martedì 24 novembre - Aggiornato alle 19:13

Terrorismo, perquisizioni Digos: indagati due frequentatori della comunità islamica

Perugia, sequestrati computer. Gabrielli: ‘Viviamo dentro una minaccia ma buona integrazione tra intelligence e forze di polizia’

centro islamico, foto archivio

Due abitazioni alla periferia di Perugia sono state perquisite per indizi che fanno pensare al terrorismo di matrice islamica.

L’inchiesta Le indagini, coordinate dalla Dda della procura perugina,  si sono sviluppate negli ambienti islamici di Perugia, particolarmente nella comunità di Ponte Felcino. E’ intervenuta la Digos, insieme alla polizia postale per sequestrare materiale informatico sospetto e per perquisire l’abitazione dei due stranieri nel mirino degli inquirenti. Il materiale è al vaglio degli specialisti (diretti dal vice questore Pierandrea Taurelli). L’accusa nei loro confronti è di associazione con finalità di terrorismo e apologia del delitto di terrorismo. L’attività – si apprende in ambienti investigativi – è stata svolta nell’ambito del monitoraggio degli ambienti del radicalismo islamico a Perugia e, in particolare, del centro islamico di Ponte Felcino. Struttura, nel 2007, già al centro di un’indagine della Digos per un’attività di addestramento al terrorismo che coinvolgeva l’imam di allora e altri due stranieri, tutti rimpatriati dopo essere stati condannati.

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Il capo della polizia «L’impegno della polizia è massimo ma ciò non significa che il rischio è zero né che ci sia sicurezza assoluta – ha commentato il capo della polizia, Franco Gabrielli. Da tempo ci stiamo concentrando sul fenomeno e interveniamo laddove si presentano circostanze o situazioni che attirano la nostra attenzione. Il sistema di sicurezza è impegnato giorno e notte e funziona in un Paese dove c’è una buona integrazione tra l’intelligence e le forze di polizia. Viviamo tempi difficili – ha proseguito – viviamo dentro una minaccia. L’ho detto in tutte le salse e qualcuno mi ha accusato di mettere le mani avanti. Questo è un Paese bislacco anche da questo punto di vista». Ancora: «Se uno dei massimi responsabili della sicurezza del Paese dice che anche da noi possono avvenire determinati fatti viene preso a pietrate perché esiste questa sorta di ipocrisia ma io sono un sostenitore del dire in pubblico la verità e ne porto le conseguenze. Risulto simpatico a qualcuno, meno ad altri». «Rispetto ai politici – ha concluso Gabrielli – però ho un grande vantaggio: non devo ricercare il consenso, ho solo un imperativo che è il rispetto della legge. Peraltro la mia amministrazione ha uno straordinario motto, ‘Sub lege libertas’, ossia la libertà sta solo sotto la legge. Ciò mi offre una condizione che i politici non hanno perché necessariamente devono rincorrere il consenso che molto spesso sta nella pancia più che nella testa delle persone. Personalmente cerco di stare in pace con la mia coscienza».

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