giovedì 13 dicembre - Aggiornato alle 14:08

Terni, schiaffi e spinte agli alunni: maestra condannata ad un anno

Primo grado di giudizio nel processo partito dopo le denunce di alcuni genitori: utilizzate anche le telecamere

Il tribunale di Terni (foto Rosati)

di Massimo Colonna

Una insegnante originaria della provincia di Perugia è stata condannata per maltrattamenti su alcuni bambini di 8-9 anni in classe di terza elementare alla scuola Mazzini di Terni. E’ quanto emerso dall’ultima udienza del procedimento a carico della donna, in pensione dal 2012, anno a cui si riferiscono i fatti contestati dalla procura.

I maltrattamenti La sentenza di primo grado è stata pronunciata dal giudice del tribunale di Terni Barbara Di Giovannantonio: un anno di reclusione con pensa sospesa, condizionata al pagamento di una provvisionale di seimila euro per l’unica famiglia che si era costituita parte civile nel processo, difesa dall’avvocato Francesca Carcascio. Accolta seppur in parte la richiesta dell’accusa: prima del pronunciamento del giudice infatti il pubblico ministero Elisabetta Massini (ora in servizio a Viterbo, al suo posto il pm Sabrina Galeazzi) aveva chiesto una condanna a due anni.

La ricostruzione I fatti contestati dalla procura risalgono al 2012: dalla denuncia di alcuni genitori si è arrivati all’avvio delle indagini della procura, portati avanti tramite gli agenti della squadra mobile della questura di Terni con l’utilizzo anche di telecamere nascoste. Le immagini e le testimonianze raccolte avevano portato poi alla formulazione del capo d’accusa. Accuse sempre respinte dall’insegnante, difesa dall’avvocato Marco Sansoni, la quale aveva sempre parlato di semplici metodi educativi. I fatti contestati riguardano spinte, pizzichi e schiaffi in particolare nei confronti di cinque bambini.

Il ‘born out’ Prima della lettura della sentenza il legale di parte civile, l’avvocato Carcascio, ha posto l’attenzione sul processo psicologico cosiddetto di ‘born out’, che a volte si verifica su insegnanti esperti che nel periodo finale della propria carriera tendono ad utilizzare metodi a volte oltre le righe per imporre la propria autorità. Un meccanismo che, secondo il legale, sarebbe riscontrabile anche in questo caso.

@tulhaidetto

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