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lunedì 1 marzo - Aggiornato alle 23:36

Tar salva casetta di legno post sisma, ma non quattro container: «Sono abusivi e vanno rimossi»

Una famiglia di Norcia ha impugnato l’ordinanza del Comune, ma i giudici gli hanno dato ragione solo in parte

L'aula udienze del Tar dell'Umbria (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Il Tar dell’Umbria salva dalla demolizione la casetta di legno, ma non i quattro container. Decidono così i giudici amministrativi sul ricorso presentato da una famiglia titolare di un’azienda agricola di Norcia destinataria di un’ordinanza del Comune che ha bollato come abusive le opere spuntate dopo il sisma del 30 ottobre 2016 nei terreni dei privati. In particolare, il collegio (presidente Potenza a latere De Grazia) ha parzialmente annullato il provvedimento del municipio, riconoscendo la legittimità della casetta di legno collocata nella proprietà dell’azienda in base all’articolo 8-bis del decreto 189 del 2016, la cosiddetta norma salva Peppina, che è stata introdotta nel 2018 sui manufatti provvisori spuntati nel cratere del sisma purché fossero utilizzati a scopi abitativi, ma facendo salve «le norme di settore in materia antisismica», che quindi devono comunque essere rispettate.

Casetta salva Ed è proprio questa la contestazione avanzata con l’ordinanza del gennaio 2020 dal Comune di Norcia sulla casetta di legno, in cui vivono due coniugi con una parente anziana, ma il Tar dell’Umbria ha ritenuto «il provvedimento di demolizione – è scritto in sentenza – sproporzionato e comunque privo di ragionevole motivazione in ordine alla effettiva violazione sostanziale della normativa antisismica e alla possibilità, in caso di difformità, di superare queste ultime tramite l’imposizione di prescrizioni, tenuto anche conto delle particolari caratteristiche del manufatto in questione». Ergo: i giudici hanno salvato la casetta.

Quattro container da demolire Ordinanza di demolizione confermata, invece, per i quattro container realizzati all’interno della stessa proprietà. Secondo il Tar, infatti, a questa «tipologia di manufatti non può applicarsi il regime derogatorio» introdotto con la norma salva Peppina, fermo restando che i quattro container non avevano scopi abitativi, essendo due di essi destinati a dispensa, mentre i restanti sono risultati inutilizzati. I giudici hanno anche respinto la tesi della famiglia, rappresentata dagli avvocati Chiara Peparello e Alessandro Longo, secondo cui quei manufatti avrebbero dovuto considerarsi pertinenze e quindi non avrebbero dovuto essere autorizzati dell’ente. Per questo, con sentenza depositata il 22 febbraio, il Tar ha confermato l’ordinanza di demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi in relazione ai quattro container.

@chilodice

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