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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 14:48

Anarco-insurrezionalisti del Fai in manette: «Bombe e attentati, legami con Genova»

Blitz dei carabinieri del Ros contro appartenenti all'organizzazione anarco-insurrezionalista Fai/Fri

Due degli arrestati: Stefani e Settepani e la conferenza stampa

di Ivano Porfiri, Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

Decapitati i vertici degli anarchici informali in Italia e all’estero, accusati di numerosi attentati tra Milano, Francoforte, Roma, Parigi e non solo. I carabinieri del Ros nella notte tra martedì e mercoledì hanno eseguito, nel corso dell’operazione «Ardire», dieci ordinanze di custodia cautelare contro appartenenti all’organizzazione anarco-insurrezionalista Fai/Fri (Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale).

VIDEO: INTERVISTA AL GENERALE GANZER

FOTO: ARRESTATI E BOMBE

Gli arrestati In manette sono finiti: Stefano Gabriele Fosco, 50 anni, abruzzese residente in Toscana; la sua compagna Elisa Di Bernardo, 36 anni, toscana; Alessandro Settepani, 26 anni, umbro; Sergio Maria Stefani, 30 anni, romano; Katia Di Stefano, 29 anni, toscana residente a Roma; Giuseppe Lo Turco, 23 anni, di Catania ma residente a Genova; Paola Francesca Iozzi, 31 anni, marchigiana domiciliata a Perugia; Giulia Marziale, 34 anni, abruzzese domiciliata a Terni. I due detenuti all’estero sono lo spagnolo Gabriel Pombo Da Silva, 44 anni, in carcere in Germania; e lo svizzero Marco Camenisch, 60 anni, detenuto in un penitenziario elvetico.

VIDEO: LA CONFERENZA STAMPA SULL’OPERAZIONE

Gli indagati Nel corso dell’operazione sono state effettuate oltre 40 perquisizioni in tutto il territorio italiano, nei confronti di altri 24 indagati tra cui 6 greci, fra cui Olga Jkonomidou (detenuta che dà il nome alla cellula che ha rivendicato l’attentato ad Adinolfi). Rispondono di terrorismo internazionale anche Damiano Bolano, Georgios e Mihailis Nikolopousos, Georgios Polidoros, Christos Tsakalos e altri non identificati residenti all’estero.

LE CARTE DELL’INCHIESTA

Da Perugia L’indagine viene sviluppata da mesi in grande segreto dalla procura della Repubblica di Perugia. Il pm Manuela Comodi che ha coordinato il lavoro degli  uomini del Ros, ha raccolto gli elementi, chiedendo l’emissione di ordinanze di custodia in carcere al gip del Tribunale di Perugia Lidia Brutti nei confronti dei maggiori esponenti dell’organizzazione terroristica accusata di aver effettuato i più recenti attentati con ordigni esplosivi in Italia e all’estero.

COME NASCE IL SIMBOLO CON 5 FRECCE

Stessa matrice di Genova L’operazione è stata illustrata stamani in conferenza stampa a Perugia dal generale del Ros, Giampaolo Ganzer,  che ha parlato di «risposta estremamente qualificata dello Stato ad una aggressione anarco insurrezionalista in corso». Un’aggressione pronta a  utilizzare «sia bombe sia armi da fuoco» per attentati «con ordigni e azioni dirette con armi da fuoco». Il generale ha anche spiegato il legame tra le cellule italiane e quelle estere, parlando di «accurata saldatura transnazionale tra la componente italiana e quella greca». La stessa componente «logica, organizzativa dell’attentato all’ad dell’Ansaldo Roberto Adinolfi».  Anche se «non c’è allo stato alcuna contestazione in merito agli indagati odierni,  il ferimento è infatti oggetto di una distinta indagine della procura di Genova attraverso un nucleo unitario di polizia e carabinieri che sta operando sul campo spero con esiti positivi»

Il motore della progettualità insurrezionalista Secondo quanto riportato nell’ordinanza in manette sarebbero finiti «gli esponenti ritenuti il centro motore della progettualità insurrezionalista». L’indagine trae origine da una precedente attività condotta dal Ros con la Procura di Perugia nel 2009, denominata operazione «Shadow» che aveva già portato agli arresti di Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani, accusati di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria Ancona-Orte, su cui il processo è attualmente in corso alla Corte d’assise di Perugia, con 8 militanti anarchici imputati di associazione terroristica.

