Inquirenti nella discarica di Borgogligione

di Daniele Bovi ed Enzo Beretta

Altra tegola per Gesenu, mentre Tsa dovrà rimanere con il fiato sospeso ancora per qualche giorno. Nella serata di mercoledì la Seconda sezionale penale della Cassazione ha annullato con rinvio il dissequestro delle somme, in origine 23 milioni di euro circa tra conti correnti, quote azionarie e partecipazioni bloccati a Gesenu e Tsa nel novembre 2016, a titolo precauzionale, nell’ambito dell’inchiesta «Spazzatura d’oro». Il dissequestro era stato disposto nel dicembre scorso dal Tribunale del Riesame di Perugia, decisione contro la quale il procuratore della Repubblica di Perugia aveva proposto ricorso in Cassazione dove, come noto, non si discute il caso nel merito ma solo sotto l’aspetto formale. Per avere un quadro più preciso della situazione bisognerà dunque attendere i prossimi giorni, quando saranno pubblicate le motivazioni sulla base delle quali la Cassazione ha annullato il provvedimento del Riesame. Di sicuro è in questa sede che andrà presa una nuova decisione sulla scorta delle indicazioni che saranno fornite dalla suprema corte.

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Il caso Per quanto riguarda Tsa invece, la Cassazione si pronuncerà tra poco più di due settimane. Contro il sequestro disposto nel 2016 dal gip avevano fatto ricorso gli avvocati Francesco Falcinelli e Dario Buzzelli per Gesenu mentre l’istanza avanzata per conto di Tsa portava la firma dei colleghi Franco Libori e Anna D’Alessandro. A Gesenu, dopo il primo dissequestro di oltre un milione di euro disposto all’inizio del 2017, a dicembre sono stati svincolati ora 19 milioni; a Tsa, invece, oltre 4,3 milioni (restano sequestrati circa 39 mila euro). Il sequestro delle somme era scattato poiché gli inquirenti, al termine di articolate indagini economico-finanziarie, avevano stimato in circa 27 milioni di euro i presunti profitti illeciti incassati dalle società incaricate della raccolta e della gestione dei rifiuti nel territorio umbro.

Twitter @DanieleBovi

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