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sabato 29 gennaio - Aggiornato alle 03:58

Terremoto ‘bombarda’ le strade della Valnerina: l’esercito dei rocciatori per riaprire la Tre Valli

Solo Anas schiera quasi duecento uomini e cento mezzi ma la statale è un inferno tra chiusure e interruzioni. Riapertura lunga per il tunnel delle Marche, male anche le provinciali

I rocciatori sopra la Tre Valli il 9 novembre 2016 subito dopo il terremoto più forte

di Chiara Fabrizi

Il terremoto bombarda le strade della Valnerina. Ci sono anche le vie di collegamento tra l’elenco dei danni più gravi causati dal terremoto del 30 ottobre che, oltre a far collassare case e chiese, ha messo ko le strade della Valnerina a cominciare dalla statale Tre Valli che sfila tra le pareti rocciose rese pericolanti dal terribile sisma di magnitudo 6,5. Ma a patire la furia arrivata dopo due mesi di scosse sono anche le strade provinciali. Un bollettino di guerra quello diffuso nelle ultime ore dall’ente di piazza Italia che, al pari dei Comuni, cederà in parte il passo ad Anas individuata dal nuovo decreto del governo come stazione appaltante di tutti gli interventi di ripristino sulle strade danneggiate.

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L’esercito dei rocciatori Ma intanto Anas il suo esercito lo ha già schierato. Da domenica, infatti, quasi duecento uomini e cento mezzi sono impegnati nel territorio alle prese con gravi difficoltà viarie. In particolare, la Tre Valli è regolata da senso unico alternato in zona Piedipaterno (Vallo di Nera) dove per il lavoro dei rocciatori il traffico viene regolarmente bloccato per consentire il disgaggio di massi pericolanti, alcuni dei quali hanno sfondato le reti di protezione, volando al di là della carreggiata dove sono naturalmente ancora visibili. Gli stop sono lunghi e le file raggiungono anche un paio di chilometri tra auto di polizia e carabinieri, mezzi dei vigili del fuoco, della forestale e della protezione civile tutti fermi per permettere i lavori. Chiusura totale anche tra Cerreto di Spoleto e Serravalle dove il transito è consentito solo ai mezzi di soccorso col traffico dirottato sulla strada di Rocchetta e poi di Poggioprimocaso, entrambe a carreggiata ridotta, ricche di curve e con pendenze anche significative oltreché tempi di percorrenza verso Norcia che si allungano di trenta minuti. Anche in questo secondo tratto a mettere in ginocchio la Tre Valli sono le pareti rocciose la cui instabilità si aggrava anche con le scosse continue seppur non intense. Le reti di protezione piazzate da Anas in questo tratto dopo il sisma del 24 agosto hanno retto e trattenuto molti massi di grandi dimensioni, evitando così il danneggiamento dell’infrastruttura.

Inferno Tre Valli Al lavoro in queste ore ci sono cinque imprese specializzate incaricate direttamente da Anas che stanno operando in contemporanea anche con l’ausilio di droni e rocciatori, ma è chiaro che di notte questa tipologia di interventi che si concentrano in zone impervie e boschive non vengono eseguiti. L’obiettivo è riaprire al più presto ma sui tempi nessuno si sbilancia. Al momento sono infatti in corso le operazioni di svuotamento e ripristino delle reti di protezione; le attività di verifica sulla stabilità delle pendici rocciose; gli interventi di rimozione dei volumi rocciosi pericolanti che incombono sulla Tre Valli; e le attività necessarie all’installazione di nuove opere di protezione della carreggiata, al fine di garantire le condizioni di sicurezza nei collegamenti tra Spoleto e Norcia. Ma la città di San Benedetto soffre anche di più sull’altro versante. Il tracciato è sempre la Tre Valli che termina ad Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Il tunnel che segna il confine tra Umbria e Marche è danneggiato al pari dei cinque dei viadotti già in territorio marchigiano che dovranno essere ripristinati con un intervento che si annuncia lungo e complesso. Regge fortunatamente la Salaria che comunque collega Ascoli Piceno con Rieti e a cui l’Umbria dalla Valnerina si allaccia con strade secondarie.

Triponzo, Piedivalle e Norcia Come la Tre Valli anche la rete di strade provinciali fa i conti con una raffica di frane. Anche qui dal 30 ottobre lavorano senza sosta gli uomini dell’area viabilità della Provincia di Perugia che coi propri tecnici è costretta a ricorrere ripetutamente all’elicottero per i sopralluoghi. Chiusa la strada 209 all’altezza di Triponzo dove dopo la caduta di un masso gigantesco con le due scosse serali del 26 ottobre si è registrata una successiva frana che ingombra buona parte della carreggiata. Male anche la provinciale 476 Norcia-Preci chiusa sia a Piedivalle per la presenza di edifici pericolanti che a ridosso della città di San Benedetto dove è franata una scarpata. Sensi unici alternati con semafori o semplici restringimenti di carreggiata si registrano all’altezza di Civita, Campi, Ancarano e in prossimità di Norcia. Chiusa anche la strada 475 detta del Muraglione in zona Abeto di Preci, in cui il transito è consentito solamente ai mezzi di soccorso per edifici pericolanti.

Castelluccio Disastrosa la situazione della provinciale 477 che collega Norcia con Castelluccio. Come raccontano le foto e la stessa Provincia, qui il cedimento di rocce di grandi dimensioni è molto diffuso, tanto che le ispezioni avviate richiederanno molto tempo. Al lavoro ci sono infatti delle ditte private dotate di squadre di rocciatori che stanno battendo la zona al fine di individuare il materiale roccioso sia fratturato e in gran parte già distaccato, sia quello pericolante.  Sulla provinciale 474/2 in località Agriano le lesioni pesanti che hanno compromesso la chiesa di San Vito hanno determinato il restringimento della carreggiata, mentre sulla provinciale 478 di San Pellegrino la carreggiata è ristretta per il campanile di Santa Giuliana a rischio crolli. Nella bassa Valnerina, la strada provinciale 471 di Sant’Anatolia di Narco è completamente chiusa per il crollo di materiale dalla scarpata. Nel territorio comunale di Cascia si segnala il senso unico alternato a Maltignano per la presenza di un edificio pericolante, mentre la Provincia segnala due restringimenti anche sulla strada regionale 320 di Cascia.

@chilodice

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