Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 18 gennaio - Aggiornato alle 20:21

Traffico di rifiuti in Vus, cinque indagati e sequestrati 811 mila euro

Avviso di garanzia per l’ex presidente Salari e l’ex dg Rossi. Contestata anche la truffa aggravata ai danni dei 22 Comuni soci. Azienda: «Nessuna ripercussione su servizi»

Salari e Rossi

di Chia.Fa.

Sequestro preventivo di 811 mila euro di denaro depositato sui conti correnti di Vus spa e cinque indagati, tra cui l’ex presidente del Cda Maurizio Salari e l’ex direttore generale Walter Rossi. Ci sarebbe il mancato recupero dei rifiuti, se non in percentuali molto limitate, il trattamento inefficace della frazione organica dei rifiuti nell’impianto di Casone (Foligno) e la mancata attivazione della linea di produzione del Css, al centro dell’inchiesta coordinata dalla procura distrettuale Antimafia di Perugia, titolare del fascicolo Massimo Casucci, che ha ipotizzato i reati di attività organizzata per traffico di rifiuti, truffa aggravata ai danni dei 22 Comuni soci, frode nelle pubbliche forniture e violazioni delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) a carico di cinque persone.

Traffico di rifiuti, 5 indagati in Vus Le indagini sono dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Perugia, che ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo del gip Natalia Giubilei, e hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati si Salari, Rossi, Roberto Calcabrina (responsabile operativo dell’impianto di Casone) e Paolo Bordichini (responsabile tecnico sia di Casone che della discarica Vus di Sant’Orsola) «per aver gestito l’impianto di Casone in modo tale da smaltire in discarica in media l’80,5 per cento dei rifiuti in ingresso, con limitata produzione di ammendante compostato (risultato non conforme all’uso in agricoltura) e con produzione di compost fuori specifica privo delle proprietà chimico fisiche per essere utilizzato quale copertura giornaliera delle discariche per superamento dei valori limite dell’indice respirometrico dinamico», come si legge nelle carte dell’accusa.

Mancato avvio della linea di produzione Css Ai quattro viene anche contestato di «non aver avviato la produzione di Css nonostante – scrive il pm – l’impianto  fosse in condizione di produrlo, aggravando in tal modo il carico ambientale della discarica di Sant’Orsola, che conseguentemente si esauriva in modo anticipato con conseguenti maggiori oneri economici connessi alla gestione post mortem». Secondo gli inquirenti lo scopo era era conseguire un «ingiusto profitto, costituito da un risparmio per Vus sugli oneri di gestione del servizio», quantificati appunto in 811 mila euro, mentre per Rossi anche dagli «incentivi premianti per il raggiungimenti degli obiettivi, che secondo la procura di Perugia non sono stati conseguiti per l’inefficacia dei trattamenti e la generale assenza di recupero di materia o di energia nella gestione dei rifiuti urbani».

Truffa ai danni dei Comuni A carico di Salari e Rossi, in questo senso, la procura ipotizza anche il reato di truffa, «perché, rappresentando all’Ati 3 dell’Umbria (Foligno, Spoleto e Valnerina) la corretta gestione dei rifiuti, avrebbero indotto in errore i 22 Comuni soci, i quali pagavano servizi per trattamento e recupero in realtà non effettuati, subendo così un ingiusto danno in violazione del contratto di servizio», quantificato negli 811 mila. Sempre in questo ambito i due ex vertici di Vus devono anche rispondere dell’accusa di frode in pubbliche forniture, perché, «preferendo il conferimento in discarica al recupero, venivano meno agli obblighi contrattuali assunti coi Comuni e si facevano pagare ugualmente la fornitura di servizi che di fatto non eseguivano».

Compost irregolare in tre discariche Contestata ai quattro anche la «gestione ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi (compost fuori specifica) stimati in 3.500 tonnellate non conformi e provenienti dalle operazioni di trattamento meccanico biologico di Casone». Secondo gli inquirenti, «il mancato rispetto dei valori limite consentiva l’abbattimento dei costi di gestione derivanti dall’omesso completamento delle operazioni di trattamento con conseguente mancato raggiungimento di maturazione della frazione organica nell’impianto, cosicché i rifiuti venivano conferiti nelle discariche Sant’Orsola di Spoleto (882 tonnellate), Colognola di Gubbio (quasi 1.900 tonnellate) e Belladanza di Città di Castello (775 tonnellate), tutti non autorizzati alla ricezione di rifiuti speciali con tale parametro superiore ai limiti di legge». Tutti gli indagati, compreso il quinto, ossia Massimo Benedetti, responsabile del processo flusso delle aree di stoccaggio di Casone, devono anche rispondere di violazioni ambientali in relazione al mancato rispetto delle prescrizioni contenute nelle Autorizzazioni integrate ambientali relative all’impianto di Casone.

Vus: «Nessuna ripercussione su servizi» In una nota l’azienda conferma «piena fiducia nell’operato degli inquirenti affinché venga accertata la corretta gestione del citato impianto. Valle Umbra Servizi S.p.A. precisa, inoltre, che questa vicenda non ha alcuna ripercussione sulla continuità del funzionamento dell’impianto e dei relativi servizi erogati».

@chilodice

I commenti sono chiusi.