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lunedì 6 dicembre - Aggiornato alle 01:21

Te piace ‘o presepe? Medico del carcere di Perugia indagato per corruzione

Statuette di San Gregorio Armeno in cambio di falsi certificati a un detenuto intercettato al cellulare dietro le sbarre: «Mi fa uscire»

di Enzo Beretta

Un medico del carcere di Perugia è indagato per corruzione: ha ricevuto statuette del presepe di San Gregorio Armeno da un detenuto napoletano che impartiva direttive ai propri familiari attraverso un cellulare sequestrato in cella. Il presepe artistico, del valore di mille euro – si legge nelle carte dell’accusa – è stato lasciato dalla moglie del detenuto al Bar La Pergola di fronte alla struttura «in cambio di un certificato medico attestante falsamente l’esistenza di una patologia colon-rettale così da consentire l’accoglimento dell’istanza di assegnazione di una cella singola avanzata dal detenuto».

Il cellulare in cella L’indagine della squadra mobile muove i primi passi nel settembre 2019 quando vengono spiate le conversazioni del napoletano che, contro ogni regolamento, utilizzava un cellulare per comunicare all’esterno. Nello specifico con la moglie, il figlio e un’altra persona. «A Napoli, a San Gregorio Armeno – spiega al figlio – vendono i presepi, potresti andare a cercarmelo? Lo devo regalare a un medico qua dentro perché mi serve urgentemente». «Gli vuoi regalare un presepe?» chiede la moglie il giorno dopo al marito dietro le sbarre. «Sì, quelli nella campana di vetro». In un’altra intercettazione parla di un altro cadeau: «Ho parlato con il medico, gli dovevo prendere solo il presepe, lui non sa che ci sta pure una cravatta di Marinella, quando andrà ad aprire il pacco troverà anche la cravatta, gli piacerà da morire». Quindi rivela: «Senti amo’, io ho fatto il regalo a questo di mille euro, ha detto il dottore che mi ha promesso che mi fa stare a me solo e mi aiuta anche per uscire (…) sì perché il dottore mi fa le carte che io non sto bene, che ho dei problemi seri, questo e quell’altro, poi va giù dall’ispettore e gli dà questi documenti e lui mi rimane a me solo».

L’interrogatorio Il detenuto campano, difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni, è stato interrogato qualche giorno fa dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che ha coordinato l’indagine della Sezione criminalità organizzata della squadra mobile, l’ufficio diretto dal vicequestore Gianluca Boiano. Nel fascicolo entrano anche le dichiarazioni di un dipendente del bar: «Durante il mio turno di mattina hanno lasciato un pacco che doveva essere ritirato da un medico. Il pacco mi ha colpito perché era di notevoli dimensioni, di forma rettangolare e alto circa 60 o 70 centimetri. Mi è stato lasciato da una donnas accompagnata da un ragazzo che mi ha detto essere suo figlio. Lei mi ha detto se potevo fargli la cortesia di tenere il pacco, che sarebbe passato un medico a ritirarlo quando finiva di lavorare». Il medico, difeso dall’avvocato Giuseppe Innamorati, ha spiegato agli inquirenti: «Non sono andato subito a ritirare il presepe che mi aveva fatto lasciare al bar vicino al carcere ma dopo due o tre giorni. Il certificato l’ho redatto dopo che ho ricevuto il regalo».

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