martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 11:47

Terni: confermati domiciliari a Di Girolamo, arresti revocati a Bucari

Sindaco ricorre al Riesame, gip dà interdittiva all’assessore. Corsi e Andreucci tornano nelle coop Video: parla l’avvocato di Di Girolamo Video: Bucari libero  Video: revocata interdittiva a Corsi – Fotogallery – Le accuse della procura

Il sindaco con l'avvocato Biancifiori (foto archivio Rosati)

di Redazione Terni

Sono da poco passate le 16 quando dalla porta del tribunale esce Carlo Andreucci con il suo avvocato Massimo Proietti. E’ l’ultima istantanea del ‘giorno delle revoche’, come potrebbe essere chiamata la giornata di giovedì che ha visto cambiare in maniera sostanziale tre delle quattro misure emesse dal gip Federico Bona Galvagno nell’ambito del’Operazione Spada. Il sindaco Leopoldo Di Girolamo resta agli arresti domiciliari, che vengono invece revocati all’assessore Stefano Bucari, a cui comunque la misura cautelare è stata tramutata in interdittiva a svolgere le funzioni di assessore. Doppia revoca anche per Corsi e Andreucci, i due responsabili delle cooperative che dunque possono tornare a svolgere il proprio ruolo. Queste le decisioni del gip al termine degli interrogatori di garanzia coi due amministratori pubblici di Terni, ai domiciliari da martedì nell’ambito dell’inchiesta per turbativa d’asta in concorso sugli appalti comunali di verde, cimiteri e servizi turistici della Cascata della Marmore. A livello giudiziario ora si apre la partita del tribunale del Riesame, a cui l’avvocato del sindaco e quello dell’assessore hanno già annunciato di volersi appellare per vedere attenuate le misure.

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Sindaco resta ai domiciliari L’avvocato Attilio Biancifiori, che assiste il sindaco, all’uscita del tribunale si è detto «pronto a presentare ricorso al Riesame» contro la conferma degli arresti domiciliari per Di Girolamo. Poi nel merito: «La permanenza di questa misura cautelare – commenta il legale del sindaco – nasce da una valutazione che noi riteniamo non fondata su elementi di necessità o quant’altro. L’interdittiva (cioè la misura disposta giovedì per Bucari, ndr) non era applicabile al sindaco, anche se ce ne fosse stata la volontà, perché – ha spiegato nel dettaglio – il codice di procedura per gli uffici elettivi non consente questa fattispecie, anzi ne prevede un’apposita esclusione per il primo cittadino, massima espressione d’investitura popolare. L’alternativa era quindi la revoca totale ma il gip ha ritenuto di confermare i domiciliari. Noi riteniamo che le argomentazioni già da oggi portate all’attenzione dell’autorità giudiziaria avranno migliore valutazione in sede di Riesame».

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Bucari torna in libertà Di altro tenore il commento dell’avvocato Roberto Spoldi, che assiste l’assessore Bucari, a cui dopo 48 ore sono stati revocati gli arresti domiciliari in favore della più lieve interdittiva a svolgere le funzioni assessorili: «Non sono emersi nuovi elementi – ha detto il legale – ma abbiamo evidenziato le nostre ragioni e credo che siano state in parte percepite». In tribunale per gli interrogatori di garanzia anche i presidenti delle cooperative sociali (tipo B) coinvolte nell’inchiesta: Sandro Corsi di Actl e Carlo Andreucci di Alis. I due sono indagati e a loro carico il gip con l’ordinanza firmata il 2 maggio aveva disposto il divieto di esercizio dell’attività cooperativa. In pausa pranzo è stato intercettato anche il gip Bona Galvagno che ai cronisti si è limitato a dire: «I giudici parlano con le carte, non rilascio dichiarazioni».

