venerdì 21 giugno - Aggiornato alle 01:25

Terni, monsignor Ernesto Vecchi smantella la struttura voluta dall’ex vescovo Vincenzo Paglia

Il duomo di terni

di Marco Torricelli

Sarà una Pasqua di lavoro e di tensione, a Terni e non solo. Per molti. Anche se per motivi diversi. C’è chi dovrà fare gli straordinari e chi dovrà sobbalzare ad ogni squillo di campanello. E c’è già chi non parla più al telefono.

Le indagini Lo studio dei documenti fino ad ora acquisiti dagli inquirenti prosegue, infatti, a ritmi serrati e più di un «stiamo lavorando a tempo pieno» non si riesce ad ottenere. Anche perché non sarebbe solo la squadra mobile ad occuparsi di queste storie: è evidente che di più storie, e non solo di quelle relative al castello di San Girolamo di Narni o alla villa Cassetta, che si parla. Anche la guardia di finanza starebbe effettuando perquisizioni ed acquisendo nuova documentazione: i tavoli della procura, già abbastanza carichi, rischiano seriamente di schiantarsi sotto il peso delle carte.

La galassia Perché l’intreccio, tra le varie operazioni svolte negli anni dalle società e dai personaggi che, a diverso titolo, riconducono alla Diocesi, per quanto complicato, si sta dipanando sotto gli occhi degli investigatori. Facendo apparire con sempre maggiore chiarezza quelli che potrebbero essere stati i ruoli anche di altri soggetti – alcuni dei quali, almeno per il momento, non risultano indagati – ma i cui nomi sarebbero scritti, in ordine alfabetico in procura. Nomi dai quali partono frecce che portano ad altri nomi e che, da questi, attraverso uno o più passaggi, riconducono a quello di partenza. Con una presenza costante, per quanto discreta, a tenere tutto insieme.

Parole chiare Monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico che sta gestendo questa delicatissima – e dolorosa – fase nella vita della Diocesi ternana, sarà pure molto concentrato sulla liturgia pasquale, come ha fatto sapere, ma anche lui sta lavorando a tempo pieno. E, mentre a sua volta cerca di mettere ordine nei libri (quelli con i numeri) sceglie con cura le parole da quelli sacri. Nel corso dell’omelia per la messa crismale del mercoledì santo ha detto: «Il Signore, che tutti concordemente serviamo, ci aiuti ad uscire dal buio del tunnel in cui oggi ci troviamo», ed è difficile pensare che si sia trattato di parole casuali.

Commissariamento Soprattutto perché pronunciate dopo aver deciso di ‘commissariare’ l’ufficio amministrativo (quello che era diretto da Paolo Zappelli) e l’ufficio tecnico (al cui vertice c’era Luca Galletti): al posto dei due ex dipendenti, messi in quei posti dall’ex vescovo, Vicenzo Paglia e raggiunti da altrettante informazioni di garanzia, adesso c’è un sacerdote. Che fino a pochi giorni fa stava in una grande parrocchia della periferia cittadina ed al quale proprio Vecchi ha affidato un compito importante. Aprire tutti gli armadi, studiare accuratamente le varie operazioni, seguire il filo rosso che collega ogni singolo movimento di denaro ad ogni atto compiuto. E poi fare rapporto.

Il legale Galletti e Zappelli si sono affidati all’avvocato Giovanni Ranalli, che spiega: «Premesso che siamo a disposizione della dottoressa Elisabetta Massini e saremo felici di dare tutte le delucidazioni – dice – sinceramente dobbiamo ancora capire bene quali siano le cose che i miei assistiti dovrebbero spiegare, perché le informazioni di garanzia non sono per niente chiare». Ma, soprattutto, secondo il legale, «dalle carte fatte prelevare dalla procura non può che emergere il fatto che i loro comportamenti sono stati regolari. Basta leggerle, quelle carte». E di sicuro, secondo l’avvocato, ai due non potrebbe essere contestato il reato di bancarotta «perché, com’è noto tale tipo di addebito può essere sollevato solo in correlazione alla presenza di condotte poste in essere relativamente a un soggetto imprenditoriale dichiarato fallito. Nella realtà dei fatti non sussiste alcun soggetto imprenditoriale assoggettato a fallimento o ad altra procedura concorsuale».

Doppia veste L’avvocato Ranalli, che è anche il legale della Diocesi, in questa fase rivestirebbe dunque un doppio ruolo che, nel caso la procura dovesse ipotizzare un danno, provocato alla stessa Diocesi dai due ex dipendenti, potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di avere i propri assistiti sui lati opposti di una stessa barricata. Ma questa, ovviamente, al momento è solo un’ipotesi.

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