Fai La Fai, Federazione Anarchica Informale – nata nel 2003 dall’unione di quattro cellule insurrezionaliste – ha rilanciato la sua offensiva a partire dal 2009, con gli attentati all’università Bocconi di Milano e al Cie di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia. A loro vanno ricondotti anche i plichi esplosivi contro Marco Cuccagna, il direttore di Equitalia a Roma; contro la Deutsche Bank di Francoforte; e contro l’Ambasciata greca a Parigi. Oltre al ferimento dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, il 7 maggio scorso a Genova.

Carattere internazionale «La pericolosità della Fai – sottolineano i carabinieri del Ros – è rappresentata soprattutto dalla sua dimensione internazionale, grazie al collegamento ideologico e operativo con altre realtà anarco-insurrezionaliste, soprattutto greche, cilene e messicane. Adesioni al nuovo cartello internazionale Fai-Fri (Fronte Rivoluzionario Internazionale) sono giunte anche da Gran Bretagna, Russia e Indonesia».

Arrestati Stefani e Settepani Tra gli arrestati ci sono anche Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani. I due militanti anarchici furono arrestati già nel luglio 2009 con l’accusa di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria Orte-Ancona. Stefani e Settepani furono fermati la sera del 27 marzo 2008 dai carabinieri a Orte a bordo di una Y10, a bordo della quale c’erano alcuni ganci artigianali di metallo e altro materiale ritenuto sospetto. I due furono denunciati a piede libero per non compromettere un’indagine molto più ampia che, nel luglio 2009, porterà al loro arresto con l’accusa di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria (il processo è in corso) e alla perquisizione di altre 32 persone in tutta Italia. Secondo gli inquirenti quella azione si inquadrava in un» più ampio progetto sovversivo di preordinate campagne rivoluzionarie di lotta, raccordate con quelle intraprese da omologhe formazioni attive in Spagna e Grecia». Nell’ambito dell’operazione dei carabinieri venne, tra l’altro, sequestrato il manuale anarchico intitolato: «Ad ognuno il suo. 1000 modi per sabotare questo mondo».

Gli attentati che gli vengono attribuiti sono:

Milano, 16 dicembre 2009 Esplode un pacco bomba all’università Bocconi di Milano: uno scoppio parziale dovuto ad un difetto nella costruzione per cui scoppia solo l’innesco dell’ordigno costruito con un tubo riempito da due chilogrammi di dinamite, viti e bulloni, regolati da un timer e abbandonati all’interno di una nicchia in uno dei corridoi tra l’edifico di Via Sarfatti e la scuola di Management dell’ateneo.

Gradisca d’Isonzo (Go), 16 dicembre 2009 Una busta esplosiva viene recapitata al Cie di Gradisca. Nel portafoglio da donna, imbottito di polvere pirica, c’era anche un volantino di rivendicazione firmato proprio dal gruppo anarchico.

Francoforte, 7 dicembre 2011 Un pacco bomba viene indirizzato dell’amministratore delegato di Deutsche Bank, Josef Ackermannm ma viene intercettato in un ufficio della banca tedesca e consegnato alla polizia. Il pacco era contenente esplosivo e frammenti di metallo

Roma, 9 dicembre 2011 Un ordigno nascosto in un plico ferisce il direttore generale di Equitalia Marco Cuccagna, colpito al volto e alla mano

Parigi, 13 dicembre 2011 Un pacco bomba viene disinnescato dagli artificieri all’ambasciata greca a Parigi. Il pacco proveniva dall’Italia

2 risposte a “Anarco-insurrezionalisti del Fai in manette: «Bombe e attentati, legami con Genova»”

  1. Libera ha detto:

    Vergognatevi, fare il giornalista vuol dire raccontare la realtà non essere schiavi e strumenti della manipolazione della genta.

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