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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:16

Istigazione al terrorismo: anarchici pronti all’attacco in tempi di Covid. «Il nuovo bersaglio sono i No Vax»

Ros di Perugia indaga sei persone: nel mirino un giornale clandestino. Danneggiato automezzo delle Poste

Il Cricolaccio di Spoleto

di Enzo Beretta

Sei persone, appartenenti a un presunto gruppo anarco-insurrezionalista sono indagate dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta portata avanti dai carabinieri del Ros. Vengono accusati, a vario titolo, di aver istigato al terrorismo e all’eversione dell’ordine democratico attraverso un periodico clandestino chiamato «Vetriolo». Alfredo Cospito, il principale indagato, l’ideologo del gruppo, già finito in carcere per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo, Roberto Adinolfi, gambizzato nel 2012 a Genova, e condannato a vent’anni nel processo Scripta Manent contro il Fai, è destinatario della misura cautelare dietro le sbarre, lo spoletino Michele Fabiani (34 anni) è agli arresti domiciliari mentre altre quattro persone sono soggette a obbligo di firma o di dimora in varie città d’Italia.

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Il periodico clandestino Il primo numero del «giornale di denuncia o da denuncia», così veniva definito, è uscito nel febbraio 2017. «Alle pubblicazioni – ha spiegato in una conferenza stampa il pubblico ministero Manuela Comodi – sono seguite ‘piccole azioni dirette’, come le chiamavano loro, ad esempio gravi danneggiamenti a un automezzo di Poste Italiane avvenuto a Foligno». Come faceva, Cospito, dal carcere, a pubblicare «articoli e interviste istigatorie», lo spiega sempre la Comodi: «Attraverso la corrispondenza, alcuna sottoposta a sequestro, oppure mediante persone che si recavano in visita a colloquio nel penitenziario di Ferrara in cui è ristretto». Neanche il Covid ha fermato il gruppo che – stando a quanto riferito dagli inquirenti – «non disdegna contaminazioni di altre frange di protesta». Durante il primo lockdown sono stati «attivissimi»: Fabiani e gli altri, violando le norme restrittive – è stato detto -, distribuivano le 500 o mille copie del periodico, stampato in una tipografia di Milano, città dove è nata l’indagine, nelle cui pagine si inveiva «contro lo Stato tiranno e liberticida che con la scusa della pandemia uccide le libertà individuali». Parti degli articoli, distribuiti nel centro sociale «Il Circolaccio» di Spoleto, sono state rintracciate anche in alcuni blog.

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«Un mondo disponibile a raccogliere istigazioni» «La richiesta cautelare riguardava l’associazione per delinquere per motivi di terrorismo – spiega il procuratore capo Raffaele Cantone – ma il giudice per le indagini preliminari ha concesso le misure solo per i fatti istigatori riconoscendo tuttavia l’esistenza di un’organizzazione, con una vera e propria struttura, e l’aggravante terroristica. Qui non discutiamo la manifestazione del pensiero, legittima, ma l’istigazione di vicende violente che si sono concretizzate». Secondo il magistrato, infatti, «c’è un mondo disponibile a raccogliere istigazioni in un momento storico di fibrillazione sociale». «Abbiamo letto frasi pesanti – è il parere di Alberto Nobili, pm della Procura di Milano impegnato nell’attività di coordinamento contro il terrorismo -. Dicevano ‘Vogliamo vedere il sangue dello Stato, esaltando le gesta dell’anarchico che nel 1900 assassinò Re Umberto I per far cadere la monarchia». E ancora: «Basta assemblee, convegni e manifestazioni, si porta l’attacco frontale contro lo Stato e il capitalismo. Siamo certi che quegli scritti provengano da quel mondo lì e bisogna stare molto attenti anche perché il nuovo bersaglio del mondo anarchico sono i No-Vax, a loro importa poco dei vaccini, fanno proselitismo e propaganda attorno al malcontento sociale. Altrimenti Cospito non parlerebbe di ‘Colpire, forzando il mito dell’anarchia vendicatrice’, di ‘scontro violento e lotta armata’».

Le perquisizioni, Leonardo e gli indirizzi delle caserme Stamani all’alba i militari del Raggruppamento operativo speciale, diretti a Perugia dal comandante Andrea Pezzillo, hanno fatto perquisizioni in varie province italiane. «A casa di un indagato – riferisce Cantone – abbiamo trovato un elenco di siti con il nome della società pubblica Leonardo (Finmeccanica) e di caserme con indirizzi. Il rischio che si possa passare dalle parole ai fatti è concreto». Il comandante del Ros, generale Pasquale Angelosanto, ha ricordato, suo malgrado, che «dal 1999 sono stati messi a segno 15 attentati dinamitardi e incendiari in danno di caserme dell’Arma».

 

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