un violentissimo pugno alla testa che ne ha provocato la morte».

Chiesto rito abbreviato e perizia Una ricostruzione, questa degli inquirenti, respinta dagli avvocati della difesa David Brunelli e Francesco Crisi sulla scorta della relazione consegnata dal prof Pascali, che evidenzia una serie di criticità rispetto al nesso di causa ed effetto tra il pugno e la morte di Tiberi, che a suo dire non è provato. Il perito della difesa, infatti, considera le evidenze esterne incompatibili con un colpo fatale, arrivando a ipotizzare che l’emorragia cerebrale non sia dipesa dal pugno, bensì da altri fattori, come le condizioni psicofisiche della vittima all’alba di quella tragica domenica, ma anche su quanto accaduto dopo il pugno che ha fatto perdere i sensi a Tiberi, secondo alcune testimonianze a quel punto spostato su una sedia in attesa dei soccorsi e arrivato in ospedale un’ora dopo. Opposta la ricostruzione del sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno che, nel decreto per il giudizio immediato davanti alla Corte d’Assise del trentatreenne imputato per omicidio preterintenzionale, evidenzia «la condotta di Salvatori diretta a cagionare lesioni, consistita con un violentissimo pugno alla testa che ne ha cagionato la morte», mettendo in chiaro che per l’accusa quel colpo «ha provocato l’emorragia subaracnoidea, l’edema cerebrale massivo e il decesso». Si apre, dunque, il processo sul dramma consumatosi a Norcia all’alba del 29 luglio davanti a La Vineria, quando per un gioco violento ha perso la vita Tiberi e il coetaneo è finito in carcere con l’accusa di omicidio preterintezionale, che prevede una pena da 10 a 18 anni. La prima udienza è stata fissata per il 21 febbraio, quando il gup del tribunale di Spoleto dovrà pronunciarsi sulle richieste di costituzione delle parti civile, Ferrigno ha indicato come parti offese i genitori e i fratelli di Tiberi, e soprattutto sulle richieste della difesa: rito abbreviato condizionato a una perizia sulle cause della morte della vittima.

@chilodice

 

 

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