di Maurizio Troccoli

Le strade che conducono all’amato borgo di Castelluccio di Norcia non esistono più. Per raggiungerlo gli operatori del Soccorso alpino e speleologico dell’Umbria hanno dovuto tracciare un nuovo sentiero con i Gps. Quello che Umbria24 ha percorso a bordo dei fuoristrada, tra le faggete e i pascoli di alta montagna. Oltre un’ora di salti e fango e Castelluccio appare all’improvviso all’uscita dal bosco. E’ un cumulo di macerie sopra la valle della fioritura popolata dagli ultimi cavalli e dai pochi capi di bestiame rimasti. Ancora pochi giorni e anche queste mandrie abbandoneranno l’altopiano con una transumanza.

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Il reportage I pochi allevatori rimasti pretendono una promessa. «Prima di andare via vogliamo un picchetto dell’esercito a sorvegliare sulle nostre povere case e stalle collassate». Il borgo è raso a suolo, cumuli di macerie hanno cancellato strade e vicoli, la rupe su cui sorge Castelluccio, sembra essersi riappropriata del suo naturale declivio neutralizzando i livelli su cui sono state erette le costruzioni. Regna la paura che «Castelluccio non tornerà mai come prima», che «i proprietari di seconde case, disinteressati a una rapida ricostruzione, rallentino anche i lavori di chi vive qui», che «la ricostruzione possa diventare un’occasione di speculazione». «Il primo segnale – dicono i pochi residenti prima di abbandonare il borgo – potrebbe essere quello di recuperare tutte queste macerie e macinarle qui, per diventare materiale da ricostruzione da utilizzare subito». E se qualche struttura sembra avere resistito alla scossa del terremoto del 30 ottobre le persone del posto spiegano: «E’ solo un’illusione. Dentro sono tutte crepate, i solai non esistono più. Castelluccio va spianata con le ruspe e e ricostruita. Speriamo di fare in tempo a rivederla». Un appello viene lanciato ai ‘colossi dell’economia’ che di queste bellezze hanno fatto motivo di campagna pubblicitaria per i propri prodotti. Grandi marchi di automobili, ma anche di prodotti alimentari e del lusso: «Ora è l’occasione – dicono alcuni giovani – di riconoscere a questa terra quanto generosamente ha offerto alle vostre imprese. Aiutateci a ricostruire subito. Vogliamo ritornare qui».

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