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Corsi e Andreucci revocata interdittiva Una volta conclusa la prima parte del lavoro negli uffici del gip, nel primo pomeriggio è toccato salire al terzo piano a Sandro Corsi e Carlo Andreucci, presidenti rispettivamente delle coop Actl e Alis. Al termine dei due incontri ecco la decisione per entrambi, ossia la revoca della interdizione. Tutti e due dunque possono tornare a esercitare l’attività cooperativa. «Corsi – ha spiegato il legale Spoldi – ha risposto alle domande di giudice e pm, non c’è stato nessun elemento di incertezza e di dubbio ed ha ricostruito tutto quanto c’era da chiarire in merito al bando della cascata. Novità rilevanti non ci sono state, il giudice ha voluto chiarimenti molto precisi e specifici per capire cosa è successo in quei giorni. Possiamo parlare di un chiarimento totale». «L’esito – spiega Massimo Proietti, difensore di Andreucci – è il migliore che potevamo aspettarci, abbiamo presentato delle precisazioni su una mail che la procura diceva fosse stata inviata solo al dirigente del servizio, ma che invece abbiamo dimostrato anche al responsabile del procedimento del servizio. Anche il pubblico ministero ha dato parere favorevole alla revoca».

Parla il procuratore «A chi ci chiede tempi brevi – ha spiegato il procuratore capo Alberto Liguori che in mattinata ha partecipato alla conferenza stampa della guardia di finanza commentando a margine l’Operazione Spada – non possiamo che rispondere che la richiesta è irricevibile. C’è la garanzia costituzionale per ogni soggetto e tutto va fatto nella tutela delle assolute garanzie».

La politica Sulla vicenda arrivano poi tante prese di posizione della politica e delle parti sociali. «L’indagine in corso – spiega l’Usb provinciale in una nota – è conseguente alla promiscuità che lega la politica, al mondo cooperativo e del terzo settore che gestisce ormai fondamentali pezzi di servizi socio-sanitari e pubblici. Tutto ciò ha come risultato immediato la proiezione nell’incertezza lavorativa di centinaia di lavoratori che operano quotidianamente nelle cooperative interessate da tale inchiesta giudiziaria. E’ verso loro che si deve indirizzare la massima attenzione di tutta la collettività e lo sforzo più grande per garantirne la piena difesa occupazionale». «L’amministrazione – spiega il consigliere comunale Paolo Crescimbeni – è quindi paralizzata e Terni ha gravi problemi da risolvere, in corso o da affrontare. Si pensi solo allo stato di predissesto ed al fallimentare bilancio consuntivo. Cosa occorre di più per sciogliere un Consiglio e liberare Terni da questa cappa di malaffare?». L’associazione ‘Enrico Berlinguer’, convinta «che Di Girolamo e Bucari sapranno dimostrare la loro innocenza, auspicano che il peso psicologico che grava su di loro sia limitato al più breve tempo possibile, fiduciosa nella giustizia e nella rapidità delle indagini che i giudici intraprenderanno». «Rimane l’amarezza – scrive il capogruppo regionale del M5S Andrea Liberati – per i danni cagionati alle città, alla regione, alle famiglie, alle imprese -quelle non di sistema, ossia quasi tutte. Magari un giorno leveranno parola anche associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali? Magari un giorno esisteranno voci critiche che, senza vieti distinguo, diranno sì-sì, no-no non solo sull’accaduto, ma anche su quanto quotidianamente osserviamo e da tempo subiamo?». «Solidarietà umana e personale al sindaco di Girolamo, all’assessore Bucari e agli altri coinvolti nell’indagine», è stata espressa dal presidente della Provincia, Giampiero Lattanzi, in apertura della seduta di consiglio. «Ora per la città – scrive Unione civica per Terni – si apre una fase di grande incertezza. Il primo passo per Uct è cogliere questa occasione irripetibile per procedere alla rottamazione del centralismo regionalista così come oggi è concepito e amministrato, a danno del nostro territorio e nell’ottica di una visione esclusivamente perugino-centrica». «Sugli arresti del sindaco piddino Di Girolamo spicca il silenzio assordante di Renzi, che per distogliere l’opinione pubblica dai guai giudiziari del partito usa come al solito armi di distrazione di massa puntando l’attenzione sul M5s». Lo afferma in una nota il senatore umbro del M5s Stefano Lucidi.

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