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mercoledì 28 settembre - Aggiornato alle 02:59

Terni, «macroscopico errore amministrativo»: condannati ex presidente Provincia, assessore e due dirigenti

Nel mirino della Corte dei conti alcuni spazi sportivi in gestione a una società poi fallita

La Provincia di Terni

di Daniele Bovi

Una scelta amministrativa caratterizzata da «macroscopica erroneità» e tutt’altro che «che corretta, legittima, conveniente, economica e adeguata». È per questi motivi che la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria ha condannato l’ex presidente (dal 2009 al 2014) della Provincia di Terni Feliciano Polli, l’ex assessore, Vittorio Piacenti D’Ubaldi, una dirigente e l’ex segretario generale dell’ente al pagamento di 74.108 euro a favore della Provincia.

La vicenda Al centro della vicenda alcuni spazi sportivi pubblici a servizio di una scuola, affittati dal 1999 a una società poi fallita e il cui proprietario è deceduto nel 2015. Nel corso degli anni l’affittuario però non paga, accumulando quasi 38 mila euro di debito nei confronti della Provincia, che nel 2011 ottiene dal Tribunale la convalida dello sfratto con intimazione al rilascio del bene e pagamento dei canoni scaduti. Nonostante ciò però la Provincia decide di stipulare con la società una scrittura privata che prevede la rateizzazione del debito, un nuovo canone e la cancellazione della suddetta scrittura in caso di mancato pagamento anche di un solo canone.

Le contestazioni Ed è proprio questo atto a finire nel mirino della Procura contabile, che ha chiesto la condanna dei quattro al risarcimento di oltre 87 mila euro per «mala gestio», contestando come la scrittura privata sia arrivata nonostante «fosse stata rilevata la critica situazione finanziaria della società». Solo alcune rate nel corso del tempo vengono pagate e così il debito sale a quasi 50 mila euro. I legali di Polli e Piacenti D’Ubaldi hanno parlato di una scelta «pienamente conforme ai principi di economicità, efficienza, adeguatezza, convenienza e opportunità», dato che dopo lo sfratto l’ente avrebbe dovuto riprendere in mano gli spazi sostenendo notevoli spese per messa a norma, gestione e ristrutturazione. Oltre a ciò, i due hanno ricordato le competenze che hanno in materia i dirigenti e il fatto che gli atti fossero corredati dai richiesti pareri di regolarità.

Le difese La dirigente ha invece sottolineato di aver eseguito quanto disposto dagli organi politici della Provincia e che le radici del problema vanno ricercate nella gestione delle amministrazioni precedenti. Oltre a ciò la dipendente ha ricordato che la deliberazione avrebbe assicurato all’ente un’entrata sicura al posto delle notevoli spese che sarebbero servite per riprendere in gestione gli spazi, e che qualche rata (in tutto 18 mila euro) è stata incassata. Quanto all’ex segretario generale, ha spiegato di non aver avuto alcuna competenza ma di «aver solo presenziato a fini di assistenza, supporto e verbalizzazione».

La scelta Argomenti che però non hanno convinto la Corte, per la quale «emerge chiaramente la inequivoca esistenza di una condotta gravemente colposa dei convenuti, foriera di pregiudizio erariale». Per la magistratura contabile la scrittura privata è stata fatta senza le necessarie garanzie: «Del tutto irragionevole e immotivata si è rivelata la scelta – è detto nella sentenza – dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo e il provvedimento di convalida di sfratto per morosità, di costituire ex novo un nuovo rapporto contrattuale di locazione con il conduttore sfrattato, la cui affidabilità era stata già minata dallo svolgimento del precedente rapporto locatizio». Nella ripartizione delle somme da risarcire, la Corte ha attribuito alla dirigente la maggiore responsabilità (51 mila euro), mentre per quanto riguarda Polli, D’Ubaldi e l’ex segretario si parla di 7.410 euro ognuno.

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