martedì 31 marzo - Aggiornato alle 15:08

Lui arriva a licenziarsi per sorvegliarla h24: Marianna scappa con la figlia e “rinasce” a Terni

Cresce il numero delle mamme nei Centri antiviolenza: «Dati in aumento? Vuol dire che sempre più donne trovano coraggio»

Segregata in casa dal compagno con la sua bambina di un anno, dopo che lui l’aveva spinta a licenziarsi, proibendole di uscire e perfino di toccare la figlioletta «perché – le ripeteva – non sai fare nulla».  Marianna, nome di fantasia, si è ribellata soltanto quando il suo compagno ha perfino smesso di lavorare per sorvegliarla h24 e a quel punto è scappata di casa con pochi effetti personali propri e della piccola per rifugiarsi nel centro antiviolenza Libere tutte di Terni dove, non senza fatiche, ha progressivamente superato le violenze psicologiche cui era sottoposta da tempo. A raccontare la storia di Marianna è Raffaella Mossa, responsabile del centro antiviolenza di Terni, nato nel 2014 come quello di Perugia, gli unici due in Umbria dotati di una residenza che permette di accogliere le donne con figli minorenni in fuga da situazione di pericolo e rischio.

Vittima di violenza scappa con la figlia Ciascuno di questi rifugi dà ogni anno ospitalità a una ventina di donne e altrettanti minori, mentre entrambi forniscono anche consulenza psicologica, assistenza legale e gruppi di aiuto: dal 2014 a oggi, complessivamente, il centro di Perugia ha dato sostegno a circa 1.300 donne e quello di Terni a oltre 650. I numeri sono in crescita anno dopo anno come a Perugia dove, ad esempio, si è passate dalle cento donne assistite nel 2014 alle 358 di oggi: «Può sembrare che la violenza sia in aumento, ma in realtà questi dati sono positivi, perché – spiega Mossa – svelano un sommerso e significa che sempre più donne hanno il coraggio di uscire allo scoperto».

Lui arriva a licenziarsi per sorvegliarla Tra loro anche Marianna vittima di una grave violenza psicologica cui si è ribellata soltanto quando il suo compagno ha perfino smesso di lavorare per sorvegliarla h24. La donna ha dovuto quindi attendere una visita medica del marito, tra i rarissimi momenti in cui veniva lasciata sola con la figlia, per fare la valigia e scappare con la figlioletta: «Ha guidato da sola per raggiungere il centro antiviolenza di Terni ternano – spiega sempre Mossa – dove è rimasta per molti mesi ospite della residenza, con la figlia che oggi è una bimba socievole, che sorride». Sua madre Marianna racconta con fierezza di essere «una donna serena, indipendente, con un lavoro. Nonostante tutto il dolore, ormai superato per sempre». Nei mesi in cui è stata seguita dall’equipe del centro, ha trovato il coraggio di denunciare, ottenendo l’affidamento esclusivo della bambina e l’allontanamento dell’uomo.

Quando scatta l’interruttore Quindi il fenomeno della violenza sulle donne che, raccontano le operatrici, «è  “democratico”: riguarda donne di diversa età, nazionalità, provenienza culturale, geografica e religiosa. Italiane e straniere, casalinghe e super manager». Donne diverse con esperienze molto diverse, più o meno gravi, accomunate tutte dalla stessa voglia di dire basta e di cambiare vita. «Si rivolgono a noi quando scatta un interruttore – racconta Raffaella – ognuno ha il suo: può essere l’aver visto la paura negli occhi dei figli o l’istinto di sopravvivenza che si risveglia, ma anche una frase semplice detta da un’amica che diventa una secchiata d’acqua in faccia».

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