giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 18:32

«Sorriso impresso nel volto anche dopo la morte»: l’abbraccio dell’Umbria a Silvana “mamma coraggio”

Duomo gremito per i funerali della 50enne, la sorella: «Sono fiera di te, ciao guerriera»

«Ha affrontato con molta determinazione fino all’ultimo respiro una lotta davvero coraggiosa contro il male, accettando tutte le dolorose cure col sorriso che le è rimasto impresso nel volto anche dopo la morte». È uno dei passaggi dell’omelia del vescovo Domenico Cancian che, domenica pomeriggio, nella cattedrale di Città di Castello, gremito all’inverosimile, ha celebrato i funerali di Silvana Benigno, Cavaliere al merito della Repubblica italiana, morta venerdì a 50 anni, dopo aver combattuto con tutte le proprie forze e oltre la battaglia per la vita contro una terribile malattia.

L’abbraccio dell’Umbria Profondissimo il dolore dell’intera comunità tifernate che si è stretta intorno alla figlia Federica e al marito giornalista Fabrizio Paladino, che al collega Massimo Zangarelli ha affidato una lettera struggente. In Duomo anche la mamma di Silvana, la signora Vincenza e i fratelli e le sorelle Giuseppe, Vincenzo, Maurizio, Rosalia, Margherita e Daniela, a cui è andato il cordoglio delle massime istituzioni civili del territorio, i sindaci di Città di Castello, Sangiustino e Citerna, Luciano Bacchetta, Paolo Fratini, Enea Paladino, l’assessore Paola Vannini in rappresentanza di San Sepolcro e i parlamentari Walter Verini e Riccardo Augusto Marchetti.

L’omelia del vescovo Il vescovo Cancian ha esordito ricordando che «Silvana Benigno è stata chiamata giustamente “mamma coraggio” e ci sta: primo, perché con molto affetto e dedizione ha svolto la responsabilità di figlia, moglie e mamma. Lei, insieme al marito e alla figlia, hanno realizzato una famiglia unita nell’amore in questi tempi non facili. Secondo, perché ha affrontato con molta determinazione fino all’ultimo respiro una lotta davvero coraggiosa contro il male, accettando tutte le dolorose cure col sorriso che le è rimasto impresso nel volto anche dopo la morte. La voglia di vivere l’ha sorretta anche nelle condizioni di grave sofferenza. Terzo, perché si è dedicata con tutte le sue forze alla raccolta fondi per l’Istituto oncologico di Milano che si occupa di ricerca contro il cancro, per prevenirlo e guarirlo». Il presule ha inevitabilmente ricordato «le tante iniziative che testimoniano grande attenzione per alleviare e togliere agli altri le sofferenze che lei ha portato per diversi anni. E questo coinvolgendo altre persone che hanno condiviso quest’opera davvero encomiabile, come ad esempio Leonardo Cenci di Perugia. Tutto col sorriso caldo di origine siciliana. È scritto – ha proseguito – che solo l’amore resta. Il Signore Gesù è venuto a insegnarci l’amore e su questo ci giudicherà. La testimonianza di Silvana – ha concluso monsignor Cancian – ci aiuti a vivere all’insegna dell’amore e della gioia anche nella sofferenza».

«Sono fiera di te, ciao guerriera» Dopo l’omelia del vescovo e la lettera del marito si sono susseguiti altri toccanti messaggi, come quello della sorella Daniela: «Voglio dirti grazie per tutto quello che hai fatto nella tua breve vita; sono fiera di te. Chi ci conosce bene, sa quanto eravamo legate e che dolore mi hai lasciato. Mi hai insegnato che la vita, a volte, ci mette duramente alla prova e che anche i guerrieri più forti non possono combattere a lungo con il male. Oggi che abbiamo perso la guerra, se ne andata anche una parte di me. Arrivederci amore mio, ciao guerriera».

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