giovedì 13 dicembre - Aggiornato alle 14:38

«Spazzatura d’oro», in 330 chiedono 18 milioni di danni: «Anche le nostre case hanno perso valore»

Si è aperto il processo che vede imputate 16 persone e 7 società, accolte molte richieste di costituzione di parte civile

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La discarica di Pietramelina (Foto Troccoli)

di Daniele Bovi ed Enzo Beretta

Rifiuti maleodoranti, possibili danni fisici da inquinamento e perdita di valore delle loro case pari al 30 percento. Martedì a Perugia, dove si è celebrata la prima udienza del processo nato dall’inchiesta «Spazzatura d’oro», 320 residenti e dieci imprese che gravitano intorno alla zona della discarica di Pietramelina hanno chiesto 18 milioni di euro di danni.

Rinvio a marzo L’udienza preliminare è stata rinviata al 6 marzo e si terrà nell’Aula affreschi per questioni di spazio. Martedì il gup Natalia Giubilei ha accolto numerose richieste di parte civile avanzate – tra cui quella del Comune di Perugia, di Todi e dei Comuni del Trasimeno, oltre a quelle del Comitato Inceneritori zero e dell’Unione nazionale consumatori -. Regione dell’Umbria e Provincia di Perugia non sono state indicate dalla Procura umbra nell’elenco delle persone offese perciò nei prossimi giorni riceveranno le notifiche. Avrà un suo ruolo anche l’Avvocatura dello Stato in rappresentanza del ministero dell’Ambiente.

Riguarda tutti A rappresentare residenti e imprese attraverso l’Unione nazionale consumatori è l’avvocato Corrado Canafoglia, che di fronte al tribunale ha tenuto una breve conferenza stampa prima dell’udienza: «Questi signori che rappresento – ha detto – urlano da 36 anni contro quello che succede. C’è stato un gravissimo inquinamento dell’area circostante, dimostrato dai nostri documenti, e c’è un articolo della Costituzione che riconosce il diritto alla salute. Per noi è molto importante entrare per supportare l’imponente azione della Procura e portare il nostro contributo. L’indagine è estremamente importante e mette in discussione la gestione delle discariche pubbliche». Secondo il legale la questione «non riguarda soltanto i residenti della zona di Pietramelina ma tutta la comunità di Perugia».

I danni A parlare anche Marco Montanucci del comitato Inceneritori zero, da anni in lotta: «Le istituzioni sono state ferme – ha detto – e non si rispetta la legge sul porta a porta spinto. La questione dei rifiuti in Umbria è vergognosa, e non c’è alcuna necessità di realizzare inceneritori per chiudere il ciclo dei rifiuti». Presente all’udienza anche l’avvocato Giulio Cherubini, che è anche il sindaco di Panicale, uno dei nove Comuni dell’area del Trasimeno che si sono costituiti parte civile: «Lo abbiamo fatto in modo unitario nell’interesse di tutti – spiega – dato che possono esserci danni per i nostri cittadini, che noi intendiamo tutelare. Il contratto personalmente non mi ha mai convinto più di tanto e, se saranno dimostrate violazioni, chiederemo il risarcimento di tutto ciò che è dovuto alle comunità». Una cifra che al momento non è stata stabilita.

«Spazzatura d’oro» L’inchiesta esplosa a fine 2016 ha portato al rinvio a giudizio di sedici persone e sette società, tra le quali Gest, Gesenu e Tsa. Secondo la procura di Perugia queste ultime, che sono i «gestori totali» sotto il profilo del trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali (pericolosi e non) e urbani prodotti nell’ex Ati 2, avrebbero conseguito «ingiusti profitti» attraverso attività illecite. Il processo è incardinato per i reati, anche associativi, inerenti traffico di rifiuti, gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, falso in registri e in atto pubblico, frode in pubbliche forniture e truffa aggravata, con conseguente illecito arricchimento dei gestori locali del servizio e pari danno dei Comuni.

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