martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:45

Stalking e maltrattamenti al lavoro: «Discriminato per il mio orientamento sessuale»

Sette persone indagate dalla Procura di Perugia. L’avvocato Rita Urbani: «Cinque anni terribili»

Il pm Valentina Manuali

di Enzo Beretta

Maltrattamenti e stalking sono le accuse contestate a vario titolo dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di sette persone ritenute responsabili di aver umiliato un collega sul posto di lavoro. Nelle carte del pm Valentina Manuali, che nei giorni scorsi ha notificato l’avviso di conclusione indagini, per due di loro si parla di «continue e ripetute condotte vessatorie e discriminatorie da cui scaturiva una situazione di obiettiva costrizione e soggezione psicologica». Un superiore avrebbe fatto anche «avances sessuali» al giovane «pena la possibilità di essere licenziato». I fatti sarebbero accaduti tra il 2010 e il 2015.

«Isolamento ed emarginazione» Alla responsabile del personale della ditta viene contestato di aver fatto trasferire il giovane in una sede distaccata per «farlo lavorare in condizioni di totale isolamento ed emarginazione» mentre un altro indagato lo avrebbe costretto a lavorare in condizioni disagiate senza affidargli nessun incarico e «relegandolo, di fatto, nella solitudine».

«Le molestie e lo stato di ansia» In più occasioni il poveretto sarebbe stato inoltre diffamato con l’appellativo di «matto» (nel 2014 ha ricevuto un «Trattamento sanitario obbligatorio presso il reparto psichiatrico dell’ospedale di Perugia», è scritto). Nel corso degli anni – sempre secondo la ricostruzione del magistrato – non sono mancate «molestie» che hanno «cagionato in lui un grave e perdurante stato di ansia». C’era la collega che «muoveva la mano con fare effeminato alludendo al suo orientamento sessuale», chi lo provocava e chi «istigava gli altri nel vessarlo».

Il legale: discriminazione L’avvocato Rita Urbani che assiste la persona offesa spiega: «Per oltre cinque anni il mio cliente è stato vittima di mobbing sul luogo di lavoro ad opera di un gruppo di colleghi e colleghe per gravi fatti di discriminazione a causa del suo orientamento sessuale. Dopo terribili sofferenze patite in silenzio e danni psichici ha trovato però il coraggio di denunciare le vessazioni subìte nel settembre 2015 con una prima querela, successivamente integrata con una seconda denuncia più circostanziata presentata nel gennaio 2016 alla Procura della Repubblica di Perugia nella quale i fatti erano supportati dalle testimonianze di altri colleghi che avevano assistito alle angherie».

Interviene Omphalos «Questo ulteriore episodio di omofobia ci ricorda quanto lavoro c’è ancora da fare sul territorio – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos –. Chi, all’epoca della discussione della legge regionale contro l’omotransfobia, andava raccontando che questo genere di discriminazioni non esistono, è ancora una volta smentito dai fatti e da una triste realtà che è prima di tutto responsabilità delle istituzioni affrontare seriamente. La Regione Umbria si è dotata di una legislazione avanzata in tema di omofobia e transfobia che contiene disposizioni importanti anche per il mondo del lavoro. È ora il momento di metterle in pratica». Omphalos prosegue: «Valuteremo la costituzione di parte civile in un eventuale processo».

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