martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 13:41

Sindaco di Terni e assessore arrestati, procura: «Appalti frazionati, anche 60 proroghe e requisiti ingiustificati»

Nell’ordinanza del gip: per il verde 2,7 mln in sette anni senza nuova gara. Il caso della delibera 122 per le sedi operative delle coop Liveblog

A sinistra l'assessore, in primo piano il sindaco (foto Rosati)

di Massimo Colonna

«Attraverso un artificioso frazionamento in lotti degli appalti è stato viziato il regolare svolgimento del buon andamento delle procedure». E’ questo il meccanismo che più frequentemente emerge nell’ordinanza di 44 pagine e senza intercettazioni firmata dal giudice per le indagini preliminari Federico Bona Galvagno, dopo il lavoro investigativo portato avanti dal sostituto procuratore Raffaele Iannella.

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Arrestati sindaco e assessore Dopo la prima fase del 17 novembre scorso, l’inchiesta Spada arriva così ad una svolta clamorosa con gli arresti domiciliari per il sindaco Leopoldo Di Girolamo e per l’assessore ai lavori pubblici Stefano Bucari, ma anche con diversi nuovi indagati, tra cui l’attuale vicesindaco Francesca Malafoglia (facente funzioni di sindaco) e l’assessore all’ambiente Emilio Giacchetti, mentre l’iscrizione al registro dell’assessore Vittorio Piacenti d’Ubaldi era emersa già in autunno. L’unico componente di giunta che non sarebbe coinvolto nell’inchiesta è Tiziana De Angelis, nominata a metà ottobre. Sotto inchiesta anche esponenti della giunta precedente e funzionari comunali, tutti accusati a vario titolo di «concorso nella turbata libertà degli incanti».

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Le ipotesi Sotto la lente della procura ci sono gli affidamenti che l’amministrazione comunale ha definito con alcune cooperative di tipo B. Uno schema che viene spiegato dagli inquirenti nel primo allegato dell’ordinanza, in cui si legge come l’accusa ritenga che sia stato condizionato il procedimento di appalto per il verde pubblico e decoro urbano «autorizzando di fatto la suddivisione in lotti degli appalti, viziando così il regolare svolgimento del buon andamento della procedura degli appalti attraverso un artificioso frazionamento dell’unitario servizio di manutenzione del verde pubblico e decoro urbano diretto ad eludere i principi comunitari che impongono, al superamento delle soglie prestabilite, l’indizione di una gara ad evidenza pubblica». Per il «verde pubblico urbano l’appalto è stato gestito senza gara aperta dal 2008 al 2015 per un totale di costi per il Comune di Terni superiori a 2,7 milioni di euro, mentre per l’appalto del servizio verde all’interno del cimitero comunale, il contratto senza gara aperta ha subito 63 proroghe dal 2011 al 2016 per un costo totale di oltre 286 mila euro».

Il frazionamento Nel mirino del pm anche il sistema del frazionamento, già finito agli onori della cronaca giudiziaria per la vicenda del percolato (su questo fronte la prossima udienza è fissata in tribunale il 10 di maggio), anch’essa con protagonisti lo stesso sindaco e altri amministratori come iscritti nel registro degli indagati. «L’amministrazione – si legge nelle carte – al fine di far conseguire l’appalto pubblico sempre allo stesso contraente, in violazione delle prescrizioni dell’Anac (autorità anticorruzione, ndr) e delle annotazioni di alcuni responsabili del settore servizi pubblici del Comune di Terni, ha predisposto gli appalti a importo frazionato (ad esempio se il prezzo di un appalto era 10, è stato frazionato in più tranche) in maniera da evitare l’asta pubblica e assegnare i lavori con la procedura negoziata (consentita solo per lavori di modesto importo) alle cooperative di tipo B preventivamente individuate nel bando con previsioni che solo le stesse avevano».

Il regolamento della delibera 122 Caso preso in esame dal procuratore è quello relativo al regolamento approvato dal consiglio comunale con delibera numero 122 del 20 maggio 2013 per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e con disabilità, «ove si prevedeva l’obbligo di possedere una unità locale operativa in uno dei comuni della zona sociale numero 10, con procedura illegittima in quanto non giustificandosi in alcun modo le motivazioni di tale scelta, e in assenza di un concreto interesse nella selezione del miglior contraente, autorizzava bandi di gara e stabiliva limitazioni di carattere territoriale ai fini della partecipazione a gare di appalto in violazione dei principi di uguaglianza e parità di trattamento, autorizzando in sostanza una discriminazione dei concorrenti agli appalti». Poi la giunta, come si legge nelle carte, darà attuazione a questo regolamento con diverse delibere. Questo meccanismo, secondo la procura, ha portato a «viziare il regolare svolgimento della procedura degli appalti».

Le difese e gli interrogatori Intanto le difese si muovono in attesa degli interrogatori in programma il 4 maggio, giovedì, al terzo piano del tribunale di Terni a cominciare dalle 9.30. L’avvocato Attilio Biancifiori commenta l’arresto del sindaco Di Girolamo, suo assistito. Il legale ritiene che la misura cautelare dei domiciliari sia «priva di presupposti oggettivi e soggettivi» anche perché «dall’ordinanza non emergono elementi di particolare novità». Sul rischio di reiterazione del reato a cui si fa riferimento nelle quaranta pagine firmate del gip, sufficiente a far scattare misure cautelari, l’avvocato spiega: «Sulle ultime delibere per gli appalti la giunta chiedeva il parere dell’Anac» l’autorità anticorruzione. Anche l’avvocato Roberto Spoldi, legale difensore di Stefano Bucari e di Sandro Corsi, raggiunto al telefono spiega: «Aspettiamo di studiare le carte per capire. Dopo aver analizzato il quadro faremo il punto della situazione, ma per il momento non emergono elementi di ulteriore rilievo, per questo sono sorpreso del provvedimento». Anche Massimo Proietti, legale difensore di Andreucci, spiega che «siamo tranquilli e respingiamo tutte le accuse». Per tutti l’impressione è che si vada verso l’istanza al riesame per la richiesta di revisione delle misure stabilite.

@tulhaidetto

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