martedì 16 luglio - Aggiornato alle 10:25

Stupro a Terni, il messaggio all’amica: «Mi ha costretta». Lui incastrato dalla maglia

Il giovane viveva in città con un connazionale. Pedinato dai carabinieri prima dell’arresto: «Pensava di averla fatta franca»

di Massimo Colonna

«Mi ha costretta, ho paura». E’ il messaggio che la ventenne vittima dello stupro del Chico Mendes ha inviato all’amica del cuore nelle ore successive a quella tragica notte del 30 giugno, quando al parcheggio del locale si è consumata la tragedia. E’ quanto emerge dall’indagine portata avanti dai carabinieri di Terni, diretti dal comandante del Norm Mirco Marcucci e coordinati dal procuratore Alberto Liguori e dal sostituto Barbara Mazzullo. Proprio il racconto della ventenne ha molto aiutato i militari dell’Arma a ricostruire il contorno della vicenda e soprattutto ad attribuire prima un volto, tramite la fotografia, e poi anche un nome, al giovane appena diciottenne di origine egiziana finito agli arresti a Sabbione.

Video: ecco chi è il presunto aggressore
Video: parla il procuratore Liguori

La maglietta L’identificazione comunque non è stata semplice: «Abbiamo seguito di più l’intuito e le tecniche tradizionali – ha spiegato in conferenza il comandante Marcucci – rispetto alle nuove tecnologie». Secondo quanto ricostruito, subito dopo la denuncia della ragazza e i riscontri ottenuti dall’ospedale di Terni, dove la ragazza è giunta intorno alle 3 del mattino, i carabinieri sono riusciti ad individuare il volto del giovane, senza però avere un nome. Insieme alla questura poi i militari hanno confrontato la foto con tutte quelle dei ragazzi stranieri di quella età presenti a Terni con regolare permesso di soggiorno.

Il profilo Ed ecco il riscontro: il nome del giovane è emerso come ospite di una comunità, da cui però era uscito da poco, avendo compiuto i 18 anni nel 2019. A quel punto i carabinieri lo hanno individuato al lavoro, da assunto, in un bar. Gli elementi a suo carico però erano ancora troppo pochi per procedere. Da lì è iniziato il pedinamento per cercare di più: in una occasione è stato visto indossare la stessa maglietta della sera della violenza, con una scritta bianca. In più, i carabinieri hanno notato come non avesse cambiato per niente abitudini, probabilmente per non dare nell’occhio. Viveva a Terni, con la residenza fuori, insieme a un suo connazionale e «probabilmente pensava di averla fatta franca, visto che quando lo abbiamo arrestato era sereno e che non ha mai tentato di lasciare la città», hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa. Una volta individuato, ecco i riscontri con la cella del suo cellulare, agganciata al Chico Mendes proprio nella notte del 30 giugno. Ulteriore elemento di responsabilità che ha convinto poi il giudice a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti.

@tulhaidetto      

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