martedì 16 ottobre - Aggiornato alle 00:21

Tutti in allarme per quella violenta rapina: ma il gestore si è fatto massacrare apposta

Ha finto tutto insieme al suo complice ma le indagini l’hanno scoperto. Il finto aggressore deve rispondere anche di lesioni

Rapina foto archivio. F.Troccoli

Era stato uno dei fatti di cronaca che aveva destato particolare clamore negli ultimi tempi nell’Alta Valle del Tevere e, in particolare, a San Giustino, creando apprensione e allarme sociale nella comunità della piccola cittadina umbra. In particolare, sono le 4.00 circa del 7 gennaio di quest’anno, quando una pattuglia della stazione carabinieri di San Giustino, in servizio perlustrativo, nel transitare vicino all’esercizio commerciale, nota qualcosa di strano: un bar, situato nel centro cittadino, benché fosse giorno di chiusura, essendo domenica, ha le luci interne accese. I militari decidono di controllare scendendo dal mezzo. Si avvicinano alla porta d’ingresso, chiusa ma non a chiave, attraverso il vetro notano il gestore seduto su di una sedia, legato alla stessa con mani e piedi, con il volto palesemente tumefatto. Immediatamente, i militari fanno irruzione e liberano il titolare che a stento riesce a parlare. In merito, il gestore ha riferito ai militari di essere stato picchiato all’interno dell’esercizio commerciale, derubato della merce presente e quindi lasciato legato su di una sedia dai presunti malviventi. Un’attenta disamina della versione fornita, dello stato dei luoghi e il modo di operare dei presunti malfattori lasciano non poco perplessi gli investigatori, tanto da ritenere non pienamente plausibile il fatto così come narrato. Da qui l’inizio di un’articolata e complessa attività investigativa, condotta dai carabinieri della stazione di San Giustino e del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia tifernate, tutti coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Perugia, Giuseppe Petrazzini, che nei giorni scorsi ha permesso di notificare a quel gestore dell’esercizio commerciale, un italiano di 39 anni, e al suo complice, un 36enne di origine albanese, un avviso di conclusione delle ndagini preliminari. Pesanti le accuse per i due: concorso, a vario titolo, nella simulazione del reato di rapina, nell’appropriazione indebita di sigarette, gratta e vinci, ricariche telefoniche e nel furto di denaro presente nelle slot machine del bar. Al solo extracomunitario è stato anche contestato il reato di lesioni personali ai danni del citato gestore.

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