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martedì 13 aprile - Aggiornato alle 02:01

«Sono un militante dell’Isis, dammi 6 mila euro»: 60enne incastrato da errori di ortografia

Procura chiude le indagini della polizia per il tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore spoletino di 77 anni

di Chia.Fa.

Si spaccia per un militante dell’Isis e tenta di estorcere 6 mila euro a un imprenditore minacciando anche i suoi familiari in caso di mancato pagamento. La procura di Spoleto ha chiuso le indagini a carico di un sessantenne all’esito delle indagini del commissariato locale: l’uomo incensurato deve rispondere di tentata estorsione aggravata, perché dalla fine del 2019 e per due volte ha spedito a casa di un imprenditore del settore terziario residente in città lettere minatorie con le quali ha chiesto il versamento, prima, di 2.500 euro e, poi, di 3.500 euro.

«Sono un militante dell’Isis» Scritte a mano e firmate con due distinti nomi arabi che venivano però ricondotti allo stesso fantomatico gruppo affiliato all’Isis, le due lettere sono state portate in commissariato dalla vittima preoccupata anche dai numerosi riferimenti espliciti alle abitudini quotidiane dei parenti più stretti. Immediatamente sono stati avviate le indagini con cui si è preliminarmente escluso che il tentativo di estorsione potesse davvero essere stato compiuto da militanti dello Stato Islamico.

Tentata estorsione Gli accertamenti, dunque, si sono concentrati sui contatti dell’imprenditore di 77 anni, parenti compresi, perché elevato era il grado di conoscenza che emergeva dai testi firmati in arabo. Tuttavia, il cerchio si è stretto su un sessantenne ex costruttore edile da anni residente a Spoleto che anni fa aveva compiuto a casa dell’imprenditore alcuni lavori e poteva così essere venuto a conoscenza di tutte le circostanze messe nero su bianco nelle due lettere.

Errori di ortografia e perizia La sua calligrafia, inizialmente rintracciata in vecchie fatture aziendali, è stata quindi messa a confronto con quella del presunto militante dell’Isis e per gli investigatori è arrivato il primo riscontro, anche a causa di errori di ortografia che si ripetevano in entrambi i documenti, oltreché per alcune lettere che apparivano del tutto simili. In questo senso è stata quindi disposta una perizia che ha confermato i sospetti degli uomini del commissariato, dopodiché è scattata la perquisizione domiciliare che ha permesso di recuperare altri manoscritti firmati dal sessantenne.

Confessione Alla fine l’indagato ha ammesso il tentativo di estorsione, motivandolo con una serie di difficoltà economiche a cui stava tentando in vario modo di far fronte, compreso quello di spacciarsi per un fantomatico militante dell’Isis. I fatti risalgono al dicembre 2019 e al febbraio 2020, mentre il pm Michela Petrini, che ha coordinato le indagini, ha chiuso le indagini na carico del sessantenne ei giorni scorsi.

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