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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 16:12

Terni, diocesi nella bufera: la Procura indaga per truffa e bancarotta. Verso una Pasqua di passione

Monsignor Ernesto Vecchi

di Marco Torricelli

Forse c’era un modo peggiore, per la diocesi di Terni, per iniziare la ‘settimana santa’. Ma trovarlo o, semplicemente immaginarlo, è difficile. Molto. Perché peggio di ‘scoprire’ che la magistratura sta indagando per truffa e bancarotta c’è poco.

I debiti Domenica, dopo la messa, l’amministratore apostolico, inviato dal Vaticano proprio per cercare di mettere ordine nelle squinternate carte della diocesi, era stato lapidario: «I debiti ci sono e bisognerà cercare di risolvere i problemi insieme». Già, i debiti. Milioni e milioni di euro, accumulati negli anni in cui a capo di tutto c’era Vincenzo Paglia.

Il tappo Apparentemente è saltato venerdì scorso, quando gli agenti della squadra mobile sono entrati negli uffici del Comune di Narni, per acquisire i documenti, aggiornati, sulla cessione del castello di San Girolamo. Ma, intanto, quel giorno non furono quelli gli unici uffici visitati dagli investigatori, che sono entrati anche in altri ‘palazzi’ e uffici, compreso quello di un notaio che ha redatto alcuni dei documenti oggetto delle indagini. E poi, a dirla tutta, il tappo vero è ancora al suo posto: nel senso che le indagini, discrete, ma determinate, vanno ancora avanti. Ma la settimana di passione è appena iniziata.

Il castello Un milione e 760 mila euro, al Comune di Narni che ha venduto il castello di San Girolamo sono stati pagati. Questo è un fatto. Tutto il resto, a cominciare dal fantomatico progetto per un albergo, passando per le giravolte contabili, fino ad arrivare a chi abbia, e in quale misura, effettivamente sborsato quei soldi: su questo indaga la procura.

Santa Monica Undici appartamenti e quattro uffici, una struttura ricettiva con 14 camere, due suite e una sala congressi, una struttura ristorativa e, of course, la chiesa. Magari pure la piscina. C’era questo nel progetto presentato al Comune di Amelia dagli uomini vicini al vescovo Paglia, che hanno incassato mezzo milione di contributi regionali (su un milione e mezzo stanziato). Ma adesso l’immobile del Santa Monica è pignorato e il comune, che aveva erogato quella somma, rivuole indietro i soldi.

Orsoline Un milione e mezzo. A rate. È quanto ha pagato l’Istituto per il sostentamento del clero per acquistare l’ex convento delle suore Orsoline, in pieno centro di Terni. Con una clausola: «Tale prezzo tiene conto degli interventi di restauro e adeguamenti che la parte acquirente dovrà eseguire sul predetto immobile». Infatti, lex convento è stato, semplicemente, raso al suolo e al suo posto è stato costruito un mega-condominio.

Collevalenza La diocesi è già stata condannata, ma ha ricorso in appello. Deve restituire un immobile, adibito a turismo religioso, ad una famiglia che glielo aveva donato, pagando peraltro un rimborso di 5 mila euro al mese, dal 2004 (oltre mezzo milione, più gli interessi, fino ad oggi), più le spese. Ma deve anche liberarlo dall’ipoteca relativa ad un oneroso mutuo – un milione, più o meno, ancora da pagare – che ha contratto con il Monte dei Paschi di Siena. Per quell’operazione, peraltro, la diocesi aveva anche incassato l’equivalente di circa un milione di euro: fondi per il Giubileo.

Le società Rimettere ordine nelle carte, ricostruire la mappa della galassia delle società aperte e chiuse negli anni (si era arrivati quasi a trenta) dagli uomini vicini al vescovo Vincenzo Paglia: ci sta lavorando monsignor Ernesto Vecchi, ovviamente, ma ci stanno lavorando anche gli investigatori coordinati dalla procura. Un intreccio nel quale, spesso, compaiono gli stessi nomi e cognomi. Il capo del filo, però, pare proprio che si stato trovato e, adesso, occorre solo pazienza, per non farlo intrecciare di nuovo.

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