lunedì 27 maggio - Aggiornato alle 01:13

Tentativo di evasione e spari a Terni, sindacati: «Due agenti erano pochi»

Sappe e Osapp contestano il servizio di piantonamento organizzato all’ospedale per i due detenuti protagonisti della notte di paura

«Due agenti erano pochi». Questo il coro delle sigle sindacali di polizia penitenziaria all’indomani del tentativo di evasione di due detenuti ricoverati nel repartino dell’ospedale di Terni, contro cui i poliziotti hanno esploso colpi nel piazzale antistante il Santa Maria. Entrambi i detenuti sono stati catturati e, nonostante choc e paura, sono buone le condizioni degli agenti, dell’infermiera e della donna aggredita all’esterno del nosocomio per rubarle l’auto. In base ad alcuni dati diffusi dal Sappe nel 2018 in Italia si sono registrate «quattro evasioni da istituti penitenziari, 52 da permessi premio, 14 da lavoro all’esterno, 21 da semilibertà e 40 mancati rientri da licenze».

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«Quel che è accaduto a Terni ha dell’incredibile ed è un fatto grave, che poteva – dice Fabrizio Bonino segretario regionale del Sappe – creare maggiori problemi alla sicurezza e all’incolumità dei poliziotti, dei detenuti, di medici ed infermieri, dei cittadini. Auspico che la grave vicenda porti alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della polizia penitenziaria. Non è possibile, ad esempio, che ieri a Terni fossero solamente due i poliziotti in servizio di piantonamento dei detenuti in ospedale, uno dei quali classificato a regime di Alta sicurezza»: si tratta di Luigi Abate, calabrese di 51 anni, recluso nel supercarcere di Spoleto per reati associativi e rapina. Bonino poi denuncia «una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi». Sulla stessa lunghezza d’onda Beneduci dell’Osapp rimasto «basiti per come è stato disposto un piantonamento di due detenuti, di cui uno classificato di Alta sicurezza, e quindi di elevata pericolosità, con due soli agenti. E come accade quotidianamente, l’incapacità dell’Amministrazione Penitenziaria, ricade sempre ed esclusivamente sui poliziotti penitenziari, cui va un plauso per aver, in tempi brevissimi, catturato un evaso e grazie all’allarme diramato nell’immediatezza, in collaborazione con la Polizia di Stato, permesso che anche l’altro evaso fuggito a bordo di un’autovettura venisse preso». La Fns-Cisl, invece, attraverso il segretario regionale Riccardo Laureti ha invece scritto al provveditore di Toscana e Umbria Antonio Fullone chiedendo un potenziamento dell’organico di Terni perché aver dovuto ricorrere a piantonare in ospedale a Terni due detenuti nella stessa stanza, ma che per le loro caratteristiche non dovevano invece stare nello stesso ambiente, con il rischio aggiuntivo di prevedere una sorveglianza con due sole unità di polizia penitenziaria, che normalmente avrebbero dovuti essere invece in quattro, ha esposto la sicurezza del servizio così come avvenuto. Chiediamo quindi al provveditore Antonio Fullone di voler sostenere il Reparto di Polizia penitenziaria di Terni per affrontare il problema che discende dalle note carenze di organico, oltre che di strumenti e mezzi». Per il segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo, la notte di terrore vissuta nell’ospedale di Terni dovrebbe convincere l’amministrazione penitenziaria a non sottovalutare ulteriormente i problemi della sicurezza dentro e fuori le nostre carceri. Gli organici – dice – sono ridotti all’osso e si sottrae personale per accompagnare detenuti fuori dagli istituti di pena in strutture sanitarie, come per esigenze giudiziarie, con il risultato di mettere a rischio personale e cittadini. Quando si sveglierà il Ministero di Grazia e Giustizia? C’è bisogno di altri “casi Terni”? Sono le domande che facciamo interpretando il diffuso malessere dei nostri colleghi che quando reagiscono per bloccare fughe o sedare aggressioni finiscono dalla parte degli imputati».

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