martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:44

Traffico rifiuti pericolosi via mare: sequestro stabilimenti a Orvieto

Inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Sette agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine della guardia costiera

Il gip di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e disposto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti situati in Orvieto e nel Viterbese, oltre a svariati milioni di euro da sequestrarsi per destinare a confisca, nell’ambito di un’indagine della Guardia costiera impegnata a sgominare un presunto cartello di imprese ritenute responsabili di aver animato un traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati. Questi ultimi – si apprende in una nota – spediti via mare su container da alcuni porti italiani come quello di Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna, raggiungevano le destinazioni di Cina, Indonesia, Pakistan e Corea. Le operazioni, dirette personalmente dall’ammiraglio Giuseppe Tarzia, all’epoca dei fatti comandante del porto di Civitavecchia, ed oggi di Livorno, sono in corso dall’alba di mercoledì con l’esecuzione di numerosi arresti e sequestri di aziende in varie regioni d’Italia: Lazio, Toscana e, appunto, Umbria.

Sequestro a Orvieto Come detto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti ha riguardato anche la nostra regione e più in particolare ha riguardato la zona di Orvieto. Stando a quanto emerso dalle indagini le persone arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati: dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia – si è appreso – lo rivendevano come materiale recuperato e ‘pronto forno’ per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti in Italia subivano una semplice ‘macinatura’ per poi essere spediti nei vari Paesi ancora fortemente inquinanti.

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