martedì 25 giugno - Aggiornato alle 03:41

Trasfusione di sangue infetto 31 anni fa: arriva il maxi risarcimento

Vittima una donna amerina oggi 56enne, le fu iniettato sangue con epatite C: Tar dell’Umbria ordina al ministero di pagare

di Chia.Fa.

Sessanta giorni di tempo al ministero della Salute per risarcire con oltre 300 mila euro la donna amerina, oggi cinquantaseienne, cui nel 1988 fu iniettato sangue infetto nell’ospedale cittadino. A stabilirlo il Tar dell’Umbria con una sentenza che dà esecuzione alla decisione del tribunale civile di Perugia, che già nel dicembre 2016 aveva dato ragione alla donna, assistita dagli avvocati Cinzia Calvanese e Doriana Succhiarelli, riconoscendole il maxi indennizzo per emotrasfusioni con sangue infetto da epatite C, del cui controllo è responsabile il ministero. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani.

In questo senso la donna si è presentata davanti al collegio dei giudici amministrativi (presidente Potenza, a latere Amovilli e Mattei) per chiedere il versamento del risarcimento a cinque a zeri, mentre il ministero della Salute, che si è costituito in giudizio, non ha contestato la richiesta della donna, su cui anche il Tar dell’Umbria «non rileva ragioni per negarla, non avendo il ministero provveduto al pagamento delle somme in questione». Da qui la decisione di ordinare «entro il termine perentorio di 60 giorni» il pagamento in favore della cinquantaseienne amerina vittima della trasfusione di sangue infetto. Se il ministero della Salute dovesse continuare a fare orecchie da mercante, ossia a non versare 305.428,84 euro alla donna, automaticamente sarebbe nominato commissario ad acta per l’esecuzione della sentenza il direttore generale del Personale, dell’organizzazione e del bilancio del ministero o un suolo delegato, «il quale entro 30 giorni provvederà – è la decisione del Tar dell’Umbria – all’integrale esecuzione della sentenza». Dopo 31 anni arriva il maxi risarcimento.

@chilodice

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