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venerdì 5 marzo - Aggiornato alle 20:02

Terni, galleria dei veleni e pioggia al cromo: «Contaminazione legata alla discarica Tk-Ast»

La galleria Tescino

di Fabio Toni

Un punto fermo nel secondo filone di indagine sui ‘veleni’ della galleria Tescino, destinato a finire nelle carte processuali con valore di prova. L’incidente probatorio sulla composizione e la natura dei liquidi che per diverso tempo hanno continuato a filtrare in più punti del tunnel – prima che Ast e Anas installassero un impianto di smaltimento ad hoc – era stato chiesto dalla procura per evitare che «le tracce oggetto di accertamento» potessero «modificarsi e mutare nel tempo». Ora quell’esame, disposto dal gip Maurizio Santoloci, si è concluso: i risultati sembrano caricare il fardello delle responsabilità sulle spalle di Ast e all’orizzonte si profila una battaglia giudiziaria a colpi di perizie.

LA GALLERIA DEI VELENI

L’incidente probatorio era stato disposto lo scorso maggio nell’ambito del fascicolo ‘ambientale’ legato alla costruzione dell’opera sotto le discariche di vocabolo Valle e al liquido – acqua contaminata – che per diverso tempo ha continuato a sgorgare dalle pareti della galleria. Almeno tre le persone finora indagate: un dirigente del settore ambiente di Tk-Ast e due dirigenti del compartimento per la viabilità dell’Umbria di Anas Spa, tutti per presunte violazioni del decreto legislativo 152 del 2006 – il cosiddetto codice ambientale – per la parte che fa riferimento alla ‘gestione non autorizzata di rifiuti’. L’altro fascicolo aperto dalla procura sul Tescino – il primo – è quello legato ai gravi problemi di salute denunciati da Alessandro Ridolfi, il tecnico toscano che nel 2009 aveva lavorato all’interno della galleria.

«Contaminazione da discarica Tk-Ast» L’esito della perizia svolta dai consulenti incaricati lo scorso maggio dal gip – i dottori Mauro Sanna e Ivo Pavan – non sembra lasciare spazio a molti dubbi. Per i due professionisti «la contaminazione riscontrata nelle acque di infiltrazione della galleria Tescino è da ricondurre esclusivamente alla discarica Tk-Ast definita ‘zona A attiva’». E quello che si preannuncia, a partire dalla prossima udienza fissata per il prossimo 10 novembre, è uno scontro che vedrà in prima linea i periti nominati dalle parti – Anas e Ast per i tre indagati, procura di Terni e ministero dell’ambiente -, pronti a smentire o a confermare, ciascuno dal proprio punto di vista, le conclusioni dell’incidente probatorio.

«Acqua contaminata» Tre i quesiti principali posti all’attenzione dei consulenti Sanna e Pavan, con i primi due relativi alla composizione e all’eventuale contaminazione della ‘pioggia’ interna al tunnel: «Si tratta di acque naturali – scrivono i due tecnici – contaminate da inquinanti diversi come cromo totale, cromo VI, nichel, alluminio, antimonio, manganese e nitriti, con ridotte tracce di inquinamento di origine fecale». Rispetto ai livelli di contaminazione, «i dati analitici evidenziano concentrazioni superiori a quelle stabilite come soglia dal decreto legislativo 152 del 2006 (il cosiddetto codice dell’ambiente, ndR)».

Il criterio Il terzo quesito era sugli eventuali nessi causali fra la contaminazione delle infiltrazioni e i principali ‘indiziati’: la percolazione delle discariche Ast e RSU soprastanti e i materiali utilizzati per costruire il tunnel e le altre infrastrutture. Su questo punto i due periti scrivono che «il parametro analitico che può essere considerato il vero tracciante, utile ad individuare l’origine delle acque di infiltrazione in galleria, è il cromo esavalente. Esso – chiariscono – è presente nei percolati delle discariche Ast che contengono scorie e fanghi di acciaieria e non è invece presente nel percolato RSU. Pertanto le discariche di rifiuti industriali sono l’unica fonte rilevante di Cromo VI di origine antropica presente nell’area della galleria».

Punti di vista diversi Una conclusione che sembra contrastare con quella contenuta nella relazione effettuata dall’Arpa nei mesi scorsi, che evidenzia «una maggiore correlazione con il percolato prodotto nella discarica RSU», in un quadro comunque «piuttosto complicato rispetto al riconoscimento della derivazione della contaminazione» e che non esclude la presenza «di un ‘ibrido’ legato alla miscelazione dei due percolati (Ast e RSU, ndR)». Punti di vista che saranno oggetto di un confronto serrato già dal prossimo 10 novembre.

L’impianto Nei mesi scorsi Ast e Anas, anche in seguito alle conferenze dei servizi che hanno affrontato la questione-Tescino, hanno realizzato un sistema stabile di raccolta e pompaggio delle acque affioranti all’interno della galleria. Acque che vengono convogliate in un apposito impianto di pretrattamento e quindi avviate ad un impianto esistente, il ‘Dorr Oliver’ di proprietà di Ast, già in possesso di Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

L’azienda In una nota diffusa nella giornata di mercoledì, Acciai Speciali Terni afferma di «aver appreso che è stata depositata una relazione tecnica sulle indagini in corso riguardanti la galleria del Tescino» e ribadisce che questa «costituisce la parte iniziale di un procedimento di indagine». AST sottolinea di «avere sempre agito nel rispetto della legge, di avere adempiuto a tutti gli obblighi ambientali e di collaborare appieno con le autorità pubbliche. Per questo motivo – si legge nella nota – la società è convinta che le cause dei potenziali problemi relativi alla galleria del Tescino non siano da ravvisare nella propria sfera di competenza». Al tempo stesso l’azienda si dice «pronta ad esaminare con attenzione la relazione tecnica e si riserverà di commentarla solo a seguito di un’approfondita valutazione. Come in passato – conclude la nota – AST continuerà a prestare la massima collaborazione con tutte le autorità competenti».

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