Quantcast
sabato 6 marzo - Aggiornato alle 02:29

Terni, galleria dei veleni: tre le persone indagate per l’intossicazione di Alessandro Ridolfi

Alessandro Ridolfi, contaminato nella galleria dei veleni

di F.T.

Nel giorno dell’incidente probatorio sul tunnel Tescino, torna alla ribalta la vicenda di Alessandro Ridolfi, il tecnico 41enne originario di Arezzo il cui calvario è iniziato proprio all’interno della galleria. Impegnato nel marzo del 2009 come responsabile della sicurezza degli esplosivi all’interno del cantiere della Terni-Rieti, Ridolfi ha denunciato di essersi ammalato gravemente – la diagnosi parla di ‘dermatite eczematosa corrosiva’ – dopo essere entrato a contatto con il liquido che per lungo tempo ha continuato a filtrare dalle pareti del tunnel.

VIDEO: L’INTERVISTA AD ALESSANDRO RIDOLFI

Indagini chiuse Sulla vicenda il sostituto procuratore Elisabetta Massini ha aperto un fascicolo e l’indagine preliminare si è chiusa nei mesi scorsi con tre persone indagate per lesioni personali aggravate. Si tratta dell’amministratore unico, del direttore di cantiere e del responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Terni-Rieti Scarl.

Accusa Per la procura, i tre avrebbero «omesso di comunicare al Ridolfi […] che le infiltrazioni di acqua all’interno della galleria contenevano cromo esavalente, mercurio, piombo, rame e cadmio nonostante la circostanza fosse nota quantomeno dal 16 marzo del 2009, così determinando le lesioni per la permanenza prolungata all’interno della galleria senza alcun dispositivo di protezione individuale idoneo e senza alcuna informazione sulla composizione dei liquidi con cui veniva a contatto».

Parte offesa In questo procedimento, per il quale non è stata ancora fissata l’udienza preliminare, Alessandro Ridolfi è parte offesa. Il tecnico aretino non figura invece nel secondo fascicolo aperto dalla procura sulla ‘galleria dei veleni’, oggetto lunedì mattina di incidente probatorio davanti al giudice Maurizio Santoloci e che vede indagati un dirigente del settore ambiente di Tk-Ast e due dirigenti del compartimento per la viabilità dell’Umbria di Anas Spa. Non è escluso – sarebbe proprio questa l’intenzione della procura – che Alessandro Ridolfi possa essere citato anche in questo secondo filone, ovviamente come parte offesa.

Risarcimento A parlare è il suo legale, l’avvocato Roberto Alboni di Arezzo: «A breve – spiega – quantificheremo anche il danno subito dal mio assistito sulla base della perizia svolta dal professor Di Scalzi dell’università di Torino. Abbiamo già scritto e presto torneremo a farci sentire con tutti i soggetti che, oltre alla società impegnata nei lavori, hanno avuto un ruolo in questa vicenda: dall’Ast all’Anas, dalla Provincia al Comune, al Ministero dell’ambiente fino ad Arpa e Asl. Ci sono state negligenze a tutti i livelli ed è assurdo che la galleria sia stata costruita sotto una montagna di scorie come quella».

Incidente probatorio Intanto lunedì mattina si è chiuso l’incidente probatorio legato alla composizione e la natura dei liquidi che per diverso tempo hanno continuato a filtrare in più punti del tunnel. In aula l’ingegner Mauro Sanna e il professor Ivo Pavan, i due periti nominati dal gip Maurizio Santoloci, hanno ribadito le proprie conclusioni: ovvero che «la contaminazione riscontrata nelle acque di infiltrazione della galleria Tescino è da ricondurre esclusivamente alla discarica Tk-Ast definita ‘zona A attiva’».

Si va avanti Un punto di vista contestato dai periti dell’azienda attraverso relazioni tecniche e dettagliati studi geologici depositati in tribunale. Dopo l’incidente probatorio, il fascicolo è tornato al sostituto procuratore Elisabetta Massini a cui spetta il compito di proseguire l’indagine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.